Vedi Villa Cimbrone e poi? Il portone d’ingresso ti fa percepire che you are entering in a different world, il parco che man mano si assottiglia fino a terminare nella terrazza sulla punta è la sorpresa che ti toglie il fiato, come il panorama che man mano ti avvolge sempre di più. Alle spalle la Villa, bella, importante ed articolata cela anche un bellissimo piccolo chiostro che fa quasi da anticamera al ristorante. Due scelte: la terrazza più informale e il Flauto di Pan ristorante gourmet che occupa una deliziosa saletta movimentata da due angoli con vetrate. Qui è arrivato da qualche tempo Crescenzo Scotti, ischitano, cresciuto con Nino Di Costanzo, affinatosi dagli Alajmo e maturato al Cappero nell’Eolie. Una cucina professionale e solida, che non rischia gli azzardi e si mantiene su un livello apprezzabile, a farti sognare d’altronde c’è già la cornice del contesto, e avere una tavola accompagna il sogno senza deluderti, è già un bel successo. Piatti di buona materia prima, sostanza e gusto, il migliore? secondo noi il maialino. La cosa meno convincente? la pasticceria, che ci è sembrata di classe inferiore al resto (come anche il pane).
Redazione Witaly
Alfio Visalli è sicuramente un personaggio singolare. Cuoco di lungo corso, (ma chissà come non l’avevamo mai incontrato prima), non ha un ristorante ma non per questo lavora di meno, anzi! Ama selezionare i migliori prodotti dell’isola, stimola inoltre i produttori a perfezionare i prodotti e il modo di porgere, educa il palato dei professionisti del settore, avvia nuovi appassionati alla professione,… e potremmo continuare. Dove vive ha costruito il suo piccolo regno, Blu Lab, che è un pò il suo baricentro operativo. Due chiacchiere con Lui si traformano in un piccolo pranzo, leggero e ben fatto, dove l’attenzione è sempre sulla materia prima, e dove tra l’altro beviamo anche molto bene grazie ad una serie di assaggi mirati. Curiosità: Aci Sant’Antonio è la città del Carretto e un magnifico esemplare fa bella mostra nella sala Enoteca.
E’ morto Stefano Rodotà, per tutti giustamente un grande politico, un grande idealista, un grande difensore dei diritti civili. Per noi è stato a lungo per tanti anni vicino di casa. E lo ricorderemo così sempre in questa sua dimensione quotidiana, umile e schivo, sempre gentilissimo, il primo a salutare Medoc (il cane di quegli anni) e a darci il buongiorno al mattino quando si usciva di casa per prendere il giornale. E capitava anche di incontrarci in un ristorante. Era amante della buona tavola, intenditore di vino, spesso presente alle feste del Gambero Rosso invitato da Stefano Bonilli. Che via era i Giubbonari di quegli anni, con i due Stefani, Bonilli e Rodotà a destra e a sinistra (solo come indicazione geografica) nel giro di 50 m! Oggi non ci sono più e hanno lasciato un grande vuoto.
tributo foto al Messaggero di Roma
Taormina vive una grande stagione, prima i G7, poi i grande evento della FIC, e ora una nuova e importante struttura. Ashbee è il nome dell’architetto che disegnò anni fa la bellissima villa, che oggi è stata completamente rinnovata e aperta all’ospitalità. Standard di lusso e nuovo ristorante, il St George, firmato Heinz Beck! Non può passare inosservato e andiamo incuriositi. Heinz Beck è difficile che sbagli qualcosa, mette ogni volta in campo la sua (grande) professionalità e una scrupolisità che ha pochi raffronti. Qui lavora in una cornice spettacolare, ha preso la responsabilità di tutto il food&beverage, quindi non solo il ristorante gourmet, ma anche il resto (piccole colazioni, servizio in camera, bar, piscina ecc..). Si affida al fedele Giovanni Solofra, campano, ma con lui da tempo, che lo ripaga con devozione e altrettanto impegno. Ci vengono serviti una serie (fin troppo estesa) di assaggi notevoli, per varietà, contenuto tecnico e gusto complessivo che di sicuro posizionano il ristorante fin da adesso tra i migliori dlel’isola. Non tutto è perfetto, come è naturale visto che siamo in fase ancora di startup, (il piatto di gamberi pesca e cocco è carente di sapidità e croccantezza, quello di gallina è al contrario troppo sapido, i ravioli troppo cotti e di pasta evanescente, e così via, per dire che per l’eccellenza assoluta c’è ancora cammino da fare). E non amiamo nemmeno l’incomprensibile dicitura dei vari piatti (Cocoa Peach, Alli Galli, OSA!, Happy neighbour’s, Lat(t)le Future, solo per citarne qualcuno, con l’unica eccezione dell’omaggio ai tagli di Fontana del piatto Fontana e Pomodoro. I piatti migliori? i tenerumi, l’ottima grigliata e lo straordinario dessert di pane e latte. Un servizio già ben equilibrato completa la sala.
L’abbiamo vista nascere questa bella struttura che una dozzina di anni fa sembrava firse perfino avverinistica: lusso a 5 stelle, grande spa e ristorante gourmet, eppure non si era nè ad Amalfi nè a Positano. Scommessa vinta, sia perchè Ravello è una piccola perla che ha pochi confronti non solo in Costiera ma secondo noi rispetto al mondo intero, sia per la determinazione e impegno della famiglia Avino che ha avuto il merito di affidarsi sempre a dei grandi professionisti (pensiamo ad Attilio Marro, Anthony Genovese, Pino Lavarra) e poi, quando le condizioni si sono create, ha preso in mano anche la gestione operativa diretta grazie a Mariella Avino.
150 anni di storia non sono pochi soprattutto nel mondo dei formaggi. I De Gennaro sono qui da almeno 150 anni e della loro storia hanno anche conservato la documentazione. Da qui l’idea di un piccolo museo, interessante, che sorge sul luogo del vecchio laboratorio, mentre il nuovo è subito accanto. E’ una bella storia, che non è solo un racconto del passato, ma anche del presente: i tre figli di Fernando: Tommaso, che ci riceve, Mario ed Emanuele, continuano la tradizione e si sono imposti tra i pochi e migliori artigiani del provolone del Monaco.
Due eventi, il Forum e i Capolavori a tavola e quindi doppio risultato. Il parco (grande e bellissimo) del Borgo a Corsignano viene quest’anno completamente coinvolto e tra prodotti (formaggi, mortadella, prosciutti ecc..) chef (una ventina) e dessert (a bordo piscina) la cena diventa una maratona golosa dove è impossibile assaggiare tutte le proposte. Però la serata è piacevole anche per il bel tempo, la temperatura perfetta, gli spazi consentono di evitare code e resse, e tra un brindisi con le bollicine di Ferrari e il ciaccino di Menchetti si chiacchera amabilmente con tanti chef venuti da lontano. Un capolavoro di serata.
La Cucina Italiana nel Mondo come patrimonio universale dell’Umanità. Se ne parla da tempo con Rosario Scarpato e ora è arrivato il momento importante: quello di lanciarla. A sostenerne la fattibilità è la dssa Poggi che lavora proprio su questi temi all’Unesco e che fa un preciso intervento in favore di questa candidatura. Poi man mano ecco le adesioni delle più importanti associazioni: FIC; le Soste, Eurotoques, Alma, Chic, JRE. Pensiamo che questa iniziativa possa essere un grande contributo morale e pratico alle migliaia di cuochi, pizzaiol, camerieri, pasticcieri, operatori che lavorano all’estero in nome dell’Italia. Un domani forse si sentiranno un tantino più gratificati e coesi nel loro lavoro e ne avremo tutti da guadagnare.
Gran serata ieri sera, lato pasta (con la pasta del pastificio dei Campi) e chef del calibro di Beppe Guida, Paolo Teverini, Salvatore Bianco e tanti altri ancora. Era un lato praticamente inavvicinabile. Ci siamo quindi maggiormente fermati sull’altro lato, la pizza. C’erano giovani e sconosciuti pizzaioli, (scherziamo ovviamente) come Gino Sorbillo, Simone Padoan e Renato Bosco, ed altri ancora. Insomma una gran serata completata dalla Birra Zago (la prima volta che abbiamo trovato la birra servita a giusta temperatura in occasioni complicate come queste) e i sigari del Maledetto Toscano. Insomma gran serata che anticipa il Forum di domani mattina.
Un caseificio storico quela di Cucchiara dove si utilizza solo il latte interno (circa 1000 pecore) e si produce tutto l’anno, soprattutto vastedda (unico formaggio filato di latte di pecora) e pecorino stagionato. Un livello eccellente che l’assagio di una vecchia forma di 15 mesi ci conferma, e una continuità da lodare, sono infatti attivi da tanti anni. Ci colpisce l’utilizzo delle vecchie fasciere (che non si trovano più in giro e che nessuno ahimè riesce più a fare). Orami le uniche vengono da un paesino dell’entroterra. Nella bella ed ampia sala accanto al Caseificio organizzano su richiesta cene e degustazioni.
