Un piccolo resort nuovo, o meglio da pochi mesi con ristorazione mirata e curata. Qui opera ora Maurizio Bardotti. L’avevamo conosciuto a Casole d’Elsa, (Colombaio), lo ritroviamo in questa Locanda elegante dove a fianco della ristorazione normale ha per l’appunto creato e segue questa sala gourmet. Tavoli un pò troppo ravvicinati, cucina piccola trasparente più verso l’esterno che l’interno al quale è collegata da un piccolo passaggio, servizio affidato all’esperto Mohamed, che si avvale di ragazzi volenterosi, vedi anche l’altro post a loro dedicato. Ma veniamo alla cucina. Maurizio ci aveva fatto una buona impressione allora e l’abbiamo trovato anche migliorato. Buone le cotture, ottimo il risotto leggero ed equilibrato come è raro trovare in giro e non banali le ricette. Solo a volte un pò si perde in qualche guarnizione inutile, a volte ci farebbe piacere una ricetta meno costruita ma con un azzardo in più: quello che ti dà l’emozione. Però raramente perde la bussola del gusto ed i suoi piatti risultano quasi tutti ben presentati e piacevoli. A parte Arnolfo non ha un bagaglio prezioso alle sue spalle, quindi è notevole secondo noi il livello che quasi da solo ha raggiunto e forse, con qualche esperienza più complessa e mirata potrebbe arrivare a traguardi anche ambiziosi. Per ora godetevelo così, merita e come la visita.
Porzioni Cremona
Si scende per arrivare a questa nuova e funzionale struttura, una cascina convertita all’ospitalità, ma poi si scopre che il panorama di certo non manca con le vigne a corolla intorno. Sono vari edifici, camere, spa, piscina e ovviamente un ristorante. E’ bello moderno piacevole, con una terrazza che in estate permette di cogliere la bellezza del paesaggio langarolo. Sono anche tutti giovani, sia in sala che in cucina, il che non guasta. Armin, che ci accoglie, l’avevamo già conosciuto al Castello di Guarene e a Emergente Sala, Paolo Meneguz tanti anni nella cucina di Caino ed è da qualche tempo arrivato qui a prender le redini della cucina. Cucina che senza problemi propone con buon ritmo ricette ben fatte, dove si alterna un pò del sacro territorio (nelle Langhe è ben difficile ignorare certe legami), ad aperture verso stimoli ben più lontani. Alla fine tutto risulta gradevole, dalla sala alla cucina, dall’ambiente al servizio, ma ci si alza con un qualcosa che ti sembra mancare: un piatto che ti ricordi bene, l’emozione che ti ha fatto sussultare. Ecco, da tanti giovani forse ci aspettiamo anche qualche nota graffiante in più, quella combinazione di sapori che non ti aspetti e che si imprime nella memoria anche a rischio di sbagliare qualcosa.
Si scende per arrivare a questa nuova e funzionale struttura, una cascina convertita all’ospitalità, ma poi si scopre che il panorama di certo non manca con le vigne a corolla intorno. Sono vari edifici, camere, spa, piscina e ovviamente un ristorante. E’ bello moderno piacevole, con una terrazza che in estate permette di cogliere la bellezza del paesaggio langarolo. Sono anche tutti giovani, sia in sala che in cucina, il che non guasta. Armin, che ci accoglie, l’avevamo già conosciuto al Castello di Guarene e a Emergente Sala, Paolo Meneguz tanti anni nella cucina di Caino ed è da qualche tempo arrivato qui a prender le redini della cucina. Cucina che senza problemi propone con buon ritmo ricette ben fatte, dove si alterna un pò del sacro territorio (nelle Langhe è ben difficile ignorare certe legami), ad aperture verso stimoli ben più lontani. Alla fine tutto risulta gradevole, dalla sala alla cucina, dall’ambiente al servizio, ma ci si alza con un qualcosa che ti sembra mancare: un piatto che ti ricordi bene, l’emozione che ti ha fatto sussultare. Ecco, da tanti giovani forse ci aspettiamo anche qualche nota graffiante in più, quella combinazione di sapori che non ti aspetti e che si imprime nella memoria anche a rischio di sbagliare qualcosa.
Sono tante le qualità di questo locale, in primis il borgo dove vive, Badalucco, è vero e piacevole, lungo il bel fiume Argentina, tanta acqua limpida e pietre che di notte sotto i raggi della luna si colorano d’argento. Poi nell’angusto vicolo gli Orengo hanno sistemato in basso una superba cantina, insospettabile, con l’ulteriore virtù di proporre vini a prezzi competitivi con qualsiasi enoteca. Sopra si arriva al ristorante vero e proprio, una sala e mezzo, pochi tavoli (un pò troppo avvicinati), tanta pietra alle pareti, lampadari e belle tovaglie. La cucina è fedelissima al territorio e ripropone con larghezza e abbondanza ricette della tradizione come quelle che qui sotto vedete. Non si sceglie, e questo è un limite, ma la piccola cucina non consente alternative. Tutto è oversize, ma il prezzo rimane accettabilissimo per la quantità ma anche qualità mostrata che rimane sempre sopra la sufficienza: 35 euro salvo i vini, ma ripetiamo anche questultimi rappresentano un affare. Per ultimo, ma dovremmo dire per prima cosa, è da segnalare la cortesia e la gentilezza dell’accoglienza.
Era forse facile pronosticargli il sicuro avvenire, eppure Paolo Griffa se l’è saputo costruire con tanto impegno e ne ricordiamo le ultime tappe: i due anni con lo chef Serge Vieira (Bocuse d’Or nel 2005) e poi il suo impeno diretto nelle qualificazioni italiane all’ultimo Bocuse d’Or Italia, vinto poi da Martino Ruggieri. Chef longilineo, elegante, abituato alle competizioni, chef un pò atipico per l’Italia dove è più facile trovare creatività ed estro che rigore e precisione. E a Paolo dobbiamo forse la cena più elegante degli ultimi mesi: una successione di “piatti” di alta linea stilistica, splendida esecuzione, estrema pulizia, rigore estetico. Come dire: venite tutti a incoraggiarne la continuità e a sostenerne la causa. Sarà un bene per lui, per l’Hotel che ha puntato con coraggio a questa giovanissima brigata, ma è un bene anche per tutta la Valle: l’Italia gastronomica di montagna è tutta sbilanciata verso il Trentino Alto Adige (più quest’ultimo del primo) e sarebbe importante che anche sulle Alpi occidentali possa crescere una ristorazione di livello internazionale. Lode quindi alla Proprietà, che punta con un investimento importante su dei giovani ragazzi, e lode a tutti loro, di sala e di cucina che ce la mettono, eccome, per proporre un menù complesso come quello studiato e ideato da Paolo. Dopo tante lodi alla tecnica e all’impegno professionale e di squadra, qualche osservazione la facciamo comunque: c’è da migliorare il raccordo con i territorio (fermo restando che pur essendo la Valle ricca di risorse, il paragone con l’Alto Adige dove è cresciuta una nuova generazione di contadini è impietoso, anche se c’è da apprezzare l’impegno dell’Istituto Agricolo Regionale e della Fondazione Ollignan), c’è da inserire qualche piatto più apparentemente semplice, ma di iforte contenuto emozionale per limitare il “frazionamento” eccessivo della degustazione che alla fine rischia di far perdere l’orientamento e un suo messaggio finale se non quello legato all’intrinseca esibizione tecnica. Ma sono pure alla loro prima stagione e crediamo siano limiti ovvi legati all’avvio di un progetto che speriamo venga portato avanti con il giusto respiro e quella continuità che è indispensabile per creare situazioni stabili. Venendo al menù, sorvoliamo sul suo un pò macchinoso e artificioso meccanismo di scelta basato sugli ingredienti e lasciate conquistare gli occhi e la gola dalle tante idee e presentazioni proposte, una sequenza che parte bene e termina altrettanto bene con degli ottimi dessert (ma non dubitavamo: ricordiamo che Paolo è nato in pasticcieria).
Grand Hotel Royal a Courmayeur
L’albergo Royal è da oltre un secolo il punto di riferimento dell’ospitalità di Courmayeur. Spettacolare la vista, perfino dalla bella sala del ristorante disegnata da Giò Ponti. Del ristorante gourmet parliamo in altro post, ma anche la ristorazione normale è assai curata. Sia la piccola colazione al mattino che la normale carta del ristorante, non a caso firmata da un valente professionista come Andrea Alfieri, un milanese che trova in alta quota gli stimoli migliori.
Come a casa, anche ad agosto
Sosta improvvisata e doppiamente piacevole in un locale che ben onora il suo nome: Come a Casa, ed in effetti abbiamo poi fatto fatica ad andar via, e l’aperitivo è diventata una cena. Questo perchè Licia accoglie con stile in questa saletta semplice e caratteristica, e nella piccola cucina c’è un cuoco che si impegna, nonostante che per la sua posizione sul mare non fatica di certo a riempire il locale di pochi tavoli. Ma Piero Brigliano è chef autodidatta capace ed ogni volta ci lascia un bel ricordo: questa volta il plin di limone, elegante e d’indubbia carica gustativa.
Accanto all’Hotel Bellevue è da non perdere la visita e almeno una merenda o un aperitivo (ma c’è anche un piccolo menù caratteristico a disposizione) al Bar à fromage. L’arredo è delizioso, la ricerca dei mobili fatta con grande gusto e quella delle materie prime non è da meno. Ottimi i formaggi con le varie annate di fontina in evidenza, e ottima la selezione dei salumi. Il tutto viene accompagnato da una selezione di pane fatto con lievito madre nel laboratorio accanto e dai vini della Valle.
L’Hotel Bellevue è un piccolo regno di coccole, un’ospitalità messa a fuoco in quasi un secolo di vita e quindi perfettamente funzionale, mirata e piacevole. Tutto sembra facile scontato ed ovvio, ma non è così: è il frutto di tanti anni di lavoro, di porsi delle domande, di mettersi in discussione sempre avendo ben chiara la finalità: il cliente al centro di ogni azione e idea. E’ un posto da prendere come esempio, come pietra di paragone, come ispirazione di possibili soluzioni, idee e situazioni che fanno la differenza. Mancavamo da alcuni anni, e quindi il piacere della (ahimè brevissima) sosta è stato doppio. Anche la ristorazione è stata a lungo studiata ed è articolata, infatti la famiglia Roullet offre ben due alternative esterne (Brasserie de Bon Bec e Bar à fromage) e due interne all’albergo (ristorante quotidiano e le Petit). E proprio di quest’ultimo qui parliamo. Una sala piccolissima che è un vero gioiello, con 4 tavoli ognuno dei quali rappresenta un’epoca differente. Dalla semplicissima tavola dei bisnonni, ad altre tre tavole che mostrano l’evolversi della mise en place (e forse in futuro i tavoli cresceranno per rappresentare anche il presente e il prossimo futuro). In cucina e in sala c’è un personale giovane, attento e gentile, ed nache esperto. La cucina sta probabilmente affrontando una fase evolutiva, dall’attuale cucina curata ma di sostanza, che vuole rappresentare con la dovuta opulenza la cucina della Valle (ricca di nobili prodotti e tradizioni e a cavallo di tre regioni/nazioni) e i messaggi che ormai arrivano dalle nuove tendenze e stimoli verso una cucina più green, più sana, più sostenibile. Così nello stesso menù abbiamo oscillato tra due mondi differenti come il risotto con cipollotto e coda arrostita e l’elegante salmerino in fiore di zucca. Sarà interessante vedere quale sarà la direzione in futuro presa, una ragione in più per rirntoare in questo posto che per noi è sempre una certezza.
Dopo tantissime nonne, molte madri, ecco apparire le zie. A loro è dedicato questo piacevolissimo locale vicino a piazza San Cosimato a Trastevere ed il merito va ad una coppia deliziosa: Lei più riservata accoglie con garbo in sala, lui è decisamente più estroverso ma normalmente non si vede essendo il cuoco, per giunta la cucina è al piano di sotto. Atmosfera studiata, illuminazione corretta, il sonoro un pò di meno, ma in genere la clientela è del genere mano nella mano, quindi si rimane sul tranquillo (noi siamo stati meno fortunati). Lei porge il menù con un’eleganza sussurrata, Lui si esprime con piatti di tutt’altro impatto. Anni passati in giro per posti improtanti e per ultimo quelli con Anthony Genovese, dal quale ha appreso che la cucina si affronta con preparazione sofferta, con una varietà importante di ingredienti, una visione ampia di equilibri e contaminazioni. Insomma un cammino non proprio semplice, più verso il barocco che il minimalismo. Cucine che richiedono mani esperte e dobbiamo dire che Antonio ce la mette tutta e i risultati si vedono perchè il menù scorre sul tavolo dando segnali di eleganza e capacità. Buone e tecnica la parte iniziale, corretti gli antipasti con le animelle in evidenza, poi sempre in evidenza la buona anatra e i dessert del bravo pasticciere Cristian Marasca. Le perplesstà maggiori nascono dai due primi, sballati secondo noi per vari motivi: due paste ripiene, due paste confuse dove si fa fatica a discenrere il riipieno. Sono aperti da poco più di due mesi e quindi non vorremmo sembrare severi, anzi c’è solo da applaudire il coraggio, l’indubbia capacità evidenziata e aggiungiamo, la simpatia di questa coppia così ben assortita dove uno sembra veramente integrare l’altro.



























