Guido Folonari è imprenditore di successo e di trascinante conversazione. Non ci siamo di certo annoiati ieri a pranzo, sia per i piatti di Agata che per i vini. Imbarazzo della scelta, dopo l’inizio notevole con i due brut reserve di Charles Heidsieck, importato da Philarmonica, due ottimi champagne davvero, e pensare che sono solo due basi! Poi tre grandi territori del rosso, Barolo, Brunello, Bolgheri, tre B classiche. Amiamo gli autoctoni ma questa volta diamo la palma al Millepassi di Donna Olimpia, la tenuta di Folonari a Bolgheri.
Ristorazione&Ospitalità
Una piccola carrellata di posti gourmand un pò di tutti i generi dove si spendono mediamente 40 euro per due piatti vini a parte. Due parole in più su Pearl&Ash che ci ha incuriosito, alla guida è Richard Kuo, cinese di Taiwan nato in Australia e qui residente. Cucina quindi naturalmente fusion che spazia liberamente in tutto il mondo (capesante al berberè, gamberi giapponesi con ravanelli al polline delle api, sandwich di gelato al fernet branca ecc..). Tanta confusione ma anche qualche lampo azzeccato: i petali di salmone affinato in casa al tè con alghe e crumble di formaggio di capra. E poi tanto in giro, nel delizioso Alimentari e Vini, nella spettacolare pizzeria Ribalta, rilanciata dal simpatico Pasquale Cozzolino, che dedica uno dei suoi 3 forni esclusivamente alla pizza gluten free. Per finire all’incredibile NashaRasha russian restaurant della W 19th street
Una bella giornata e decidiamo con Lorenza di andare a Williamsburg, Brooklyn, per goderci il mercatino, una specie di Porta Portese, che in effetti è vario e divertente. Lì intorno tra l’altro stanno aprendo una serie di locali interessanti e molto belli che vi presentiamo.
Sirio Maccioni è sempre un mito qui a New York, e non solo. Da un anno ha aggiunto un’altro locale alla sua collezione, e questo è particolarmente impegnativo. Siamo al Pierre Hotel, bandiera del Taj a New York, un albergo di grande prestigio e il ristorante ha sicuramente notevoli ambizioni. In effetti la sala è elegante e raffinata, la clientela consequenziale. Ritroviamo in cucina una vecchia conoscenza, Filippo Gozzoli, un tempo al Park Hyatt di Milano. La serata scorre nell’opulenza, ma sia la sala che la cucina ci sembrano ancora in fase di messa a punto. Prima del Sirio eravamo passati in un locale famoso e storico per un aperitivo, il Felidia, il locale che ha dato il via alla storia e alla fama della famiglia Bastianich. Purtroppo Lidia non era presente, in compenso un saluto a due valenti professionisti come Giuseppe Rosati e Fortunato Nicotera.
Serata al Bar Italia a New York
Enrico Proietti è un personaggio molto conosciuto a New York, ha vari ristoranti, tra i quali questo frequentatissimo Bar Italia situato in un quartiere elegante e frequentato quindi da un’ottima clientela. Lo chef è trentino ed è quindi naturale che la comunità trantina si ritrova qui per brindare con i produttori.
Pisaniello, Nusco e New York
In alcuni ristoranti di New York vengono portati i vini delle aziende trentine in visita. A Pizzarte ritroviamo una vecchia conoscenza, Antonio Pisaniello, che di certo non è stato con le mano in mano negli ultimi tempi. A Nusco sta per aprire la sua scuola di cucina dove porterà il suo ristorante gourmet, La Locanda di Bu e porterà gli americani desiderosi di apprendere i segreti dell’Irpinia. Americani che ormai conosce bene visto che da qualche mese fa consulenza in questo bel locale sulla 55 W poco distante dalla fifth ave, ha preso anche il visto e nel giro di un anno conta di aprire un altro ristorante poco distante da New york. Insomma bisogna saper reagire alla crisi e Antonio Pisaniello sembra aver trovato la stra. Qui fa 200 coperti al giorno, quanti a Nusco in una settimana di buon lavoro. E dopo Pizzarte ecco Baraonda, un bel locale, elegante e frequentatissimo. Qui a New York la crisi non sanno nemmeno cosa sia.
Sono 10 anni che ha aperto questo bel ristorante proprio sulla spiaggia della pineta cara a D’Annunzio. La sala è ridondante e barocca, in stagione si utilizza la bella terrazza fronte mare. Si è sempre mangiato bene, dietro da anni ci sono i consigli di uno chef del valore di Heinz Beck, e in cucina si sono alternati i suoi validi collaboratori. Da poco è qui Davide Pezzuto, giovane di 32 anni origine salentina e ben acclimatato in questa città. Anche in sala c’è stato un cambiamento: non era semplice sostituire un maitre esperto come Andrea Zana, eppure il giovane Andrea La Caita ce le mette tutta e non ne fa rimpiangere l’esperienza. Nella buona serie di piatti abbiamo trovato piacevole il tonno in finto polpettone, una variante originale alla solita tartare, meno convincenti invece i ravioli alle erbe spontanee e tartufo.
Curiosa la location, siamo su un’isola del grande fiume, un’ isola artificiale, in quanto prima grande penisola e poi è stato scavato l’ulteriore canale che ha separato questo lembo di terra dalla sponda. Anche il posto è grande, ci sono varie sale che si aprono una dopo l’altra, ma fuori dalle feste e dai banchetti si vive un’esperienza tranquilla e serena in una delle piccole salette. Cucina di territorio, popolare, ma curata nella ricerca degli ingredienti, gestita da tempo dalla stessa famiglia, i Cattivelli. Li abbiamo messi in copertina perchè i Cattivelli sono in realtà bravissime persone. Luca in sala racconta con passione l’enciclopedica ricchezza del circondario (è anche Presidente della Strada dei Sapori), mentre la cucina, tutta al femminile, ne coniuga il ricettario. Tutto secondo quanto ti aspetteresti da una buona trattoria di campagna (e che invece è poi raro trovare): c’è solidità, ricerca e coerenza, un pò di approssimazione (ma siamo pur sempre in una trattoria), un filo di leggerezza che invece non ti aspetti (e che è lodevole).
Classico, elegante, uno di quei ristoranti che fa bene a una città perchè il titolare, Claudio Mazzoni, è un vero professionista e accoglie la clientela nel modo che tutti dovrebbero fare: ogni cliente è importante e dev’essere trattato come un re. Intorno ai tavoli si ammira una collezione di oggetti e arredi da far invidia ad un museo di arte moderna e la cantina può soddisfare anche il palato fine. Venendo alla tavola la scelta è precisa: solo ingredienti di prima qualità e la moglie Alessandra in cucina cerca giudiziosamente di intervenire il meno posssibile. E in effetti piatti come la selezione di affettati misti e l’insalata tiepida di mare sono buonissimi. Claudio è anche un amico, lo conosciamo dai tempi del 5° chilometro (il suo precedente ristorante sopra la città) e ci farebbe piacere che questa scelta minimalista venisse però accompagnata da una maggiore precisione delle cotture (nei secondi) e soprattutto da una maggiore cura della presentazione dei piatti che la vorremmo possibilmente in linea con l’estetica , stupenda, dell’ambiente.
