Con Pietro Pitzalis visitiamo questa piccola bottega densa di contenuti. Soprattutto vini, prosciutti e formaggi selezionati con cura e competenza da Samuele Muscas. Un paio di assaggi ci confermano la stoffa e la passione che c’è in questo locale, assolutamente da non perdere se vi capita di venire a Cagliari.
Redazione Witaly
Non c’è due senza tre e Luigi Pomata a Cagliari per l’appunto ha fatto tris (senza dimenticare i locali a Carloforte). Al consolidato Luigi Pomata, un ristorante che comunque fa oltre un centinaio di coperti la sera e che propone una cucina di mare colorata, molto saporita e con porzioni abbondanti, e al sottostante bistròt con la sua cucina più semplice e tradizionale, ecco che si aggiunge la pizzeria Next. In realtà non è solo pizzeria perchè c’è anche una linea di hamburgher, di cicchetti e di insalatone. Il Next ci è sembrato indovinato nell’arredo ed infatti il riscontro è stato immediato.
Molto funzionale e soprattutto molto fornita questa bella Enoteca del centro storico. La selezione di bottiglie (vini e distillati della Sardegna, Italia e resto del mondo) è notevole ed inoltre c’è anche la comodità della degustazione al tavolo di ottimi prodotti (prosciutti e formaggi) ed anche crostini e piccole preparazioni fredde. C’è accoglienza e professionalità, insomma complimenti al titolare e ai suoi collaboratori.
S’Apposentu, cioè la stanza in dialetto sardo, ma con il significato di stanza di casa non quello di camera d’albergo. Insomma qui ti vogliono far sentire come a casa tua e dobbiamo dire che ci riescono in quanto tutto è ben bilanciato ed equilibrato, dall’accoglienza ai tanti oggetti molti fatti in casa con materiali del posto che ti trasmettono il calore dell’ospitalità rurale. Il servizio affidato a Domenico Sanna con l’aiuto di Francesco Tuveri è eccellente, la tavola elegante, ma senza orpelli. Roberto Petza è giustamento lo chef più noto e premiato dell’isola e si conferma sempre di ottimo livello con una serie di ricette che si avvalgono dell’enorme patrimonio gastronomico del territorio, dal mare ai monti passando per il ricco Campidano, che trasmettono il senso ed il gusto della tradizione conservando un pò di rusticità e a volte di pesantezza, ma dandoti sempre in genere appagamento e succulenza. Le cose migliori ci sono sembrate gli anemoni di mare e la crema di zucca, ma la vera sorpresa la nutrita serie dei buoni dolci, per un finale che non te lo aspetti.
Visita a questa bella cantina in piena Marmilla. Domina ed occupa tutta una collina con la cantina in vetta e vista incomparabile. E’ piacevole tutto: il nome (Su’entu, cioè il vento); la famiglia che ti accoglie al completo, la competenza di Andrea Balleri, gran palato del vino ed ora direttore commerciale; la bellezza architettonica della struttura. Le vigne sono ancora giovani, ma la produzione è già ampia per varietà e numero di bottiglie, ed interessante sia sui vini bianchi che sui rossi con il Vermentino superiore in prima linea.
Nel cuore del Campidano questo agriturismo che offre un pò tutto: camere semplici, ma pulite, cucina schietta di territorio, prodotti dall’orto alla vigna e soprattutto animali (cavalli, pecore, capre…) e formaggi. Dirige il bravo Michele Cuscusa, e con lui è un piacere assaggiare degli ottimi pecorini o misti con latte di capra. Siamo fuori stagione per la ricotta e i freschi, e purtroppo l’affinamento non arriva ai formaggi molto stagionati e quindi manca questo termine di paragone.
Sa Domu da zia Ernesta, come dire a casa di zia Ernesta, che non conosciamo, ma fa parte di una delle case collegate a Casa Puddu di Roberto Petza. Tre camere semplici ma curate, una colazione che più buona non si può, un paesino intorno che è sereno come la casa. Peccato solo che poi si parte, speriamo solo di ritornarci presto.
Non è stato un letargo ma un affinamento lento durato 19 anni quello iniziato nel 1997 (splendida annata per tanti vini) e riservato a sole 1997 bottiglie destinate ai “collezionisti”, o meglio agli amanti del gran bere. Ed è sicuramente una serata fuori dal comune quella organizzata per l’occasione: siamo alla Pergola, con Heinz Beck e un signor parterre di invitati. Prima e dopo si beve e si mangia bene, ma di certo tutti attendono il momento del brindisi con queste bollicine di solo chardonnay che nascono a Maso Pianizza, in alta quota tra i boschi. Un Giulio Ferrari da collezione che si impone per la sua forza espressiva, eleganza, complessità aromatica.
Se uno chef deve rappresentare il suo territorio, Marco Perez, chef di Villa Amistà, interpreta fedelmente questo comandamento. La Villa è a dir poco eclettica e sorprendente, e lui ne è lo specchio fedele. All’Amistà 33, il ristorante gourmet dove viene servito per tutti il menù degustazione senza alternative possibile, il cliente viene sottoposto ad un percorso lungo, interessante, sorprendente e anche divertente. Una serie di portate dove gli abbinamenti sono spesso curiosi, intriganti, dove la ricerca del trasgressivo culinario è perseguita ma senza poi andare troppo oltre le righe. Nel percorso ci sono ovviamente punte di assoluta godibilità e qualche inciampo, ma comunque non ci si annoia di certo. Per noi le cose migliori sono stati gli spaghettoni e un piccione che è riuscito a destreggiarsi tra i gamberi, i lamponi e la liquirizia! Insomma Marco Perez, padre di Napoli e madre di Vipiteno, è chef che non passa inosservato, e anche di persona è sicuramente un personaggio.
Dire che non passa inosservata è dire poco. Villa Amistà lascia il segno con i suoi colori e contrasti. Un contenitore affascinante di stile classico immerso nel verde e nelle vigne è stato poi arredato e riempito con una serie di decori e oggetti ultramoderni che vivacizzano il tranquillo stile originario. Ad ogni passo un sussulto che però è anche un ricordo da riportarsi nel cuore. Insomma una sosta che si ricorda e che sicuramente vale.
