La struttura che la famiglia Bianconi ha creato e ora ben avviato a Norcia è veramente notevole e merita ogni elogio. Anche il ristorante è sempre stato bello e funzionale, ma non ci aveva nel passato pienamente convinto. Ora è arrivato Emanuele Mazzella, giovane con lunga esperienza da Norbert Niederkofer, ma in realtà ischitano e parente di Nino Di Costanzo. Uno chef potenzialmente completo che in effetti si dimostra già in questi primi mesi di attività capace e dotato. Dalle Alpi agli Appennini, non sarà un caso ma ci convince a pieno con i due piatti di carne, inoltre dimostra attenzione a tanti dettagli (pani, grissini, frivolezze) e anche i dessert sono sopra le righe. Da affinare e rendere più interessante la fase iniziale e i primi. Però il livello si è alzato ed è più in linea con le giuste ambizioni del Relais&Chateaux che si confermano anche nell’ottima prima colazione del mattino. Il piatto migliore ci è sembrato l’agnello, il peggiore la trota con i gamberi.
Ristorazione&Ospitalità
Al secondo o terzo posto, secondo le varie guide dei ristoranti svedesi, troviamo questo ristorante di due ancora giovani amici, che si sono conosciuti a scuola e poi hanno aperto quest’attività con l’intento ogni giorno di creare un menù logico, con ingredienti di soli piccoli produttori del mercato e del circondario, o comunque svedesi, e combinarli in modo da esaltarne le caratteristiche. Ed in effetti la lunga sequenza proposta, alla quale si può abbinare un’altrettanto lunga sequenza di vini in abbinamento, è interessante e stimolante specie per un palato mediterraneo meno avvezzo a questi nordici sapori. Una serie di ricette portano successivamente alla ribalta gli ingredienti selezionati con cura di mare di terra e di bosco. L’impressione finale è che molte di queste ricette siano valide a livello di piccolo assaggio e concepite quindi per un menù degustazione come quello che viene obbligatoriamente proposto a tutti i commensali, ma sarebbero molto meno adatte come pietanza regolare. E questo è comunque il limite della formula proposta. Le cose migliori? Il buon pane e burro, l’insolita tartelletta di renna tra i tanti appetizers, gli asparagi con maccarello tra i piatti più completi, il dessert con latte siero e formaggio tra i dolci finali. (oltre i 100 euro, il doppio con i vini che in Svezia non sono mai a buon mercato).
Ci sono rimasti fuori dalla nostra visita a Stoccolma tre post che andiamo a pubblicare tra oggi e domani. Qui siamo in uno dei migliori ristoranti di Svezia e ovviamente di Stoccolma. Si distingue per la cura dell’accoglienza e del servizio, e non a caso Soren e Michaela sono stati entrambi premiati come miglior sommelier e maitre di sala, e per la cucina sovraintesa da Danyel Couet con l’aiuto diretto di Bjorn Olsson. Una cucina che è partita da piatti internazionali e che anno dopo anno, specie negli ultimi tempi, sta sempre più riscoprendo i prodotti nordici. Si mangia bene, con un crescendo di sapori giusti inclusa la lunga serie di dessert finali.
Cambio di Chef al Settembrini
Cambio di chef al Settembrini il noto wine restaurant vicino a piazza Mazzini. Luigi Nastri è volato a Parigi a quella Gazette che ha reso famoso Petter Nilsson (oggi tornato in Svezia allo Spritmuseum di Stoccolma). Gli succede il giovane Federico Delmonte, un cuoco giovane elegante sorridente e preparato. Viene dalle Marche ed è stato portato a Roma dall’amore e speriamo che Roma lo accolga nel modo migliore. Al Settembrini troverà un ambiente stimolante, frequentato da molti appassionati, con una clientela preparata ed esigente che pensiamo ben valuterà questo chef che per i nostri ricordi merita. Ad assistere al passaggio di consegne anche Silvio Giavedoni, amico di Federico, chef del Quadri di Venezia. Una cena di buon livello con un piatto su tutti: le carote con prezzemolo.
Si è spostato all’interno del quadrilatero della moda il più famoso Salumaio d’Italia e si propone sia come bottega che come ristorante occupando una serie di ambienti uno più bello e prestigioso dell’altro. Un ristorante veramente di bella accoglienza, come tutto quello che gli ruota intorno e anche i prezzi ovviamente non sono lievi, ma la location è veramente notevole.
I Salvo a San Giorgio a Cremano
Ben venga un pò di antagonismo, se poi i risultati sono questi. C’è aria di competizione tra i “big” della pizza in Campania, ma chi vince è il cliente che può ormai scegliere tra una serie di locali che fino a pochi anni fa si potevano solo sognare. I due fratelli Salvo, il terzo è a Napoli e anche lui non scherza, hanno messoin piedi un locale da prendere come esempio: ampio e luminoso, due forni a legna ambedue a vista, come anche la postazione del fritto, toilette pulite, scelta tra sala e veranda, e soprattutto una scelta del bere di assoluto pregio e competività. C’è l’enomatic per i vini a calice con una selezione di assoluto rispetto, e ancora una bella carta di etichette, birre artigianali italiane ed estere. Insomma fanno sul serio e ovviamente fanno bene anche la pizza: quella che ci ha sorpreso è un’insolita con cipollotto e caciocavallo, preceduta da una crocchetta di patate che da sola merita la visita.
E’ un pò duro salire fin quassù, a Valva, un piccolo paesino che si allunga verso l’Irpinia ma che vede in lontananza la piana del Sele. Qui è nato ed è ritornato Christian, ancora giovane e già con la responsabilità di un proprio locale, responsabilità condivisa con il fratello in sala. Sono ambedue capaci e bravi e in particolare Christian lo troviamo ancora più pronto e maturo. Il pane e gli antipasti sono già buoni, i due primi notevoli e si chiude solo un pò in discesa con dei dolci più ordinari. Una cucina attenta ai prodotti, che lascia il segno senza dare l’impressione di cercarlo, ed è questo un altro merito. Il piatto migliore? sicuramente i tortelli, e il meno buono, dessert a parte, una guancia ottima che non meritava tanta salsa all’aglianico.
Da Luigi è uno dei più datati ristoranti italiani in città. Oggi Luigi non c’è più e da anni sono arrivati nuovi soci che ci lavorano dentro e fa piacere vedere come praticamente tutto il personale sia italiano, anche il pizzaiolo. Siamo qui ad aspettare Leonardo e Piera venuti con il furgone delle attrezzature direttamente da Alma e Diego e Giorgia arrivati in aereo. Ci si ritrova tutti per mettere a fuoco le ultime esigenze e necessità, e si assaggiano i buoni piatti che lo chef ha fatto per noi. Buona anche la pizza che abbiamo voluto provare.
Piovono meatballs a Stoccolma
In Svezia sono un’istituzione, più degli hamburgher e non capiamo perchè non avvenga lo stesso da noi che potremmo produrre più varietà e soprattutto più abbinamenti convincenti. Stiamo parlando delle polpette che andiamo ad assaggiare in questo bel locale dove l’Italia è ben conosciuta attraverso degli ottimi prodotti. Ne assaggiamo 4 tipi che vengono comunque accompagnati dalla stessa salsa e contorno (un purè di patate). Le migliori? quelle all’agnello.
C’eravamo stati all’apertura e ci torniamo dopo circa due anni con piacere perchè il ristorante è molto bello, un’interessante struttura moderna che non stanca e affascina con le sue linee architettoniche e che cela al piano di sotto una bellissima cantina. Non è solo bella ma anche piena di belle etichette, in particolare bollicine con una selezione da brividi a conferma che a Parma champagne & co vanno alla grande. Lo chef è cresciuto e ci presenta piatti di bella concezione moderni e curati nella presentazione a conferma che la stella michelin ha ragion d’essere, anche se poi se ne parla un pò poco. Forse perchè la linea di cucina vuole essere, per scelta, lontana dal territorio, forse perchè i prezzi sono indubbiamente elevati (ogni portata sui 25 euro in media) anche se in linea con la classe del contesto. Bene soprattutto i primi antipasti e il dessert finale, un leggero calo con il fritto e gli gnocchi, ma nel complesso un locale che merita.
