Ecco qui la sequenza dei piatti di pesce, dei vassoi per il servizio del cervo, e del cervo impiattato. Sono sei concorrenti, vincitore Szell Tamas de l’Onyx di Budapest.
Redazione Witaly
Eccoci a Budapest per prendere contatti con la città dove si svolgerà la Finale Europea del Bocuse d’Or e con la ristorazione italiana che speriamo (e ci contiamo) aiuterà con il suo tifo. C’è anche la Selezione Ungherese in pieno svolgimento con 6 concorrenti agguerriti ed è interessante seguirne la gara Qui le foto generlai, il prossimo post sarà sui piatti.
Da quando è stato aperto volevamo venirci, ma non s’era presentata l’occasione giusta. Poi è arrivato l’invito del Consorzio del Parmigiano Reggiano ed è stato come prendere due piccioni con una fava. Bellissimo il labirinto, ma anche l’iniziativa del Consorzio: metterci la faccia, cioè non mostra sempre e solo il logo e far assaggiare un prodotto senza autore, ma invitare i produttori migliori a presentarsi e presentare direttamente i loro prodotti. E vista l’affluenza, la curiosità e le tante domande poste ai produttori presenti, pensiamo che questa sia la strada giusta.
Il web è la vera rivoluzione dell’ultimo secolo….ma il libro rimane il libro, soprattutto quando ha il fascino e la bellezza del libro d’arte. Abbiamo sempre amato la rivista FMR e i libri che puntualmente venivano editati, inconfondibili e unici nel loro genere. Eccoci così a seguire l’evento del parmigiano reggiano, ma anche a vedere da vicino il mondo di Franco Maria Ricci, grande editore e conoscitore dell’arte. E rimaniamo rapiti dal Codex di Luigi Serafini.
Vedere attraverso, vedere l’invisibile, vedere grazie alla cultura che è in noi. Questo il messaggio di Massimo Bottura al migliaio di visitatori presenti a Culinaria. Perlopiù giovani che sapevano che non avrebbero mangiato altro se non cultura. E il messaggio è stato chiaro e forte, grazie alle parole, ma soprattutto alle mani, ai movimenti, agli sguardi. Massimo non solo è un grande personaggio, ma sa trasmettere alla grande il suo pensiero. Ecco così che abbiamo visto nascere alcuni suoi piatti che ormai sono “storici”, dalla crostatina di limone rotta al camouflage, per finire con il brodo di “tutto”, l’essenza stessa della sua umanità. Un’ora di lezione, un’ora di applausi, un’ora alla riscoperta del vero che è in ognuno di noi, se sappiamo guardare dentro alla ricerca dell’invisibile che è ovunque, ma che una grande ricetta. magari aiuta a scoprire.
Quasi trent’anni fa Paolo Esposito allora giovane ristoratore sorrentino, acquisì questo ristorante e lo intitolò al sommo tenore, non solo per il legame che aveva con la cittadina, ma anche per la sua profonda passione per la musica. Dall’incontro con Guido D’Onofrio, biografo del tenore, nacque l’idea di radunare qui molti cimeli della sua vita e di creare intorno alla tavola un vero e proprio museo dedicato a Caruso. Paolo era un capace professionista di sala, ed ebbe la fortuna di saper scegliere il cuoco: Antonio Cosentino, uno tra i migliori e più creativi chef della penisola sorrentina. Con lui il locale decollò e nei primi anni novanta il Caruso annoverava una ricca clientela che rimaneva incantata a guardare gli antipasti a specchio di Cosentino, il suo raffinato aspic di caviale, le brillanti esecuzioni di crostacei, il tartufo che inondava i piatti. Oggi le due figlie di Paolo con i rispettivi generi portano avanti il locale con dignità, (e la più semplice trattoria Basilica sulla stessa via), ma di certo non c’è più la clientela di allora.
Un secolo e mezzo fa Antonino Ercolano seminarista e all’occasione anche cuoco del refettorio del Vescovato, decise di aprire due stanzette dove far cucina, con il nome La Favorita. Tutti a Sorrento lo chiamavano però “o Parrucchiano” (il parroco). Prima della seconda guerra mondiale, non avendo eredi Antonino lasciò il locale al nipote Giuseppe Manniello che portò nel dopoguerra a grande fama il ristorante. Via via, approfittando dei giardini sul retro, il locale si ingrandì aggiuggendo spazi, sale ampie e celebrando banchetti per la borghesia napoletana e non solo. Le personalità che qui hanno mangiato sono innumerevoli, le foto e gli articoli ne ricordano la celebrità. Il piatto “signature” ieri come oggi sono rimasti i “cannelloni” che qui dicono di aver inventato, come per altro gli gnocchi alla sorrentina. Da tempo conduce il figlio di Giuseppe, Enzo, persona amabile e simpatica. Anche noi venivamo qui tanto tempo fa, nei primi anni ottanta, ma già allora la bandiera della penisola era passata di mano, ad una giovanissima coppia che in alto a Sant’Agata si stavano rendendo famosa con una cucina semplice, fatta di ingredienti freschi, olio d’oliva e tanta passione, si chiamavano Lidia ed Alfonso Iaccarino.
Altro celebre locale di Sorrento di lunga storia, che curiosamente deve al sua fama tra le altre cose all’antipasto con il prosciutto di San Daniele che infatti fa bella mostra pendendo dal soffitto. Ma il piatto più celebre è il risotto alla pescatora generosamente servito con crostacei di ogni tipo.
