CI perdonino gli abitanti, ma Rapolano non è proprio il più bello dei borghi toscani, però lì vicino ci sono le terme e nel suo centro storico un bel ristorante che si distingue. C’è cultura dell’accoglienza, cortesia e attenzione al dettaglio (dalla bella collezione di oggetti e piccoli arredi, alla pulizia della toilette). Il tutto in un locale che non è supponente e non se la tira, e dove la cucina è ben collaudata e fedele a se stessa. Chef patron è Gianfranco Giardi, che non dimentica di coccolare te, ma anche gli altri tavoli in modo equanime, anche se il nostro Ganache lo ha conquistato. Cucina di quelle che non vogliono correre rischi e percorrere strade avventurose, ma che rimangone sensate e comunque cercano equilibrio e leggerezza nella loro semplicità. Meglio il tonno di coniglio del salmone (buono ma rimane slegato dalla stracciatella), meglio il rombo del maiale in crosta un pò massiccio, ma il tutto è comunque piacevole, saporito e con il suo giusto prezzo.
Porzioni Cremona
Igles non finirà di sorprenderci. gli anni passano, ma lui rimane sempre mentalmente giovane, non solo non invecchia, ma continua a mettersi in discussione, a inventare nuove tendenze e format con l’entusiasmo di un ventenne. Le Mercerie si presentano un pò anguste e freddine, ma affacciano su Largo Argentina e si aggiungono alla nutrita schiera di posti gourmet della zona. A darle originalità e contenuti ci pensa per l’appunto Igles Corelli con una serie di “porzioni” non sappiamo se definirle Cremona o Corelli (nel senso che si sposano bene anche con il nostro modo di mangiare) buone e spesso interessanti, come ad esempio l’ottima sequenza di lasagnette d’un sol boccone. Un be menù offre tantissime alternative, ci sono piaciute più le salate di quelle dolci.
Non è il primo cambio di gestione, ma speriamo che questa volta la situazione possa consolidarsi. Le buone premesse ci sono: moderno e pulito l’arredo, impegnativa e brillante la carta dei vini, attento il servizio, bravo e diligente lo chef, che in questo piccolo e raccolto locale di pochi tavoli si lancia in una lunga proposta di ricette che ne evidenziano le molte qualità, tenendo anche a mente che la cucina è piccola e la brigata pure. Certo stride un poco la mostra del pescato (anch’essa piccola in quanto gli spazi sono quello che sono e quindi viene da pensare che forse potrebbe essere ridondante) con la voglia di proporre una cucina più elaborata, e ci sembra che gli spazi non suggeriscono la coabitazione di due linee e due pensieri. Comunque vedremo poi nel futuro quale sarà la direzione, a noi preme sottolineare la buona prova dello chef che forse se si concentrasse ulteriormente evitando troppe dispersioni (le tipologie di pane, stuzzichini, tante ricette, e l’articolata pasticcieria finale) potrebbe anche risaltare meglio. Tra le tante proposte in rilievo la tartare di scampi, l’originale crudo e cotto di gamberi, i tortelli. Meno ci è piaciuto il riso e un pò debole la chiusura finale dei vari dessert. Servizio un pò formale, ma pregevole.
Un locale che di sala in sala ti accompagna in un crescendo di eleganza, tra linee architettoniche e qualità di arredo. Il tutto poi si spiega: la proprietà è di Anna Fendi che in fatto di lusso se ne intende. Qualità che arriva anche al ristorante dove opera una solida e ormai collaudata brigata. Luigi Picca gestisce il team di sala, Domenico Stile quello di cucina. Domenico ha alle spalle un’esperienza varia e di prestigio (Vissani, Di Costanzo, Cannavacciuolo e Crippa) con anche amore della pasticceria (come la ricerca estetica dei piatti presentati conferma). Tra porcellane sottili e decori che riprendono i motivi della Villa, la degustazione proposta è una vera collezione di bellissime ricette molte delle quali riuscite anche dal punto di vista organolettico. C’è forse una proposta complessiva sopra le righe per complessità e voglia di fare, ma è lo stile “alla Nino Di Costanzo” che lascia probabilmente la sua eredità. Eredità che è tutt’altro che da disprezzare, pensiamo alla bontà dei primi che ci sono arrivati, a quella del pesce (il miglior soaso mai assaggiato) e infine (e prevedibile) a quella del dessert. Meno convincente seppure sempre bella, la corolla di rape (troppe) e tonno, e un pò scivolosa l’anatra servita. Ma sono piccoli dettagli in un menù che alla fine è degno di lode.
E’ un piacere visitare la nuova Rinascente al Tritone, ed, in attesa di provare il ristorante di Riccardo Di Giacinto, accettiamo l’invito di Angelo Nudo di Feudi per vedere la spazio “San Gregorio” e assaggiare qualche formaggio della linea Carmasciando e qualcuno dei vini delle aziende recentemente entrate nell’orbita Feudi. Con noi è anche Helmuth Koecher, Merano Wine Festival. Lo spazio ci pare decisamente gradevole. I formaggi ben riposti fanno la loro scena e il tagliere ne permette l’assaggio, i vini friulani e di Bolgheri ci accompagnano dopo un sorprendente dosaggio zero Dubl. La cucina è semplice, non pretenziosa, veloce e saporita. Lode a Feudi che in questi ultimi anni non solo ha investito in nuove vigne e territori, ma anche allargato l’interesse al mondo dei formaggi cercando di recuperare alcune varietà, in primis il Carmasciano, formaggio a forte rischio di estinzione. E complimenti ad Angelo Nudo per l’impegno profuso.
Il Mernao WIne Festival a Roma presenta i suoi vini nel bellissimo Acquario Romano, che acquario non è mai stato, nei pressi della Stazione. Una 40ina di aziende, qualche cooking show, ma per noi è sopratutto un’occasione per salutare gli amici, tra i quali i bravissimi professori dell’Istituo Alberghiero de L’Aquila (e non solo) che ci hanno tanto aiutato durante Emergente Sala a Merano. E poi con Helmuth per ragionare sul futuro.
50 anni dal 1958 al 2008 (anzi 2009, ultima bottiglia presentata) raccontano la storia dell’amarone meglio di qualsiasi testo. Una storia che è motivo di orgoglio, dimostrazione di continuità e di coerenza di stile, tutte qualità che sono caratteristiche uniche della grandi aziende vitivinole e Bertani indubbiamente fa parte di questo ristretto novero di imprese. La degustazione di ben 6 annate storiche, tra le quali la famosa 1967, ha avuto luogo l’altro ieri al Westin di Milano, condotta con altrettanto stile da Luciano Ferraro di fronte a Emilo Pedron, ceo di Bertani.
Ultimi giorni di Cracco a via Hugo prima della riapertura in Galleria. Sarà anche per Bellavista, ma è un Cracco vestito a festa, in piena forma nonostante la perdita della stella. Con grande misura eleganza, sia nella presentazione che nei piatti, il pranzo scorre veloce allietato da una serie di ottime bollicine, versione speciale di Bellavista per la Scala di Milano. A noi i piatti sono piaciuti, leggeri eleganti dalla suadente ostrica iniziale al delicato e profumato dessert finale alle rose. Si sente la mano del giovane Luca Sacchi, giustamente applaudito accanto a Cracco. Chiude ormai via Hugo, e quindi auguri al nuovo Cracco che ormai è alle porte.
Un (buon) pezzo di Puglia al centro di Milano, imperniato soprattutto intorno all’olio, quello ottimo di Muraglia nelle sue varie tipologie in degustazione. Ma anche la cucina del bravo Misceo si fa ben valere. Piatti un pò piacioni, ma ben presentati (come i due crudi di gamberi e scampi), piatti dal sapore vibrante (fin troppo, pensiamo al piccante degli spaghetti) come appunto gli spaghettoni e fave e cicoria. Piatti che lasciano un buon ricordo come le due carni e la melanzana al forno. Meno ci hanno convinto delle orecchiette con troppo intingolo e il dessert con troppo olio. Però più che la cucina (giudizio complessivo più che sufficiente) qualche perplessità ci viene dall’ambiente: una sala rumorosa e un’illuminazione non certo intima. In sala il bravo Angelo coadiuvato da un preparato sommelier (Giampiero Romano).
Nella bella Lanterna di Fuksas (detta la “nuvoletta” per distinguerla da quella grande dell’Eur) sopra ai tetti del palazzo un tempo UM (Unione Militare), si è svolta la presentazione del Asti in versione secca che va a completare la gamma della versione dolce e del moscato. Per ora sono poche bottiglie, meno di un milione, ma le altre versioni ne fanno quasi 90 di milioni, quindi è prevedibile che cresceranno in fretta. Ce n’era bisogno? più che noi risponderà il mercato che però sempre di più sembra amare (e non solo in Italia) le bollicine, sperando che la versione secca non finisca per far confusione con quella dolce. Teniamo infatti presente che anche la versione secca non è poi completamente priva di zuccheri, è sempre una questione relativa. A introdurre il tutto Massimo Dogliotti, grande produttore che conosciamo da più di 30 anni e che abbiamo riabbracciato con piacere, ora è Presidente del Consorzio, e Giorgio Bosticco il direttore.
