Avevamo conosciuto anni fa Mirko Caldino a Mosca, in un bel ristorante che faceva onore alla cucina italiana all’estero e ora lo ritroviamo in questo elegante stabilimento a mare a Forte dei Marmi. La giornata è grigia, la stagione deve ancora partire e assaggiamo volentieri qualche piatto coccolati dal maitre Vincenzo Di Gregorio e dal sommelier Stefano Giannotti, persona veramente appassioanta del suo lavoro. Potrebbe limitarsi a dare ai tanti russi che abitualmente vengono qui le solite etichette straconosciute e care, invece si fa scrupolo a ritrovar chicche particolari. E anche Mirko si difende sempre bene, la sua ceviche è leggera e interessante, meglio dei raviolini un pò coperti. Ultima annotazione: lo stabilimento è di proprietà della famiglia di Andrea Bocelli che ringraziamo per l’incontro a fine pranzo.
Porzioni Cremona
SIamo in fondo alle classifiche mondiali come consumo di rosati, ma si cerca di risalire. I vari consorzi di tutta Italia cercano di fare sistema, quelli del Garda in particolare, anche perchè, a differenza di altri territori, hanno messo i vini rosati al vertice della loro produzione e sempre di più cercano di identificarsi con questa tipologia. Italia in rosa è una bella manifestazione che si è svolta al Casttello di Moniga, presenti vini rosati di tutta Italia. Poi la sera una cena nella panoramica villa sede del Consorzio godendoci il primo tepore estivo allietati dai piatti di Carlo Bresciani, noto chef esperto in catering, e dobbiamo ammettere che il rosato è piacevole da bere e ben si abbina ad una cucina leggera e moderna.
Quasi dieci anni di Satricum e orami questa villa in piena campagna pontina ha acquisito un bel nome. Non è stato di certo facile, ma Sonia e Max sono stati bravi e determinati a costruire questo baluardo di eccellenza gastornomica in un territorio sicuramente non facile. E dobbiamo dire che Max è chef di non poco conto. Alle sue spalle una ricca esperienza internazionale con un importante tappa all’Halkin Hotel di Londra che è stata un’importante fucina di giovani talenti, e poi un duro lavoro qui a valorizzare un territorio che magari è avaro di stimoli, ma non di prodotti. E basta vedere il contrasto tra il parcheggio esterno, in un’area dismessa, e la piacevolezza del verde giardino che ti accoglie all’entrata e poi la cura degli interni. Quanto alla linea gastronomica Max è chef moderatamente creativo e tecnicamente ben preparato. Le sue proposte anche questa volta ne hanno confermato le doti con una serie di soluzioni tecniche piacevoli e interessanti (pensiamo ad esempio all’Orto Marino). Un limite l’abbiamo trovato nella prevalenza della sfumature dolci che ci hanno accompagnato dall’inizio alla fine e che secondo noi ridimensionano la bontà potenziale delle singole ricette. Non a caso nessun appunto lo facciamo alla parte finale, con una fresca granita di cynar e un bel fiore di fragole composte.
La Fornace a San Vittore Olona
La differenza la fa il pensiero che c’è dietro. Quest’albergo, Hotel Poli di San Vittore Olona, potrebbe essere uno dei tanti alberghi un pò anonimi del circondario di Milano. comodo a un quarto d’ora dalla Fiera in direzione nordovest. Ma a parte la comodità c’è cultura dell’accoglienza e questo si deve alla famiglia Poli che ce l’ha nel sangue e cerca di dimostrarlo con un impegno quotidiano. Sono i dettagli che contano (che poi alla fine dettagli non sono): la navette per la Fiera, l’efficienza e la gentilezza di chi sta dietro il banco, il personale disponibile, la colazione curata. La ristorazione è affidata ad una persona esperta come Vincenzo Marconi, professionista con lunga e varia attività alle spalle, che si diverte a mescolare i generi. Il palato gourmet può rimaner a volte interdetto e forse un pò confuso, ma di sicuro il cliente qui non si annoia passando dal chili al guacamole, dal black cod alla bottarga greca, il tutto senza tralasciare il territorio, anzi alcuni piccoli produttori locali sono ben evidenziati.
Salvio Passariello è un personaggio, non solo ha creato con la sua famiglia un’azienda eccellente di carne (marchigiana e podolica), ma ha avviato prima un agriturismo che è di grande richiamo a Presenzano (Alto Casertano) accanto all’azienda e da qualche mese ha aperto questa Chiancheria nel quartiere Ostiense, quartiere che è ormai diventato uno dei punti di riferimento della nuova ristorazione romana. Qui propone le sue carni e un hamburgher che da solo merita la visita, oltre alle importanti bistecche che fanno bella scena nei frigoriferi a vista. Ma non ne conoscevamo l’amore per il buon vino. Lacuna che è stata colmata l’altra sera in una serata speciale dove ha tirato fuori dalla sua cantina dei vini importanti di Allegrini: tre annate di Amarone, con il 2000 sugli scudi e ancora La Poia ed altri. A presentare i vini anche Federico Scolfaro e Leonardo Vallone dell’azienda che ne hanno raccontato la storia e approfondito il profilo gustativo in un bel dibattito con Salvio.
50 anni di Hotel Regina Adelaide e sembrano tanti di più grazie al perfetto stile della struttura, dell’arredo, dell’accoglienza. Uno di quei posti che ti riconciliano con le dimore storiche, dove ogni oggetto sembra non lì per caso, ma sembra pronto a raccontarti un suo ricordo e dove ogni persona si mette a disposizione. Le buone maniere qui sono di casa grazie ad un’ospitalità sentita e precisa da quando si arriva a quando, purtroppo è il momento di andare via. Ospitalità per altro non ingessata, ma che vive al presente grazie alla brillante comunicazione di Alessandra Rizzotti, ai tanti eventi che hanno messo l’albergo tra i punti di riferimento delle attività del comprensorio lacustre, e non a caso abbiamo incontrato qui due amici come Carlo Alberto Panont direttore del Consorzio Garda doc e Leandro Luppi, noto ristoratore. Alla ristorazione la Proprietà, famiglia Tedeschi, riserva molte attenzioni con ben due ristoranti: uno interno e il gourmet aperto all’esterno per il fine dining. C’è anche una pasticcieria adiacente molto curata dove la produzione viene propsota anche al pubblico. Andrea Costantini è il bravo ed esperto chef, una lunga esperienza accanto a Bruno Barbieri a Villa del Quar, poi da qualche anno è qui. Ha una mano bella e varia, e i suoi piatti sono di classe ed indubbiamente ben presentati
Octavin, l’ottava nota, forse l’estrema. Luca Fracassi in realtà è poi un tipo tranquillo, l’estrosità la sfocia più nei piatti che nel presentarsi. Ha un nome che da queste parti significa qualità (pensiamo a Simone Fracassi), ha avuto varie esperienze, la più importante alla Magnolia di Cesenatico prima di rientrare in questa città che sfodera ogni anno sommelier che fanno sfracelli, ma che in cucina è invece molto più timida. Siamo al bordo del centro storico con comodo parcheggio sotterraneo e il locale si presenta subito invitante a metà della piccola scalinata. In stagione un dehor accogliente, dentro una ventina di coperti semplici e curati. Alessandro Gelli gestisce bene la sala, le etichette sono poche, ma ben scelte. La cucina è ancora in rodaggio, vuole farsi notare, ha qualche imprecisione vuoi per frettolosità vuoi per la voglia di colpire sottolineando più del necessario alcuni piatti. Però si fa notare e bene: soprattutto nella sua fase iniziale ci ha convinto con due ottimi incroci di prto e mare mischiando in modo originale gamberi e carote prima e poi piselli e vongole. Poi come dicevamo qualche eccesso di sapidità e di forza nei condimenti, ma si arriva alla fine desiderosi comunque di ritornare per rivedere e seguire la presumibile crescita di questo chef attento e aperto alle osservazioni e confronti il che è sempre una buon trampolino di lancio.
Dal Friuli dove è nato, a Cavi (vicino Sestri Levante) passando da Alajmo, Leveillè, Vivalda, tutte esperienze importanti e significative. L’avevamo conosciuto alla sua prima esperienza da chef, al Lord Nelson di Chiavari ed ora lo ritroviamo in questo locale che si è costrutito a propria immagine e dove si gioca la sua professionalità. Ivan Maniago è ancora giovane, ma sicuramente maturo, sia per quello che ha alle spalle, sia per la misura di quello che sta facendo: un locale bello, funzionale, che dà subito il senso dei suoi contenuti gastronomici, ma senza esagerazioni visto anche la modesta presenza sulla strada, la casualità del parcheggio, la lontananza da un’ importante località. Si è contornato di persone giovani e valide come la coppia Giorgia Fiasconaro in sala e Roberto Tomei valida spalla in cucina e con pazienza si è messo all’opera. mese dopo mese i consensi sono cresciuti ed ora, a meno di venti mesi dall’apertura, i numeri tornano e il cammino si fa meno ripido. Anche perchè la cucina non è distaccata dal senso comune, il gusto rimane giustamente l’obbiettivo principale senza cadere nell’ovvio, nel banale e nel piacere a tutti i costi. Pensiamo ad esempio ai due stuzzichini inziali che danno subito un anticipo della concretezza che arriverà, poi meglio la triglia che va a nozze con animelle e nocciole di una carne cruda alla promessa brace (che rimane una promessa che gli ingredienti affumicati presenti non mantengono). Buoni anche i primi dove però riscontriamo una sapidità eccessiva, e si continua con un elegante secondo e un dessert un pò bruttino, ma di indubbia bontà. In sintesi ci ha fatto un’ottima impressione per solidità di contenuti e capacità di gestirli.
Sulle prime colline dietro Salsomaggiore appare all’improvviso questa grande Rocca fortificata con un imponente Castello (privato, ma aperto alle visite). Ai piedi della Rocca l’antico borgo contadino ospita alcune camere, un centro benessere, vari spazi per eventi e ben due ristoranti. Il primo è il più datato, La Locanda del Colle di Oscar, indipendente dalla struttura ricettiva, il secondo (dell’albergo) è nel vecchio caseifcio. Ambedue sono raccomandabili, ambedue propongono la cucina del territorio, in versione più tradizionale alla Locanda, mentre all’Antico Caseificio c’è anche qualche misurato tocco creativo. Nel complesso una località che sorprende per complessità e ampiezza, e un posto che anche dal punto di vista gastornomico è all’altezza del contesto e offre una sosta piacevolissima a prezzi molto attraenti e corretti.
Massimo Gianolli è un imprenditore di successo, di sicuro sa fare bene i conti, ma è anche capace di sognare e per questo lo stimiamo. Anno dopo anno ha fatto della sua “Collina dei Ciliegi” non solo una validissima azienda vinicola che esporta amarone e vini veronesi in mezzo mondo, ma l’ha resa un posto magico aggiustando tutta l’area circostante la vigna e ristrutturando l’antico borgo di Erbin con grande gusto e rispetto per l’ambiente. Poche camere confortevoli, una bella cantina, e un ristorantino che non ha grandi pretese se non quelle di proporre una sana cucina di territorio, ma che alla fine si va valere soprattutto nella linea pnae, pasticcieria, dessert. A poca distanza dalla città si è nella serenità della natura che qui si respira a polmoni pieni godendosi la vista sulla piana lontana. Se volete staccare la spina è uno di quei posti ideali.
