Forse per pigrizia dopo i tanti chilometri che facciamo in giro per l’Italia, ma fuori dal centro storico della Capitale ci avventuriamo di rado. Di locali e avventure all’Eur ne abbiamo viste comunque abbastanza negli ultimi anni senza rimanerne mai colpiti. Eppure è una parte della città alla quale non manca la clientela, sia quella degli uffici sia quella di una borghesia solida e agiata. Il Livello 1 si distingue perchè ci sembra un bel locale che speriamo riesca nel tempo ad affermarsi. Ha una solida impostazione: pescheria a fianco e bella sala moderna con la cucina a vista appena divisa da una bellissima vetrata con il motivo dell’acquario. Sia in sala che in cucina si muove un personale che sembra conoscere le regole, diviso in partite e non dove tutti fanno tutto come spesso accade. In cucina è Mirko Di Mattia, giovane, volenteroso, umile, ed è pure bravo nonostante sia praticamente un autodidatta. Non ce l’abbiamo con questa categoria, che sta anche aumentando negli ultimi tempi, ma siamo convinti che la gavetta, la scuola e le giuste esperienze siano un percorso normalmente imprescindibile. Però Mirko ha il senso della misura, di come si costruisce una ricetta e di come si arriva a dare un senso al piatto. Gli manca ancora la sicurezza, la personalità e un pò di originalità, e quindi tende ad affidare il suo percorso alla moda (black cod, plancton, aglio nero), è bravo ad unire il mare con l’orto, ma poi manca nel percorso un piatto vegetariano e uno dove il mare si senta per davvero o che comunqui sembri essere collegato alla bella mostra di pesce esposta. Ma nel complesso le sue ricette sono gradevoli con l’inizio al top: la pizza di seppia, e il finale da dimenticare (i dessert astrusi complicati e mediocri, come dire tanto lavoro per nulla).
Porzioni Cremona
In occasione della cena all’Istituto di Amatrice a Rieti ci hanno prenotato in questo agriturismo, semplice ma curioso, pieno di ricordi e oggetti i più disparati, con grandi sale ognuna con una sua storia da raccontare non i saloni squadrati e tristissimi delle usuali sale da cerimonia. E inoltre una vista stupenda sui laghi del piano di Rieti che pochi conoscono se non fosse per Battisti (acqua azzurra acqua chiara) e per la Trota di Rivodutri. A dirigere il tutto è l’attivissima proprietaria Marinella Tosoni, anche sommelier.
Una bella idea quella di ripercorrere il legame che unisce la Peroni alla città. Una storia iniziata con l’unità d’Italia quando la Peroni aprì il suo primo laboratorio in pieno centro in quello che adesso è il Salone Margherita. Poi tante altre le vicende legate allo sviluppo della città per arrivare infine alla Peroni attuale che con i suoi vari marchi è sicuramente l’industria di riferimento nel settore per l’Italia. Alla presenza di Paolo Buonora, direttore degli Archivi e sostenitore della mostra, Silvia Aloe e Ludovica Lioy hanno presentato l’azienda e Raffaele Sbuelz mastro birraio ha presentato la birra. Molto seguita la degustazione accompagnata da prodotti tipici del Lazio.
Sufmature Gourmet è il nuovo piccolo locale di Francesco palumbo al centro di Cassino. Però d’estate si trasferisce giustamente in questo posto ben più verde e ameno alla periferia della città che gli consente spazi ampi e fresco la sera. La cucina di Francesco è solida, ben centrata sul gusto, prudente (pochi piatti, ma curati). Meglio gli antipasti del primo, ma la nota un pò dolente sono stati i tempi lunghi di attesa. Però crediamo che Francesco si stia organizzando sempre meglio in questo nuovo spazio e quindi l’evoluzione sarà con ogni probabilità positiva ed interessante.
Grazie a Sara Carmignola che ci propone questa rara degustazione! Vecchie annate del brunello Lisini presentate dall’enologo Filippo Paoletti e dai titolari Ludovica e Carlo Lisini. Con noi Katarina Andersson, Marco Bechi, Riccardo Viscardi, Aldo Fiordelli, ben più preparati del sottoscritto ed è quindi un piacere sentirli dissertare. Comunque abbiamo molto apprezzato la degustazione, seguito con interesse la descrizione delle varie annate e siamo rimasti colpiti in particolare dal 1975, integro e ampio, e dall’Ugolaia 1990. Altre annate: 1970. 1983 riserva, 1985, 1995, 2004, 2009 le ultime di Ugolaia.
Salvatore Di Matteo Le Gourmet
Al posto dello Splendor ecco un nuovo locale con un investimento non da poco: Salvatore Di Matteo Le Gourmet, nuovo format di Salvatore, indipendente dalla storica famiglia dei Tribunali, che ha deciso di fare da solo la sua strada. E’ il suo secondo locale dopo il primo a via Partenope a Napoli. E questo di Roma ha indubbie ambizioni visto la grandezza e l’ampiezza del progetto. Tutto viene fatto in casa: la pizza, i fritti, il pane, i dessert, tutto in modo aderente alle radici storiche della famiglia, ma con particolare riguardo ai prodotti utilizzati, molti dei quali anche in vendita nella linea Eccellenze del Sud. Da romani ben vengano gli investimenti se di qualità, e quindi ci uniamo al brindisi che ha concluso la serata di presentazione.
Ed avendo l’evento a Lecce siamo capitati nuovament all’Alex, sia per la comodità (è in pieno centro), sia per la piacevolezza della famiglia dei titolari, Alessandra e Alessandro con il giovane figlio, e per la freschezza e varietà del pesce proposto. Questa volta il plus è per il sorprendente e buono cetriolo di mare.
Alex è tornato lì dove tanti anni fa l’avevamo conosciuto. Il locale è ora più bello e funzionale ed ha sicuramente qualche ambizione in più, per altra secondo noi meritata, in quanto il servizio, la sala e la carte dei vini sono curati e in cucina troviamo la giovane Alessandra Civilla, praticamente autodidatta, ma sicuramente ben dotata. Ci siamo stati in un passaggio veloce con l’incombenza di un treno che partiva, ma abbiamo di certo gradito le fresche composizioni della ventresca di tonno con il cavolo cappuccio; e del granchio reale con le primizie dell’orto; e del risotto con gamberi crudi al fumo. Una cucina che unisce due cose preziose: le verdure del Salento e il grande pescato di questi mari. Torneremo con più calma.
Bar caffetteria pasticcieria ristorante….già basterebbe. Ma dietro qui c’è anche una scuola di cucina e soprattutto un progetto sociale per il recupero e l’inserimento di tanti giovani ragazzi, molti immigrati. Si mescolano colori e lingue e anche il menù riflette questi sapori e stimoli che arrivano da lontano, o magari anche da vicino, nel senso lasciati in cucina da ragazzi che qui sono passati, hanno ricevuto istruzione, ma hanno anche lasciato una loro traccia, un ricordo di un piatto da loro amato. Un ristorante insomma particolare e diverso, accogliente nel suo arredo semplice ma studiato, pieno di messaggi e ravvivato dai colori dei bei dolci esposti, e dai sorrisi di una spigliata accoglienza. Con queste premesse si potrebbe anche sorvolare sul livello gastronomico, in quanto l’obolo del pasto è già meritato dai sani principi di base. Invece la sorpresa sta anche nella rigorosa selezione di materie prime, molte delle quali motivate nella scelta (l’origine biologica, i formaggi del caseificio del carcere di Rebibbia ed altro ancora), e nell’attenzione posta nella cucina. Qui troviamo due giovani alla guida sufficientemente esperti: Claudia Massara ai fornelli e Valerio Parisi alla pasticcieria, ambedue appassionati di questo lavoro e bravi, perchè alla fine non è semplice interagire su una varietà così ampia di ricette. Meritano la citazione il cuscus palestinese e il dolce finale.
The Craftsman a Reggio Emilia
Una serata veramente diversa quella passata in questo curioso, ma sicuramente gradevole The Craftsman. Sotto vengono programmate jam session, e sopra l’atmosfera non è da meno. In sala un team giovane accoglie e segue con professionalità, in cucina è Mattia Trabetti, con noi anni fa a Stoccolma per il Bocuse d’Or di Diego Rigotti e che ora ritroviamo in piena creatività. Quello che arriva sulla tavola è un’onda di intuizioni ed emozioni raccolte nei 5 continenti e riproposte con disinvoltura e comunque buon bagaglio tecnico. Spesso la proposta risulta non pienamente pagante, cioè il viaggio verso l’ingrediente etnico non vale forse lo sforzo sostenuto, ma allo stesso tempo raramente lo chef va in piena confusione come spesso ci è capitato in situazioni similari in altri locali che tentano questo tipo di avventure, e alla fine comunque la godibilità e il divertimento è assicurato. Serata doppiamente spumeggiante perchè eravamo con Valeria Alberti (grazie dell’invito!) e Giuseppe Prestia di Venturini Baldini che ci hanno fatto assaggiare alcune delle loro etichette (più che gradevoli).
