Qui non si fa nulla per passare inosservati: la sala è di grande effetto, forse più quella del lato bstrot che lato ristorante, più tradizionale. La cucina non solo è a vista, ma è per Pierluigi Fais più un palco doive si recitano a soggetto le ricette che una cucina vera e propria. Pierluigi appartiene secondo noi a quella schiera di cuochi che si caricano con la presenza fisica dei clienti a stretto contatto. Lui cucina per loro pietanze che sembrano quasi improvvisate (e non lo sono), te le porta anche spesso al tavolo, sono convinto che ti vorrebbe anche imboccare, ma per ora si astiene. Questo per dire che pranzare qui è un’esperienza vera, che si ricorda. E questo è importante, troppo spesso nel nostro girovagare a stento ci ricordiamo perfino di dove abbiamo mangiato la sera prima. Ma torniamo al nostro pranzo e ne approfittiamo per ringraziare Pietro Pitzalis che ci ha portato e ha diviso con l’ esperienza. Il menù offre varie alternative, alcune quasi da mordi e fuggi, altre più coinvolgenti e noi ovviamente abbiamo seguito queste ultime. Abbiamo lasciato fare allo chef e non ce ne siamo pentiti. Non che tutto quello che è arrivato alla tavola sia stato buono, anzi emerge quasi ovunque una certa approssimazione e una limitata tecnica di base (lo chef è autodidatta e non ha fatto grosse esperienze in giro). Però è indubbio che supplisce con una grande passione, un estro indiscusso sostenuto da una forte personalità, che ti lascia la voglia di ritornare. Il piatto migliore? gli intriganti spaghetti cacio e pepe ai due pecorini (normale e affumicato), il peggiore? il tortino di patate sarde e finocchi, a Roma si direbbe, un mappazza!
Porzioni Cremona
Il posto è a dir poco spettacolare, ad un passo dal centro città eppure sembra essere in Costa Smeralda. Il locale è quindi frequentato dalla gente bene alla ricerca di un relax comodo e di prestigio. Sorprende, in positivo, il servizio di sala, con una conoscenza non banale dei vini, e sorprende anche la cucina. Non sapremmo dire se in positivo o in negativo, nel senso che è una cucina che ricerca appunto la sorpresa in quanto tale. Piatti che puntano sulle materie prime nobili, su una tavolozza di colori sgargianti, su abbinamenti inusitati. Insomma è l’apparire più dell’essere, e, se la tecnica è comunque approssimata, l’allegria non fa difetto. Consiglio: andateci in una gita di seduzione più che alla ricerca del piatto da ricordare. Per i ricordi basta il panorama.
Certo il locale è un pò modesto, ma dobbiamo tutti ringraziare Roberto Serra di aver investito la sua professionalità nel borgo natio e non in una qualunque città italiana che l’avvrebbe accolto a braccia aperte grazie alla professionalità acquisita sul continente e in particolare alla corte di Bruno Barbieri. La saletta è un pò angusta, ma ha cercato di arrangiarla, in sala c’è Sonia Corda, una bella presenza davvero. Il menù che propone Roberto è esemplare: un lungo racconto dei sapori di casa attraverso ricette fedeli, ma rese piacevoli grazie alla pulizia di ogni deriva dialettale. Bando ai sughi pesanti e agli intingoli, emerge la bontà dei sapori veri con l’unica caduta, a volte, di un’eccessiva sapidità. (difetto che per altro abbiamo trovato spesso in giro per l’isola). E’ un locale che ogni visitatore dell’isola dovrebbe provare per avere un compendio della potenzialità di questa cucina ancora poco conosciuta. I piatti migliori? in un menù con poche cadute citiamo comunque il coniglio alla vernaccia, le deliziose empanadas, il pane cotto a vapore e naturalmente la pecora. Un pò debole la parte finale dei dessert, ma in sintesi lodiamo senza riserve il coraggio di Roberto Serra.
Hub nasce grazie all’iniziaitiva di una cooperativa sociale (presidente Alessia Pintus) che promuove varie attività compreso anche la gestione di alcune mense scolastiche. In uno spazio nato per altri scopi e riadattato è stato ricavato un piacevole ristorante che in poco tempo è diventato il punto di riferimento gastronomico di Macomer e del circondario. Siamo all’interno della Sardegna, sembrerebbe una località un pò isolata, eppure è in un certo senso il cuore gastronomico dell’isola grazie ai caseifici (c’è la sede del Consorzio del Pecorino Romano), alle carni (l’agnello sardo e non solo), i funghi ed altro ancora. Qui è arrivato Leonardo Marongiu, chef di casa, ma che ha viaggiato per il mondo, è stato a lungo ad Alma nel team tecnico e ha participato alle selezioni del Bocuse d’Or. Come dire che non gli manca l’esperienza. E riesce a metterla in pratica con molto giudizio creando soprattutto al pranzo una proposta largamente accessibile per il prezzo, e comunque basata sulle ottime materie prima della zona con una cucina essenziale e corretta. La sera e anche a pranzo in alternativa si concede qualche piatto più ricercato, ma sempre con grande misura. Il risultato è già più che buono e nell’insieme, considerando anche le finalità della cooperativa, non si può che incoraggiare e lodare. I piatti migliori? ci sono sembrati i due primi: l’interessante riso nero e gli zichi (croste di pane bollito). Un pò modesti i dessert.
Grazie a Leonardo Marongiu scopriamo il centro storico di Cuglieri, difficilissimo da percorrere in auto, se non guidati da uno del posto, ma piacevole per chi poi gira a piedi. Orosei è un paesino dall’altra parte della Sardegna famoso per la pietra, e con questa pietra i proprietari hanno rifinito la casa a cominciare dalla bella vasca che si trova nel centro del bagno. 3 piani funzionali e gradevoli che culminano con una terrazza ed un panorama a 360°.
Dopo la claura ricompare il ponentino e ringraziamo la Moet Chandon per l’invito a goderselo dalla terrazza della Rinascente dove opera cone stro Riccardo Di Giacinto. Sono serate che ti riconciliano con la città, tra i gustosi appetizers e le originali coppe di champagne servito alla giusta temperatura.
Prende vita il nuovo Settembrini, un locale che ha fatto la storia nel quartiere di piazza Mazzini. In attesa della riapertura del ristorante che dovrebbe avvenire entro fine anno, ecco il bar con la sua offerta molto varia: wine bar, american bar con bere miscelato, ristorazione veloce, gastronomia, gelateria e pasticcieria. Come dire che non manca quasi nulla. Se sopra (nello spazio clienti) poco è cambiato, sotto (nei laboratori) si è lavorato in profondità e ci sembra si punti molto sulla pasticceria. Sarebbe un bene anche perchè Roma di certo non eccelle in questo settore. Le intenzioni ci sono, c’è ancora qualcosa probabilemnte da fare, ma non manca la passione e la buona volontà di Alessio Tagliaferri, il figlio della celebre (e brava) coppia di titolari Cinzia Achilli e Daniele Tagliaferri, che ha la responsabilità del locale e di Cristiano Catapano chef umile ma dedito e concentrato sul proprio lavoro.
Somu, il nome, non si riallaccia alla cucina giapponese, ma è invece “casa” in dialetto locale. Parte di un bputique hotel al centro storico, Somu offre un’alternativa veloce nel patio e un ristorante più ricercato nella bella sala a volta illuminata con effetto. L’arredo è moderno minimalista piacevole, in cucina il giovane chef patron Salvatore Camedda con Luca Soloinas, mentre la sala è affidata a Marco Porcu e a Mara Spiga. Un team giovane e pieno di buoni propositi cerca di poroporre una cucina evoluta partendo dai prodotti locali di mare e di terra. Sono ancora giovani e la voglia forse di strafare li porta non sempre sulla direzione giusta (che in genere è quella del togliere e non dell’aggiungere, del semplice e non del troppo complicato). I piatti migliori? secondo noi i due dessert che chiudono in bellezza una cena comunque interessante.
Il riso è parte integrante dell’area di Oristano, qui si coltiva da tantissimo tempo e si esportano le giovani pianticelle, o si portano anche a maturazione. COme nel caso della riseria Passiu, che produce varie varietà tra le quali il carnaroli, e che è specializzata nella varietà nera, chiamata Gioiello. L’avevamo assaggiata da Leonardo Marongiu, trovandola appunto molto buona e siamo felici di aver visto il magnifico spettacolo di questa riseria. Complimenti a Felice Passiu che conduce con la famiglia questa attività.
Una bella scoperta questa importante Tenuta del Monferrato. Si estende lungo la collina in bella posizione, con un’importante costruzione centrale dominata da una larga torre. Un bel colpo d’occhio da lontano, mentre da vicino si apprezzano i particolari e il dettaglio del recupero. Oltre all’ospitalità e alla spa, c’è una bella cantina dallo stile classico che completa il panorama. Sono ancora poche decine gli ettari vitati (che man mano aumenteranno nel futuro) ma le etichette già consentono una degustazione ampia e ben accompagnano tutto il pasti come nel nostro caso. Interessanti le bollicine iniziali e a seguire i monovitigno, dal sauvignon al timorasso per finire con i classici rossi del Monferrato in primis il barbera. La ristorazione propone una linea di territorio eseguita nei modi corretti. E ringraziamo il titolare Tiziano Barea, perfetto anfitrione e puntuale nelle descrizioni.
