Proprio accanto all’arrivo della funivia sopra Bolzano da oltre un secolo è questo Parkhotel Holzner, bellissimo nel suo stile art nouveau ben conservato con ampie sale e ampi spazi. Proprio sul lato verso la funivia da qualche tempo è attivo il ristorante gourmet, 1908, affidato al giovane Stephan Zippl che si è ben distinto anche a Emergente Chef. Era tempo che volevamo passare e finalmente ci riusciamo in una giornata bella ma calda. La sala a disposizione gode di un lungo affaccio, è luminosa, e ha al suo supporto una cucina dedicata dove Stephan lavora con l’ausilio di Marco Varrese e Miriam la giovane pasticcera. In sala è veloce e attiva Anna Maria Trentini. Ci siamo goduti una cucina contemporanea, ben eseguita, che ben alterna soluzioni complesse come i due antipasti a piatti più materici che valorizzano pienamente l’ottima materia prima locale. Un percorso di buon stile e continuità tiene viva l’attenzione fino ai dessert finali. In sintesi un ristorante valido, da consigliare sia per la cornica che per quanto viene proposto.
Ristorazione&Ospitalità
Gus come gusto ovviamente e qui non mancano i prodotti per esercitarlo. Spicca entrando nel locale la selezione di tanti prodotti che fanno la gioia del popolo goloso e che riempiono in modo ordinato le scaffalature: specialità, confetture, confezioni speciali, formaggi, salumi ecc.. per finire naturalmente anche con una buona selezione di vini. Colpisce la ricerca e la passione che c’è dietro e molti dei meriti si devono all’estro del titolare, Samuele CIccioli, per altro ancora molto giovane, ma promettente e brillante imprenditore. Si fa anche cucina, in modo giudizioso: pochi piatti per lasciare forse lo spazio a un tagliere di specialità. E anche sui (pochi) piatti si apprezza il tenttativo di uscire dalla banalità, però gradiremmo una maggior aderenza con la stagione: i piatti assaggiati sembravano autunnali e c’erano all’aperto più di 30°.
La vista dal terrazzo di Assisi, della Rocca e dell’Hotel è di quelle da ricordare, come per altro l’albergo che tra giardino e spa, confort e servizio è tra i migliori boutique hotel dell’Italia centrale. Il ristorante ha avuto un percorso non facile, prima un pò sacrificato nella streutttura dell’Albergo, poi decentrato nella dimora successivamente acquisita che appunto gode di una bella vista. E’ cambiato lo chef, ed infine è arrivato Emanuele Mazzella. Il suo è un curioso percorso: nasce ad Ischia da famiglia che ha la cucina nel DNA (è cugino di Nino Di Costanzo), ma la sua vera formazione l’ha avuto da Norbert Niederkofer con il quale è stato molti anni, infine la stella l’ha presa all’Hotel Seneca, altro gioiello dell’ospitalità umbra. La sua bravura è fuori discussione, e infatti il menù che ci ha dato lo conferma con un percorso misurato preciso, senza troppi rischi, ma senza cadute (buoni gli atuzzichini, le cozze, il piccione e i dessert, manca un pò di sprint all’orto e alle linguine), che si fa apprezzare nel complesso. Qualcosa da migliorare comunque c’è, dal nome francamente fuori luogo, a a qualche dettaglio dell’ambiente e del servizio. Ma almeno in cucina c’è gente che vale e non è poco.
Gus come gusto ovviamente e qui non mancano i prodotti per esercitarlo. Spicca entrando nel locale la selezione di tanti prodotti che fanno la gioia del popolo goloso e che riempiono in modo ordinato le scaffalature: specialità, confetture, confezioni speciali, formaggi, salumi ecc.. per finire naturalmente anche con una buona selezione di vini. Colpisce la ricerca e la passione che c’è dietro e molti dei meriti si devono all’estro del titolare, Samuele CIccioli, per altro ancora molto giovane, ma promettente e brillante imprenditore. Si fa anche cucina, in modo giudizioso: pochi piatti per lasciare forse lo spazio a un tagliere di specialità. E anche sui (pochi) piatti si apprezza il tenttativo di uscire dalla banalità, però gradiremmo una maggior aderenza con la stagione: i piatti assaggiati sembravano autunnali e c’erano all’aperto più di 30°.
La “copertina” del post è dedicata alla piscina, perchè sicuramente colpisce per la sua progettualità e impatto scenico. Però anche quello che i piani inferiori offrono è sicuramente degno di nota: un albergo nuovo e confortevole, una vista stupenda, un arredo curato con soluzioni originali e tanti gusto, una terrazza adibita a ristorante veramente piacevole ed infine la non piccola comodità di essere accanto alla funivia che viene su da Bolzano. (una partenza ogni 5 minuti). Venendo al settore a noi più vicino, registriamo con piacere la larga presenza di giovani: dal titolare, Andreas, che accoglie e dirige al sala con forte motivazione, al resto della brigata di sala e di cucina. Lo chef è il giovanissimo Thomas, già conosciuto al Bad Shorgau, e l’affiatamento si vede: la terrazza era al completo, ma il servizio è stato puntuale e veloce. Il ristorante, come l’albergo, ha pochi mesi di vita, il menù ci è sembrato giudizioso, con poche proposte, tutte molto materiche. Si punta sulla sostanza con poche concessioni a mode e a virtuosismi (che a volte si dimostrano poi inutili e controproducenti). Qualche palato fine potrebbe storcere il naso, ma la clientela abituale sembra rispondere con soddisfazione a questa proposta rassicurante e poco avventurosa.
Un bel posto Zuner Hof, non facilissimo da raggiungere, ma alla fine il panorama, la valle dell’Isarco in basso e la chiesetta di Sant’Andrea ripagano la visita. Il locale è semplice, autentico, rimasto tale con la signora Zilli in cucina e la giovane figlia a servire ai tavoli, Caratteristico dentro, ruspante fuori per chi vuole un’alternativa che profuma di sapore locale al perfezionismo a volte un pò turistico delle altre più note località.
Alessandro Narducci ha lasciato un grande vuoto con la sua improvvisa e drammatica scomparsa, e ci sono voluti dei mesi per ritrovare il giusto equilibrio. Ed ora è arrivato Daniele Lippi, pensiamo sia una scelta opportuna perchè proviene dalla stessa matrice (Angelo Troiani), perchè è bravo e giovane. Ci ricordiamo il bell’effetto che fece alla Selezione Italiana del Boscuse d’Or ed allora era anche molto più giovane. Si presenta con un ottimo menù dove ritroviamo un suo cavallo di battaglia, l’ottimo topinambur che ricorda il carciofo alla giudia e una serie di piatti convincenti dalla triglia all’anguilla che finiscono anche con dei dessert originali e degni di nota. Unico neo dei ravioli che come spesso accade nei piatti “maremonti” finiscono per essere confusi e deludenti. Altra piacevole conferma è la sala guidata dall’esperto Benito Cascone, tra i migliori direttori di sala di Roma e non solo, e da una serie di giovani in gamba: Andrea La Caita l’attivissimo responsabile della ristorazione ha messo su una bella squadra davvero.
Non tornavamo da tanto tempo, succede sempre così quando le cose migliori le hai sotto il naso (casa), le dai per scontate! L’occasione è stata un veloce light late lunch, quasi una merenda, quando in due abbiamo chiesto ad Enrico Pierri di proporci qualcosa di piccolo e di sfizioso. Abbiamo chiesto anche un solo calice di bollicine (la lista nella carta dei vini è sterminata e molto complessa, frutto dell’incessante ricerca di Elena Lenzini, patronne storica del locale insieme a Pierri). Ci hanno servito con grande eleganza su impeccabili tovaglie di lino, posate d’argento e ceramiche di Ravello, della magnifica mozzarella di bufala campana dop, un’insalata di differenti tipi di pomodori, un battuto di scampi, una sauté di vongole al fumo, dolcini, coccole e un’anteprima golosa: il panettone alle albicocche del Vesuvio, realizzato nel nuovo laboratorio della famiglia che possiede il brand “Gentile” il noto pastificio di Gragnano che ha una partnership con il san Lorenzo. Unica pecca? La prossima volta varrebbe la pena di ricordare ai commensali che il vino non viene servito a calice e dunque ci siamo ritrovati a pagare l’intera bottiglia, senza peraltro averla scelta!
Origini olandesi e amore (ed esperienza di vita) per la Sicilia, Eugenio Boer è un bel cocktail di passioni. Da lui di sicuro non ci si annoia e questo secondo noi è già un bel motivo per andarci. Ci ha sempre convinto, ma usciamo sempre con la sensazione che potrebbe fare di più, proprio perchè lo stimiamo come modo di fare e ragionare. Ma partiamo dal locale, non ci eravamo ancora andati, o meglio sì, ma tanti anni fa quando si chiamava Yar e ha rappresentato uno dei primi locali etnici di livello, per giunta su una cucina da noi non proprio così popolare come la russa. Completamente ripensato ed alleggerito si presenta con pochi tavoli distanziati. Un servizio giovane ci suggerisce vini particolari e ecco i piatti. Una bella sequenza dove emergono le capacità tecniche dello chef (pensiamo ai raffinati stuzzichini iniziali) e dove seguono parecchi alti e qualche tono minore. Gli alti (il benvenuto, l’ottimo sgombro che purtroppo non è in foto, il fiore di sambuco e la crema di cipollotto guarnita) ci sembrano appartenere più al versante nordico, mentre meno convincenti ci sono sembrate le aperture verso il Mediterraneo. Ma, come dicevamo all’inizio, si esce con la voglia di ritornare.
E’ bello il centro di Ficulle dove, grazie ad una segnalazione dell’amico Leonardo, scopriamo questo bel localino, molto caratteristico con un piacevole terrazzino estivo che si affaccia sulle mura del sottofosso con vista sulla vallata e sui vicini colli. Piatti tradizionali e pizza. Proviamo quest’ultima fatta benee e ben lievitata, purtroppo poi scopriamo anche che il pizzaiolo sta per trasferirisi. Però il locale ci piace, speriamo che continui a fare una buona pizza, oltre alla cucina del territorio.























