A dir poco affascinante è questo ristorante quasi sospeso sugli scogli con vista Procida e Ischia in lontananza. Di giorno si apprezza la posizione dell’Hotel che domina la collina del faro con vista sulle baie di Bacoli, di sera è suggestivo scendere fino al ristorante che si apre poi improvvisamente con la sua bella terrazza. Quando non si cena all’aperto è a disposizione una saletta di pochi tavoli con la cucina che si affaccia. Un posto veramente bello dove si teme solo che poi la cucina possa deludere le attese. Ed invece anche qui ci sono buone notizie. I titolari, Roberto Laringe e Alfredo Gisonno, hanno puntato su Angelo Carannante chef che avevamo incorciato a Veritas (Napoli) e da Paolo Barrale a Marennà. E’ giovane, ben assistito dal suo braccio destro, Ciro Sannino, e si esibisce su una cucina non priva di ambizioni. I tanti assaggi mostrano padronanza sul versante mare e anche sulla carne, si fanno valere da un punto di vista estetico. La fretta o forse la ridondanza dei troppi ingredienti utilizzati in genere nelle varie ricette mostra alcuni limiti nella precisione delel cotture e una tendenza a marcare i sapori con delle concentrazioni eccessive. Però alla fine la valuzione è positiva e pensiamo che ci siano anche margini di crescita. Sarà un piacere tornare in questo bel locale e verificarli.
Ristorazione&Ospitalità
La Campestre a Castel di Sasso
Alla famiglia Lombardi dobbiamo il recupero e il rilancio del “conciato romano”, un formaggio affinato in anfora con un metodo che pare risalga all’antichità. Ora è Manuel che gestisce e cura la piccola produzione, allevando le pecore che hanno a disposizione un paesaggio incontaminato, e poi seguendone l’affinamento con l’olio, il timo, il peperoncino e il vino sempre di propria produzione. L’azienda produce pure ottimi legumi ed accoglie il visitatore con una cucina semplice autentica e schietta basata sulle tradizioni di famiglia ed eseguita soprattutto dalla moglie Eulalia e dalla madre Liliana. Il tutto è semplice, vero, ed è solo un peccato che arrivare fin quassù non è proprio banale, almeno di sera. Alla domenica è invece un pienone per cui conviene prenotare.
Ci siamo fermati qui su indicazione di Mimmo La Vecchia del vicino Caseficio Il Casolare. Un agriturismo tranquillo e ben organizzato condotto con simpatia da una giovane coppia e tanti altri ragazzi che aiutano il servizio. Infatti a pranzo o a cena i coperti non sono pochi e la cucina sembra aver successo. Non abbiamo provato il menù, ma solo il pernottamento, per altro tranquillo e allietato al mattino dai dolci di casa e dalla ricottina del Casolare.
Un bel locale che curiosamente sorge lungo una strada trafficata tra edifici industriali e commerciali di vario genere. Ma come si è dentro ci rilassiamo in un ambiente decisamente confortevole, curato senza economie, diviso in vari spazi: il bar, la sala principale con la cucina a vista e la veranda lato il piccolo giardino. Cucina che si dichiara subito fusion e che viene ben presentata e gestita da Domenico De Rosa in sala con Marco Del Litto, mentre la cucina è firmata da Francesco Franzese, gran lavoratore con accanto Alex Pochynok entrambi 28enni. Cucina materica, con la sostanza delle buone materie prime impiegate, tutte di prima qualità e costose. Si rischia quindi poco, ma non è del tutto banale: c’è cura per la presentazione, c’è la ricerca di qualche effetto, c’è anche una buona manipolazione di base anche se poi si scelgono spesso le soluzioni più facili, quelle che virano verso le note dolci. Comunque alla fine si esce soddisfatti ed infatti il successo non manca: nonostante l’alto numero dei coperti conviene prenotare con anticipo. Il piatto migliore? gli intriganti gnocchi di patata con liquirizia e provolone del Monaco.
Se ne parla molto e giustamente, la pizza di Francesco Martucci è veramente buona. Arriviamo presto per fortuna, così evitiamo la fila che si crea subito dopo e che si ingrossa di minuto in minuto. Dentro un ambiente un pò spoglio, ma tra qualche mese vedremo Francesco nel suo nuovo locale, dall’altra parte del vialone della Reggia, che si preannuncia grande e scintillante. Avvertenza: c’è un’altra pizzeria, stesso nome e nemmeno tanto distante, dove opera il fratello Sasà.
Aveva iniziato quasi in sordina riutilizzando ambienti ricavati nella vecchia abitazione di famiglia, poi man mano si è consolidato negli anni, non solo allargandosi alla bella terrazza superiore, ma soprattutto facendosi conoscere da una clientela sempre più vasta. Un bel cammino quello compiuto dal bravo Nando Salemme ed ora arrivano qui anche da lontano per godere il bel panorama, ma anche una cucina dai sapori autentici che fa della carne il suo punto di forza. Cotture a puntino nel bel forno e una carta di vini di tutto rispetto.
Magnolia del ViaVeneto Hotel
Quando la Michelin ha annunciato questa stella, la più parte del pubblico (tutta gente del mestiere) non conosceva neppure il ristorante, e pochissimi lo chef. Molti i dubbi che abbiamo in quell’occasione sentito. E invece dobbiamo dire che il posto vale e a noi piace per tanti motivi. In questi spazi per alcuni decenni Bruno Borghesi ha tenuta alta la ristorazione della Capitale e le buone maniere con il suo Sans Souci, tuttura secondo noi esempio mirabile di una ristorazione che ormai non c’è più. Oggi il ristorante è collegato alla struttura principale che si apre su via Veneto, ma conserva un ingresso separato e suggestivo. Dentro gli architetti hanno lavorato bene creando un motivo ad archi e specchi che allunga e rende suggestivo l’ambiente. L’unico difetto l’abbiamo rilevato in una fastidiosa musica (per tipologia e volume) che ci ha purtroppo accompagnato lungo la cena. La cucina a vista lascia vedere una giovane brigata muoversi con destrezza sotto lìocchio attento dello chef. Franco Madama è ancora giovane, ma già di notevole esperienza. L’ultima volta l’avevamo provato all’Inkiostro di Parma, poi è arrivato qui e in pochi mesi per l’appunto ha conquistato la stella. Con lui in cucina Alberto Esterini suo braccio destro e la giovane Kim Novak (si chiama proprio così) agli antipasti, mentre la sala è diretta dalla giovane Claudia Vannozzi con al suo fianco Robert Buga e Aires Da Silva. La cena ha avuto più alti che bassi e quindi alla fine siamo usciti soddisfatti. La cose che ci sono piaciute di più fanno parte della serie “piastrelle” (nome di nostra invenzione), presentate su piatti quadrati con grande attenzione estetica, ma dobbiamo dire erano piatti anche molto buoni, come ad esempio la composizione dei crudi, il “grano”, il risotto. il merluzzo carbonaro. Sulla media ma sempre apprezzabili dei paccheri alla amariciana ai quali mancava la spinta piccante e il controfiletto leggermente coperto e macerato dal troppo jus. Meno ci sono piaciuti il coniglio in crosta troppo morbida (ma il piatto era indubbiamente elegante) e l’insalata di vitello successiva. Buona la chiusura dolce, ma anche qui visto le giuste ambizioni del locale magari vorremmo qualcosa di più elaborato. In conclusione un locale di indubbio prestigio che su Via Veneto comunque mancava e che ci voleva. Speriamo non solo che continui ma che possa anche migliorare.
Achilli enoteca con alta cucina
Massimo Viglietti è chef atipico, non solo riferito a Roma. Sarebbe lo stesso in qualsiasi contesto. Se il padre quando iniziava a parlare non si fermava più (come ricorderanno i clienti del Palma di Alassio), Lui è ben difficile che dica più di due parole di fila. Schivo, ma non umile, poco appariscente fuori dalla cucina, ma non modesto. Ma alla fine quello che importa è il suo stile di cucina e qui dobbiamo solo complimentarci. Sembra in questo aver trovato la giusta collocazione in questa Enoteca famosa ad un passo dal Parlamento ed un ottimo rapporto con il suo titolare, Daniele Tagliaferri, profondo conoscitore di vini e di bollicine in particolare, ma anche attento a scegliere i collaboratori. Sintonia che si traduce in una serie di assaggi gradevoli, con forse meno lampi azzardati (ma che a volte facevano la differenza), ma anche meno cadute rovinose rispetto ai nostri ricordi. Tutto fila liscio, tutto è buono e piacevole con lode speciale all’ottimo pane (e focacce), e applauso alla patata affumicata al tabacco con pinoli e alici.
Gigione spopola come crediamo nessuno in Italia. Ogni giorno la fila fuori si allunga sempre di più, e non c’è concorrenza che tenga con nessuno salvo che con se stesso: prima posizione su tripadvisor per la Macelleria- Hamburgheria di via Trieste (il locale madre) seconda posizione per l’Hamburgheria Braceria di via Roma (quella della quale ci occupiamo ora) e che si è aggiunta nel 2015. Da allora un successo continuo, con l’onda che arriva lontano, grazie ai numeri crescenti, ma anche grazie alla qualità che accompagna questi numeri. Dietro c’è una famiglia, la Cariulo, ben coesa: Luigi (detto Gigione, macellaio e capofamiglia con la moglie Antonietta) e con loro i 3 figli (Gennaro, Raffaele, Alberto) che si sono molto dati da fare con nuove idee e con una strategia ben precisa: prima allungare gli orari della macelleria con una nuova proposta da degustare su posto, poi con la creazione di questo nuovo locale. Una volta che siete dentro (non sarà facilissimo), lasciate fare a loro (prima parte del menù) o potete pure fare voi (componendo secondo i propri gusti ad esempio l’insalata di propria scelta dalla lista degli ingredienti allegata). Di fondo una carne ben frollata, una scelta di ottime materie prime, una passione per i vini e il bere miscelato che completeranno l’esperienza. Il tutto proposto a prezzi davvero competitivi che ovviamente sono ben apprezzati dal circondario. ed ora la clientela viene anche da lontano (e la fila si allunga di settimana in settimana).
Piccolissimo locale moderno, legno acciaio e tante buone etichette. Un minicucinino garantisce pochi piatti semplici senza tante pretese, ma chi viene qui è per un buon bicchiere di vino (venduto a prezzi onestissimi) per fare due chiacchiere rilassate. Buone materie prime (uno dei titolari è del mestiere), ambiente piacevole e servizio accogliente.
