Sala della Comitissa

Slow, qui non è una parola invocata a caso, ma un concetto radicato. In questo piccolo borgo ben tenuto, il pranzo è un rito con le sue regole e i suoi tempi. Dall’accoglienza al menù con dedica, dal cocktail di benvenuto al primo scambio di idee al tavolo, dalla registrazione della comanda alla preparazione dei piatti (parte tutto da zero, senza prodotti prelavorati), per non parlare dei vini, patrimonio culturale di Maurizio Filippi che vi spiegherà con dovizia di dettagli gli abbinamenti pensati per l’occasione. Insomma nulla è lasciato al caso, compresi grissini e sfogliette croccanti. L’errore è stato nostro, di non conoscere le tempistiche del locale, e così le quasi due ore che avevamo ipotizzato sono svanite presto, giusto il tempo di capire la situazione e consumare antipasti e primi, mentre per completare il pranzo torneremo una’altra volta. La prima puntata ci ha regalato alcune cose buone (il pane declinato in varie tipologie), eccellenti (i ravioli di faraona), un pò banali ma buone (l’uovo a bassa temperatura), mediocri (la sommatoria di ostrica e carpaccio). Ci vuole una seconda puntata.

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