Anche questa Trattoria sull’Albero è stata rinnovata ed ora è accogliente, funzionale con uno spazio ampio per la cucina ed un forno a pizza inserito accanto. L’albero è sempre grande (è il caso di dirlo) protagonista, con la sala che gli gira intorno e il tutto è veramente coinvolgente e suggestivo. Ci ritorneremo per provare la pizza della quale si dice un gran bene e Vi terremo informati.
Ristorazione&Ospitalità
Borgo Santo Pietro Resort & Farm
Mancavamo da due anni, il Borgo era già bello allora, ora lo è ancora di più. Nuove Suites si sono affiancate, e basterebbe vedere il bagno per capire il lusso e la comodità (sembra quasi un salotto con tanto di divano). Ma a noi golosi interessa molto la parte agricola e anche questa si è allargata con altri 80 ettari destinati soprattutto al pascolo delle pecore. Si lavora ora al caseifcio, e già la produzione di formaggi freschi e stagionati ha fatto un balzo in avanti. Insomma questo Borgo è un piccolo (mica tanto piccolo) Paese delle Meraviglie che produce materie prime di grande qualità, che ha orti e campi, allevamenti di animali da pascolo e cortile, api e tante altre buone e belle cose. Un progetto di grande respiro che non è ancora terminato ma che ormai si pone come realtà e punto di riferimento importante (per chi ama il KMZero e non solo).
Meo Modo al Borgo Santo Pietro
Ci piace tutto il Borgo, ma di certo per noi il ristorante ne è il vero cuore. Non era facile, vista la bellezza e qualità del contesto riuscire a mantenere anche in cucina pari livello, ma Andrea Mattei e la sua brigata sono riusciti nella non facile impresa di coniugare ottima cucina con i prodotti a km zero offerti dall’azienda, di dare quel tocco di eleganza che un resort a cinque stelle richiede. A volte secondo noi è forse fin troppo esagerata la ricerca del perfezionismo, della presentazione estetica, e qualche ricetta ci sembra un pò troppo elaborata. Ma l’ambizione della cucina è quella anche di stupire e sicuramente ci riesce. La serie degli stuzzichini iniziali sotto questo punto di vista è particolarmente convincente: buoni, eleganti, leggeri. Tra gli antipasti si impongono le belle mazzancolle su delle meno valide rigaglie, tra i primi non c’è lotta. E’ buono il risotto, ma le mezze maniche con le chiocciole sono tra i migliori piatti con le lumache mai assaggiati. Tra i secondi meglio il black cod di un agnello un pò coperto, e si chiude bene con i vari dessert. Insomma un bel percorso dove si ammira senz’altro il gran lavoro fatto dietro le quinte (ogni piatto ha sale e salsine, elementi croccanti, attenzione ai dettagli cromatici, ecc..). Le materie prime di casa (animali, latte, erbe, orto ecc..) sono diffuse nel menù e quasi sempre presenti, però secondo noi maggiore spazio dovrebbe avere l’orto e maggiore presenza qualche piatto vegetariano anche per chi ama la carne e il pesce. Ma nel complesso siamo di fronte ad un signor ristorante di professionalità sempre più completa che arriva alla cura del tavolo e a quella del servizio.
Da tanti anni il Colombaio rimane il ristorante di riferimento della zona. Merito della signora Mariva che con costanza ha a suo tempo aperto all’ospitalità la bella sala, arredandola con dovizia, e poi ha mantenuto negli anni un indubbia qualità pur alternando gli chef al comando della cucina. Da qualche tempo è qui Marizio Bardotti, coadiuvato da Toyoda in cucina e da Stefania e Silvia in sala. Chef modesto e capace, volenteroso come pochi, offre ben tre menù interessanti e vari agli ospiti con prezzi da 60 a 105 euro corretti per quanto proposto. Insomma la cucina si difende bene, mentre magari è proprio il contorno, un tempo fresco e curato, che ora necessita qualche intervento per mantenere le posizioni acquisite. Venendo agli assaggi, gradevole la parte iniziale con stuzzichini e assaggi di buon gusto e tecnica matura. Senza particolari “squilli”, ma anche senza cadute il resto del pranzo con il piccione in evidenza.
In meno di due mesi Elena Balzano e Gerardo Gargiulo , i titolari del bellissimo hotel Angiolieri, hanno creato un piccolo capolavoro di pizzeria: doppio ingresso, dall’albergo e autonomo, una suggestiva veranda all’aperto, una sala interna allungata moderna dove una brigata di giovani pizzaioli lavora sotto i Vostri occhi con un bellissimo forno maiolicato ad onda. E’ la pizzeria come la vogliamo: pulita, moderna, senza vecchi fronzoli stantii di vernacolo fuori dal tempo, con un servizio competente, una piccola carta di vini e di birre sensate e ovviamente una pizza fatta con i crismi. A contorno il curioso crocchettone e qualche dessert. Citiamo almeno due giovani: alla pizza Mariano Mennella, in sala Pietro Azzarita.
Difficile superarsi quando si è nel mestiere da tantissimi anni, eppure Salvatore Di Gennaro (coadiuvato dalla sua famiglia con in testa la moglie Annamaria) riesce ogni volta a sorprenderci. Questa volta l’ha fatta grossa: ha ampliato il locale spostando il magazzino, così ora può offrire alla sua clientela anche all’interno una sala comoda e funzionale dove proporre i suoi grandi prodotti e gli ottimi sfizi che dietro al banco la cucina prepara. La Tradizione a Seiano è sosta d’obbligo per il gourmet che viene in Costiera, oggi ancora più di prima, bravo Salvatore!
Faby Scarica, la giovanissima chef patronne di questa bella struttura, ci ha sorpreso in positivo. Ha l’allegria e la freschezza della giovane età, ma procede con la misura e una visione d’insieme che indica coscienza e maturità. Investe con giudizio in una struttura che ha un grandissimo potenziale (orto, animali, il parco, le camere, i laboratori di cucine ecc..) ma giustamente fa un passo alla volta. E in cucina sta crescendo lungo il percorso più naturale che il contesto suggerisce: largo utilizzo delle materie prime proprie e del circondario, e ricette sensate che la tradizione ispira, ma che vengono riproposte con piccoli e misurati tocchi d’autore, senza esagerare nei rischi e nelle astrusità improvvisate. Una visione strategica che condividiamo al cento per cento e che si traduce in un pranzo piacevolissimo (anche per la compagnia degli amici Luciano ed Albert) nella fresca ombra del pergolato tra cani che gironzolano tranquilli, famigliole e bambini che vivono una corretta convivialità. Venendo ai piatti sono tante le note positive, da citare il gran lavoro fatto sul pane, l’attenzione ai dessert finali belli e delicati, i primi in evidenza dai talli agli eleganti spaghetti al basilico. Manca ancora quel pizzico di furbizia, quel tocco finale che a volte fa la differenza e trasforma un buon piatto in uno eccellente. Però bisogna considerare la giovane età e quindi ampli sono ancora gli spazi per crescere, e inoltre ci sembra che andar avanti con moderazione e giudizio sia una delel grandi doti di Faby che, se continua così, andrà di sicuro lontano….dove? Per ora sembra Roma la sua prima tappa, al Settembrini, e da romani siamo contenti.
Il Portico ad Appiano Gentile
E’ uno dei pochi casi in cui è difficile per noi essere oggettivi. Conosciamo Paolo Lopriore da quando praticamente cucina, l’abbiamo seguito nel suo girovagare, da Marchesi, da Troigros e così via. Siamo andati perfino alla Bagatelle a Oslo e abbiamo saltato solo il suo passaggio ai Tre Cristi a Milano. Questo per dire che lo conosciamo bene, nelle sue tante evoluzioni tecniche, nel suo pensiero libero, nel suo particolare approccio alla cucina. Al Portico ha rimescolato ancora le carte, ma ci sembra felice, e questo è importante. In fin dei conti è tornato a casa e non solo in senso metaforico: abita nel paese accanto, in sala è la preziosa mamma Rosa Soriano, e a fare la spesa l’aiuta al mattino il babbo Pippo. Il locale è anche intelligente con la cucina al centro, lì dove tutti avrebbero fatto la sala, lascia un piccolo affaccio verso la piazza per un mangiare veloce su sgabelli, e dall’altra parte si accede alla sala attraverso un piccolo dehor che viene utilizzato in stagione. Il nuovo stile di cucina e di servizio è già stato ampiamente descritto. Ci siamo stati a pranzo (dove tra l’altro è ottimo il rapporto prezzo qualità), e siamo stati bene. Paolo in persona, a noi come agli altri tavoli, arriva con i tanti piattini che compongono ogni portata, e il mangiare è goloso, il cliente lasciato libero di comporselo come vuole. E’ troppo basico per uno chef della sua portata? forse, ma crediamo che questa non sarà l’evoluzione finale di Paolo, ma è un passaggio importante dove recupera coscienza, sicurezza e autostima necessaria forse per ripartire un domani con qualcosa di diverso ancora. Ma anche in questa fase riesce a dare un messaggio importante: lo chef deve cucinare non solo per se stesso, ma soprattutto per il pubblico, e una grande cucina può essere anche quella di piccole cose di una volta fatte con attenzione e cura.
Un tranquillo ristorante di quartiere (piazza Vescovio) con una cucina thai con contaminazioni cinesi, visto anche che i titolari per l’appunto vengono dalla Cina, ma ormai ben inseriti qui in Italia. Arrivano tanti assaggi al tavolo, e ricordiamo con piacere i deliziosi involtini croccanti di maiale leggermente piccanti e i satay di pollo.
Diamo atto a Matteo Sormani di aver creato quasi dal nulla un posto attraente e una sosta d’obbligo per il goloso errante. Certo la località, Riale, è un vero paradiso, ed è famosa anche per motivi gastronomici essendo la patria del bettelmatt, tra i formaggi più famosi d’Italia. Ma per il resto in tutta la valle fino a pochi anni fa la cultura gastronomica si fermava ai prodotti e non entrava in cucina. E’ proprio grazie a lui che oggi è tutto cambiato, c’è un gruppo di chef unito e sempre più valido, c’è fermento e voglia di fare. Sono già parecchi i locali interessanti, ma Lui rimane sempre il vero punto di riferimento, l’ultimo quando salite dal fondovalle, lì dove la strada finisce e le montagne ti circondano, ma arrivare fin quassù rimane sempre un vero piacere. Un bell’ambiente, una buona cantina, un pane ottimo, grandi formaggi e salumi, una cucina semplice ma non banale, che ha spunti di arguzia ed eleganza con giusta misura, e un prezzo rimasto piccolo. Bravo Matteo.
