L’albergo offre sosta e ristoro da decenni, un tempo semplice bar e trattoria dove la gente del paese veniva a vedere la prima televisione dei paraggi e a giocare a carte, poi sempre più ristorante finchè è arrivato Roberto Rossi, giovane e intraprendente chef del luogo, che man mano negli ultimi anni ha reso ancora più elegante e mirata la proposta culinaria. Se l’esterno ha mantenuto la povertà di un tempo, dentro l’ambiente è piacevole con il suo fascino un pò retrò, il servizio ossequioso e gli spazi generosamente ampli. C’è grande attenzione all’olio d’oliva, prodotto anche in proprio, e ad offrire un menù che ripercorre il territorio con aderenza, senza voli d’aquila, molto attento a venire incontro al gusto della clientela con sapori collaudati. Si rischia poco e si sbaglia pure poco: qualche punta di sale di troppo, qualche condimento in eccesso, ma la sostanza c’è.
Ristorazione&Ospitalità
L’arrivo in Villa la sera è spettacolo che toglie quasi il fiato. Le aspettative sono quindi tante, ma per ora contenute da una cucina ancora in fase di assestamento. Ora qui è arrivato Paolo Teverini, chef di grande esperienza e chiara fama, che di sicuro apporterà miglioramenti e cambiamenti sia in cucina che al ricevimento. Da tenere quindi d’occhio nella sua auspicabile evoluzione.
Una giovane coppia cerca di portare un vento fresco sotto le belle logge del Vasari con una cucina che cerca la qualità e si presenta con giusta misura. Lo chef Francesco ha alle spalle un buon curriculum di solide esperienze con chef del calibro di Sergio Mei e Vito Mollica. Da qualche mese sono in questo localino, piacevole e ben arredato con la cucina completamente a vista e una saletta sopra. La cucina spazia cercando di accontentare un pò tutti i generi. E’ volenterosa, loro sono gentili e simpatici, si mangia già benino, ma forse potrebbero mettere un pò più di personalità e coraggio. Certo la clientela di Arezzo non aiuta: sforna grandi sommelier, ma è più avara con la cucina, e di stimoli giusti qui ne arrivano pochi.
Qui c’è attenzione alla solidarietà, dal recupero dei giovani in carcere all’aiuto agli slums di Nairobi, ma c’è anche tanto altro che vale da un punto di vista gastronomico. Il locale è essenziale nell’arredo (fatto per l’appunto dai carcerati), indicativo nel servizio (con larga presenza di vini biologici e particolari selezionati dalla brava Iris), intrigante per il livello di cucina. I 5 assaggi a 35 euro è la migliore scelta che si possa fare in città per rapporto prezzo qualità, come anche il menù completo a sorpresa di 60 euro che offre una serie di portate che non sfigurerebbero in ristoranti noti e titolati. In cucina il più vecchio è lui, Marco Ambrosino, 30 anni di Ischia (al Melograno, quando c’era anche Iris), breve esperienza al Noma, e poi a Milano al Buongusto (ora chiuso) prima di arrivare qui da qualche mese. Ha estro ed intelligenza, creatività con già il senso della misura, e tanta voglia di fare, pur nell’ambito di una cucina piccola, e di un prezzo che non consente certi ingredienti e voli di fantasia. Le immagini la dicono lunga sulla qualità di quello che abbiamo assaggiato, dal pane alla pasticceria finale, e il palato ci conferma le aspettative. La serie degli assaggi iniziali è notevole (solo il panino a vapore un pò gommoso), le due entrèes vegetariane (fragoline fermentate e rapa arrostita) fulminanti e si prosegue bene fino alla fine, con piccole cadute nel fegato con scampo e nell’ alalunga con genovese più per squilibrio delle proporzioni che per difetto dell’idea. C’è una bella atmosfera anche per il rapporto quasi familiare che si è creato tra i titolari e i dipendenti (Iris e Marco), che è un bel presupposto per la continuazione di questa avventura.
La zona è frequentatissima e densa di locali. Il Taglio ci piace per vari motivi, l’arredo particolare, la bella selezione di materie prime, l’argume di certi dettagli dove si vede lo zampino di Gianluca Biscalchin, uno dei soci, noto per la verve e per la brillantezza dei suoi disegni. C’è un buon hamburgher e curiosamente anche il coniglio, abbiamo ripiegato sulle uova, proposte in più versioni.
E’ forse la migliore struttura della Valle Argentina, con alcune camere e uno spazio esterno ed interno caratteristico e funzionale. Una bella ruota del vecchio mulino accoglie il visitatore, l’acqua deriva dalla confluenza dei due torrenti Argentina e Oxentina, le macine sono accanto. In cucina è il bravo e modesto Giancarlo Borgo, che ripropone la tradizione con qualche divagazione misurata. Nel complesso una sosta meritevole, da segnalare le varie interpretazioni del carciofo di perinaldo in stagione, meno convincenti gli gnocchi un pò pesanti.
E questa è la seconda cena a 4 mani, Lorenzo e Lorenzo, con una bella sequenza di piatti, senza passi falsi, con ricette centrate. Da apprezzare anche la perfetta organizzazione di sala con un servizio di rara efficienza. Ricordiamo che Lorenzo Lunghi, dopo essere stato con Fulvio Pierangelini prima, con Fulvietto poi, ora è a Parigi al Saturne, mentre Lorenzo Stefanini ha avuto esperienze importanti con la Peca e al Devero, e ora sta inserendo con misura nuovi spunti e idee nella proposta più tradizionale del ristorante di famiglia.
Villa La Principessa a Lucca
La Villa non solo è bella, ma ha anche un’importanza storica. Sembra sia stata la prima villa (risale al 1300) costruita fuori città, seguita poi da tante altre. Abitazione di Castruccio Castracani, che sembra abbia poi ispirato il Machiavelli per la figura del Principe, nei secoli ha passato varie vicissitudini per poi divenire residenza aperta all’ospitalità. Bella la Villa con il suo arredo, ma bellissimo anche il parco intorno dove spiccano le due siepi di bambù.
Lucca sta dando vita ad una ristorazione sempre più interessante. A parte il Tomei dell’Imbuto, ormai “il” classico della new age lucchese, ci sono due giovani in gamba: Damiano Donati al Punto e Lorenzo Stefanini al Giglio. In occasione dell’Anteprima dei Vini della Costa Toscana, sono state organizzate intelligentemente due cene a 4 mani, collegando i due giovani chef ad altre due promesse: Oliver Piras e Lorenzo Lunghi. Qui vedete la prima “coppia”: Oliver Piras con Damiano Donati, divertimento assicurato.
