Una saletta con pochissimi tavoli accogliente moderna e con un suo stile che in stagione può contare su un altrettanto riuscito dehor. L’hanno voluta e concepita in due, Marco e Silvia, che accolgono con dolce sorriso la loro clientela. Tutto è piccolo lieve e misurato, come anche la cucina dove sono sempre in due, Solaika e Gabriele, quest’ultimo anche ai dolci. Tutti e 4 fanno circa un secolo d’età e la loro gioventù trova espressione nella grazia e nella finezza di quanto proposto. Una cucina lontana dai forti sapori che i locali del territorio normalmente esprimono (resta come residuo il fondo salato di molte ricette) e che è da incoraggiare proprio per questa originalità. Solaika ha solo 23 anni e già lascia intravedere un bel potenziale, ma ci piacerebbe che potesse aver la possibilità di fare qualche esperienza interessante per poter così aumentare il suo bagaglio tecnico. Ma già oggi se passate per Lecce venite a provare questa cucina leggera e fine che non deluderà chi cerca nei piatti le sfumature e non i cazzotti.
Ristorazione&Ospitalità
Un locale che punta in alto per l’ampiezza degli spazi (che continuano al piano di sotto), per la cucina ben attrezzata, per la qualità dell’arredo e per il notevole american bar. L’ambiente è diviso in varie zone in modo che ognuno possa avere il suo confort, il servizio di Luca Perrone è formale e puntuale, l’occhio del titolare, Davide De Matteis con la moglie Ekaterina, spesso presente ed attento. La cucina è affidata a Marco Silvestro, ancora giovane, volenteroso. Specialità sono i risotti che variano continuamente e che sono ben apprezzati dalla clientela. Il risultato è sufficiente, ma forse non all’altezza delle ambizioni.
Dal di fuori non appare, l’entrata è piccola e si intravede un locale stretto e lungo. Dentro è una scoperta, non solo perchè poi il locale si allarga, ma perchè lungo le pareti c’è un vero tesoro. Centinaia e centinaia di distillati divisi per genere dove un appassionato si può perdere come il librofilo in una biblioteca. Cultura che ovviamente arriva al banco e, altra sorpresa, al bere miscelato è una ragazza giovane e bravissima: Rossella Lanza.
Una bella sorpresa ci attende a Casarano. In questa locanda un pò discosta troverete un ambiente molto vero ed accogliente nella sua semplicità. I fratelli Nicola e Giuseppe vi accompagnano e servono ai tavoli, in cucina è Adriana, appassionata, esperta, ha letto e approfondito le ricette della tradizone, ha selezionato i prodotti locali, non solo cucina ma cerca di educare e coinvolgere i giovani e le famiglie del circondario per un mangiare più consapevole e sano. E quello che arriva sulla tavola, pur essendo solo una piccola introduzione, è notevole. C’è ancora da abbassare la sapidità media (qui nel Salento è tutto un pò troppo salato), ma i sapori ci sono, c’è il gusto e la qualità, ed ogni piatto trasmette un pezzo di questo straordinario territorio.
Una struttura tra le più belle e singolare del territorio. Un gruppo di masserie antico e ben recuperato e riportato se non alla funzione originale (stalle degli animali e fattoria), all’agricoltura e all’ospitalità. Le dimensioni consentono varie attività: il frantoio per l’olio, il caseificio per i formaggi, l’orto e il laboratorio di confezionamento dei sottoli e marmellate, e infine la cucina per l’ospitalità sfruttando una serie di stanze che alla fine coprono oltre duemila metri quadrati e possono accogliere centinaia di avventori. Il tutto in un ambiente molto suggestivo, gradevole per l’ottimo recupero e mantenuto vicino allo spirito del luogo. Dietro c’è una bella famiglia che ha attirato e coinvolto nel progetto altri giovani appassionati.
Gemini è una piccola frazione di Ugento, calma e tranquilla con due piazze vicine e collegate. In quella della Chiesa è subito a fianco questa piccola struttura terra tetto a vari livelli. Sotto nella taverna, la prima colazione con alla parete le sei conche che danno il nome alla casa, e sopra le camere quasi in verticale una sopra all’altra, tutte gradevoli e ben dotate di servizi. Un posto fuori dalla calca anche in estate, ma che buon ben servire come base per girare la punta del Salento.
La Cantina a Spello
Esiste da tanti anni, sempre con successo, spesso occorre prenotare in quanto questo spazio caratteristico al centro di Spello è tra i più ricercati. Oltre all’ambiente, piace l’accoglienza cortese e professionale, e la cucina incerniata sulla bella griglia che si intravede. Una buona scleta di vini, salumi e formaggi completa l’offerta. Anche noi abbiamo seguito il consiglio e ci arriva al tavolo una buona tagliata (con troppo sale grosso aggiunto) con qualche contorno. La cosa migliore? i raperonzoli di campagna, la peggiore? delle patate al forno non finite di cottura.
Azzurra
Dai primi anni novanta e per almeno venti anni l’Azzurra ha segnato la ristorazione della riviera, e anche se oggi i tempi non sono più quelli di una volta (meno russi, meno arricchiti smaniosi di mostrarsi e crollo delle dicoteche) continua comunque a restare uno dei luoghi di riferimento. Meriti non tanto dei vari cuochi che si sono alternati e dei quali pochi si ricordano il nome, quanto del suo titolare, Maurizio Signorini, un vero professionista capace ogni anno di rivoluzionare la sala, inventarsi qualcosa di nuovo, tenere alta l’attenzione del suo pubblico con qualche effetto speciale. Lo conosciamo bene e di tanto in tanto è un piacere scambiarci due chiacchiere e vedere come bisogna combattere e reagire alla crisi.
E’ bella e rilassante l’atmosfera che si respira in questa antica struttura ora aperta all’ospitalità. Quasi come in una bella casa privata, con un’accoglienza focalizzata e ben equilibrata verso il lato giovane che ha a disposizione un fornito american bar e la possibilità di una cucina più semplice comunque ben servita, e a fianco qualche tavolo più elegante ma senza strafare. Riceve con classe e voglia di fare la giovane titolare e in cucina ritroviamo Imma Pantaleo, tanti anni alla Bolina di Tricase dove si era fatta conoscere, e bene, dalla critica gastrnomica. La mano è sempre colta, leggera. I piatti trasmettono qualcosa anche quando non sono pienamente equilibrati, ma portano con loro comunque un’idea, un ricordo, un messaggio. Questa volta ad esempio la “paparotta” rivisitata non ci ha convinto, ma è il recupero di una vecchia ricetta, meglio invece i due primi soprattutto con i delicati gnocchetti di patate. In conclusione positivo il giudizio complessivo: è un posto che merita.
