Guida guida da anni (ci si perdoni il gioco di parole) questo locale attraverso un percorso in crescendo esemplare: mai un eccesso, un azzardo, un passo troppo lungo. Ma invece un’evoluzione costante sempre in rispetto di dove si è partiti, lasciando immutato il nome, aggiustando e semplificando l’arredo iniziale, incrementando la cantina ma senza costose fantasie (e puntando giustamente sulle vecchie annate di qualche chicca campana), migliorando le ricette con misura e garbo, ma senza tradire lo spirito del locale che era e rimane una trattoria (porzioni generose, presentazioni curate ma senza orpelli, tecnologia presente ma non invasiva). E la risposta è negli anni positiva, la gente apprezza, la clientela ritorna puntuale e il locale è spesso al completo. Locali come questo sono facilmente raccomandabili perchè di fatto quasi tutti ne escono soddisfatti, tutto bene quindi? Beh ci chiediamo se anche Beppe sia contento del livello raggiunto o se invece ambirebbe a qualcosa di più e la risposta ce l’ha data Lui stesso: qualche mese ancora e il sogno di aprire un qualcosa di più esclusivo si avvererà, lassù in alto sulla montagna con una vista da sogno sulla costa. Auguri quindi a Lui, e intanto ci godiamo una serie di assaggi che confermano quanto sopra scritto e dove il piatto migliore sono indubbiamente dei trascinanti spaghetti dal gusto intenso. Un plauso infine alla sala, dove la moglie coadiva bene, dove il sommelier tira fuori annate ormai datate, dove Edoardo è l’ombra fedele di tanti anni di esemplare professionalità.
Porzioni Cremona
Un nuovo albergo che offre anche un ristorante moderno e piacevole, con una bella terrazza che presto sarà aperta per la stagione. Gestiscono Maurizio Palazzo e Claudio Rimboaca. I prezzi sono corretti, come anche il mangiare pensato e preparato da Salvatore Perrone, modesto ma capace chef genovese. Il problema di fondo è solo vedere come attrarre qui (al quarto piano dell’albergo) il cliente distratto e frettoloso, che nel quartiere per altro trova numerosissime alternative, magari meno valide, ma più a portata di mano. Altro suggerimento, rendere meno formale e più coinvolgente la sala ed il servizio.
Nuovo locale per Wicky, il bravo cuoco di origine cingalese, con vasta esperienza di cucina giapponese ed italiana. E’ a fianco della sede del Touring Club, comodo e centrale, e si offre al cliente con varie alternative: la sala d’ingresso più normale, il privè in mezzo, e la sala di fronte alla cucina e al banco dove Wicky opera. Quest’ultima ci sembra la più appagante e si può cenare, come abbiamo fatto noi, direttamente al banco di cucina. Il tutto ha un arredo severo, nero, illuminato ad arte, elegante e un pò formale. Da consigliare sicuramente il lungo menù degustazione a 90 euro che vede susseguirsi i crudi in una serie quasi senza fine per poi proporre un paio di portate più impegnative ed il dessert. Grande qualità della materia prima, abbinamenti più o meno usuali che denotano le esperienze passate dello chef: con molto Giappone ed Italia presente. Una cucina molto ben bilanciata tra questi due mondi che è difficile non apprezzare. Tutto sommato rispetto ai crudi comunque buoni ma un pò scontati (con a volte troppo sale e pepe) ci sono piaciuti maggiormente i piatti più impegnativi: sia l’ottima orata ben contrastata ma non dominata dal lemongrass e dallo yuzu essiccato, sia il maialino anche questo sapientemente bilanciato tra senape e mele caramellate.
Nuovo locale di Francesco Passalacqua in via Tortona, che subito piace per la sua linea fresca e moderna. Possibilità di tanti coperti sopra e sotto, che troveranno un menù pieno di tante alternative, dalle focacce, al crudo, dai piatti in piccole porzioni ai formati regolari. Spesa contenuta e non ci si annoia di certo.
Un piccolo giro nella Val di Comino che offre più di un indirizzo goloso. Prima l’azienda agricola Antonellis a San Donato tel 3408462082 con produzione e vendita carne formaggi di vaccino (un pò troppo freschi), e poi alla macelleria Da Giovanna verso Gallinaro, una grande bottega che offfre una buona selezione di salumi e formaggi e prodotti vari ed inoltre ha un grande smercio di carni. Tutta la famiglia è dietro il banco, consiglia e prepara anche una serie di ricette gastronomiche (arrotolati, spiedini, ecc..).
Il Borgo è bello, ma anche il ristorante non delude. Casa Rosa, dalla tinta dell’esterno che contrasta con i muri tutti in pietra, ma c’è anche un fiocco azzurro, grazie al nuovo bimbo nato dopo 55 anni di abbandono totale del paese. Segno che il Borgo rivive e riparte. E qui in cucina ci sono giovani intorno a Maria, la cuoca che sovraintende, va a comprare gli ingredienti e ciporta anche la ricotta (buonissima) al mattino. Brava Lei e anche Michele, che in sala ci offre vini non banali (come il Colle Capretta) ed è Lui il felice papà del bimbo. Il menù a 25 euro, in un contesto gradevolissimo, è un vero invito.
Uno dei Borghi più belli d’Italia è stato fortunatamente recuperato, restaurato con precisione e grande attenzione ai dettagli, ed ora viene in parte venduto e in parte aperto all’accoglienza. Stupisce veramente vedere e vivere la bellezza di questa architettura nata secoli fa, allora povera e spontanea, che invece si rivela oggi ricca e suggestiva, con scorci ed angoli caratteristici ad ogni metro. I nostri avi ce l’avevano nel sangue, sapevano come inserire la pietra nel paesaggio e creare un corpo armonioso come questo bel Borgo-Castello fortificato. Venitelo a scoprire, pietra dopo pietra, viuzza per viuzza, è affascinante e in più, da maggio in avanti, un ricco calendario di eventi sarà a disposizione dei visitatori.
Lorenza è nata a Torino e via FB ha ritrovato qualche vecchio amico di liceo che non rivedeva da tanti anni, così ha deciso per il suo compleanno di organizzare una rimpatriata. Ha scelto uno dei locali più affascinanti, quella che era una volta la Farmacia di piazza Carignano e che ora invece è la pasticceria del Cambio. Bellissimo il locale, ma di rara bellezza e bontà i dolci, complimenti quindi al Maitre Patissier e a Matteo Baronetto, e auguri a Lorenza!
Passano gli anni, tanti se includiamo anche la generazione precedente, ma indubbiamente questo locale rimane sempre il riferimento giusto della ristorazione in città. Ha tanti pregi, la posizione centrale e comoda, la tranquillità di non affacciarsi sulla strada, la pulizia di una sala elegante ma non formale, uno dei migliori servizi d’Italia grazie all’efficienza e bella presenza di Cristina, una cantina da sballo, e una cucina sempre solida. Ai tanti pregi si sono aggiunte da qualche tempo anche delle belle camere nei piani superiori. Difficile trovare quindi dei difetti, forse quello di complicarsi un pò la vita con una carta un pò tanto lunga e una serie di ricette fin troppo articolate, dove a volte qualcosa in sottrazione andrebbe forse a migliorare il risultato finale. Ma è un bello sfoggio di classe quello che mostra Marco, spaziando tra carne e pesce, tra primi e dessert, con uguale energia e determinazione, anche se il vertice viene spesso raggiunto nella materia più difficile, la selvaggina. E anche stavolta il wafer di lepre era eccellente, come pure il capretto con il suo patè.
Perbellini senza Perbellini funziona comunque bene. Non che non si senta l’assenza del grande chef (che ora opera con grande successo al centro di Verona), ma di sicuro la giovane brigata guidata da Francesco Baldissarutti, (11 anni con il maestro) è meritevole e Giancarlo dovrebbe essere contento di avere allievi così bravi. Anche la sala gira bene sotto gli occhi esperti di Paola Secchi e Fabrizio Franzoi, sommelier ed è una sala affollata, segno che la nuova politica di prezzi funziona. Con meno ambizioni, prezzi calmierati (anche per l’estesa carta dei vini) ci vengono portate al tavolo una serie di ricette sfiziose dal gusto centrato, sapori pieni, pochi azzardi ma anche poche sbavature. Buoni ma un pò “piacioni” i tortelli, un pò collosa la pancia di manzo, ma inizio e fine sono ad ottimo livello.
