Fuor di dubbio che Lorenza Cogo sia tra gli chef più promettenti e considerando che è ancora giovanissimo non possiamo che ben sperare. Anzi più che speranza è ormai una certezza: venire a El Coq significa comunque fare una deviazione che ripaga. Un menù di due facciate, sul lato sinistro il grande amore per la materia prima, per la carne, per la griglia. Una serie di piatti, (c’è anche la selezione dei formaggi e degli affettati), dove si esprime la ricerca dell’ingrediente e il rispetto per la forza della semplicità quando la materia prima vale. La pagina di destra è quella che poi attira il gourmet e qui il percorso si differenzia, anzi sembra di andare quasi in direzione opposta: gli ingredienti in ogni ricetta si moltiplicano, provengono da paesi molto più remoti, le sensazioni e gli umori trasmessi sembrano vari ma anche incostanti e quasi capricciosi. Nel lungo percorso degustativo arriva un pò di tutto, tutto è mediamente più che buono e molto spesso anche ottimo (e questo conta e non poco), ma non si avverte ancora, e ci sembra voluto, la linearità dei grandi chef collaudati che tengono sempre il timone saldo anche se vanno a destra o a sinistra, quanto la spontaneità emozionale del giovane che segue l’istinto, la voglia, l’impulso dell’estro, per darti quello che gli passa in quel momento per la testa. La tecnica è tale che non sarete mai (o quasi) delusi, la sensazione finale è che ancora manca qualche linea di maturità, ma a 25 anni è più che normale. Tra i piatti migliori mettiamo le cozze affumicate, il fondale marino, l’ostrica alla brace, i cannelloni di acqua di pomodoro. Meno ci sono piaciuti la piovra in confit, i tortelli e la pluma.
Porzioni Cremona
Una bella serata quella organizzata dall’Accademia d’Ungheria nel bel Palazzo di via Giulia alla scoperta dei vini ungheresi che non si limitano ovviamente ai soli tokaj e che si dimostrano in genere interessanti come, a sorpresa, anche la cucina nonostante fosse preparata in condizioni di piena trasferta con l’aiuto di un catering. Due piatti da menzionare: la crema di spinaci con fegato grasso e la buona arista del mangalica.
Siamo in presenza di un grande albergo, di una grande clientela e di una grande brigata. Tutto questo è apprezzabile, posti così in Italia ce ne dovrebbero essere a diecine, e invece si contano sulle dita. Il Four Seasons comunque ne metterebbe in fila parecchi e gli “unicum” che può vantare ne fanno una meta pregiata ed esclusiva del turismo “top” a livello mondiale. Nel bel parco è operativa da poco una “trattoria” specializzata in bistecca e pizza, il bar offre un ulteriore offerta che viene incontro al pubblico e al Palagio Vito Mollica propone una cucina di classe, che non dimentica il territorio e che è ben lontana da tante opache e andanti cucine alberghiere d’Italia (anche tra i 5 stelle), e che infatti è ben apprezzata anche dai fiorentini. Il prezzo è alto, ma giustificato dal posto, un pò troppo alto magari il ricarico sui vini. Un lungo menù ci ha fatto apprezzare la grande varietà di stimoli e idee che ci sono alla base, il crescendo dei sapori, l’utilizzo di un’ampia gamma di ingredienti dove non mancano quelli di pregio, ma dove trovano spazio anche i sapori dell’orto soprattutto toscano (di appartenenza) e lucano (d’origine dello chef). Un servizio praticamente perfetto ci incuriosisce con un curioso vino d’Oltralpe, dalla cucina ci arrivano i sapori esaltanti dei calamaretti con ceci neri, dei famosi cavatelli e di un ottimo pollo di Laura Peri seguito da un piccione altrettanto buono. Leggermente sottotono la capesanta e i pici, e un pò criticabile la monotonia del servizio a piatto tondo che impone poi una costruzione centripeta della ricetta. Una lode finale a Vito Mollica che pur destreggiandosi tra Palagio e Conventino, tra sala e cucina, tra decine di collaboratori…non perde mai la calma ed il sorriso, insomma un professionista come pochi.
Sempre piena ci sarà un motivo. Voi direte: è in quello splendido posto che è il Castello di Bolgheri. Certo! ma non è di certo l’unica trattoria. E poi l’anno è lungo e anche a Bolgheri c’è la bassa stagione, ma anche nei mesi morti la Magona se non è piena poco ci manca. Crediamo che la formula funziona perchè è cucina di buoni prodotti, cucina semplice e immediata, ma attenta alle cotture e agli intingoli (pensiamo all’ottimo piccione), con la carne del Cecchini , ma anche con altre alternative a richiesta per coloro che amano la bistecca, e largo spazio ai produttori locali. Tutto questo in gran parte merito di Omar, ma anche in sala ci si sta bene e le buone bottiglie passano veloci, anche nel rispetto del produttore meno noto: Osteria Magona di Omar e Gionata.
Un piacevole ed elegante locale posto a ridosso delle boutique della moda offre una cucina classica regionale abbastanza corretta. I piatti scivolano via, non fanno sussultare, ma sono rassicuranti e rassicurano soprattutto la bella clientela che qui cerca comodità e sostanza, ma non certo l’avventura. La classe di Ottavio Giordano, vecchia conoscenza di Villa San Michele, rende la sala accogliente e rilassante.
Gabriella Cuniolo ha segnato Tortona con il suo gusto: la splendida Casa Cuniolo, il residence Perosi e questo ristorante che è nella corte del residence. Sia dentro che soprattutto nell’elegante e spettacolare veranda, l’ambientazione riflette l’arte di allestire in modo suggestivo e coinvolgente della Cuniolo. Specie la sera pochi locali possono rivaleggiare per atmosfera e coccole. Venendo alla cucina, diciamo che è sufficiente, con anche qualche buona materia prima di base, ma certo non è alla stessa altezza e cura rispetto ai dettagli della cornice che è intorno.
Casa Cuniolo, una meraviglia
Una meraviglia è questa villa sulla prima collina che domina Tortona, posta ai piedi del Castello. La villa, già da sola si distingue per la purezza delle forme, e dentro è il regno di Gabriella Cuniolo, signora colta e di enorme buon gusto. La prima colazione al mattino si pone forse al vertice della sua categoria.
Ce l’ha suggerita Walter Massa ed è stata un’ottima serata davvero. Una trattoria come vorremmo sempre trovare: ambiente semplice ma con personalità nella scelta dell’arredo, una famiglia discreta alla guida, attenzione alle buone maniere senza per nulla strafare, un prezzo giusto e una cucina corretta basata su ottima materia prima. Monica è cuoca spontanea e di istinto, i suoi piatti sono arrivati senza alcuna sbavatura, salvo forse un pò troppo condimento negli agnolotti, ma ad averne di piatti così buoni e saporiti! Curiosità: il nome deriva dal fatto che un tempo (la trattoria era del nonno) si veniva qui a giocare a carte e la gente per l’appunto diceva ” andiamo a giocare a Montecarlo “.
Un aperitivo al San Lorenzo non si può mai respingere, il posto è gradevolissimo, il pesce freschissimo ed è un piacere intrattenersi al banco. Questa sera l’occasione sono le nuove bollicine del Barone Pizzini. “Animante”, un’etichetta di vino biologico, chardonnay e pinot nero, ben bilanciata anche tra dolcezza iniziale e la mineralità e sapidità finale. Colpisce la morbidezza, si beve con grande piacere, soprattutto con questo pescato che è di fronte ai nostri occhi.
