In famiglia si ridiscute e questo è un bene. Così la classica cucina di papà Adriano che ha fatto la fortuna negli anni ottanta e novanta del Gambrinus, viene riaggiornata dai figli secondo nuovi schemi e stimoli più contemporanei. Nasce così il Borsò, accanto al ristorante datato, con due salettine ben arredate, ma con meno pretese che si avvalgono anche di un piacevole spazio esterno affacciato sul laghetto del parco. Qui viene proposta una cucina più semplice e diretta, e trovano spazio anche le nuove idee di Pierchristian, sempre più responsabile della cucina che è memore degli insegnamenti di Lopriore e Alajmo e soprattutto di Leeman, come dire tre dei migliori e più fini intelletti della cucina italiana. Il risultato è ancora in fieri, si basa su un orto che sta crescendo accanto alle già note vigne, si avvale delle preferenze quasi vegane dello chef, deve trovare ancora la sua giusta espressione, ma rende già interessante la visita e ci stimola a seguire questo indirizzo che avevamo un pò dimenticato.
Porzioni Cremona
Passano le generazioni, il Parco cambia pelle e si rinnova, ma sembra tenere il ritmo degli anni. Al ristorantone per le famiglie bene e le cerimonie degli anni passati sta subentrando il nuovo progetto portato avanti dai due fratelli Gianmaria e Pierchristian, un progetto che mira di fondo a rafforzare il legame spontaneo e naturale che la struttura ha con il bel Parco che la circonda, di valorizzare un’immagine di salubrità ed attenzione etica all’ambiente che il Parco stesso suggerisce. Da qui largo spazio ai vini bioligici e forze presto avremo anche l’Elisir biologico, affiancato da una serie di altri prodotti per arrivare anche ad una rinnovata immagine della ristorazione.
In pochi anni Cuzziol è diventato uno dei più importanti distribuitori d’Italia. Merito e anche un pizzico di fortuna, quella di incontrare Bruno Paillard, ad esempio. Ma anche qui poi il merito è stato di averci creduto fino in fondo. Lo incontriamo in una calda giornata di questa caldissima estate. La nuova struttura è imponente, c’è spazio per una cucina, per eventi, ma soprattutto per andare avanti e organizzare sempre meglio il proprio lavoro. In Italia nella commercializzazione dei vini siamo probabilmente ancora molto indietro alle grandi nazioni, ci vuole gente con ampie vedute che sappia guardare lontano.
Spaccio delle Carceri a Modena
Bruno Borghesi e il Mirabelle
Peccato solo che i piatti non siano all’altezza del resto, che è stellare: la location, la terrazza panoramica, l’arredo e la mise en place, l’accoglienza e il servizio. Bruno Borghesi ha costruito negli anni un Mirabelle da prendere esempio per l’ambiente e l’atmosfera che ha saputo creare, per il bon ton che si respira, volutamente un pò retrò. Avremmo gradito una cucina ben presentata, ma leggera ed elegante, ed invece i piatti si alternano con un decandentismo barocco che nel migliore dei casi (gli gnocchi) rende il piatto almeno piacione, ma il più delle volte il palato rimane aggredito e confuso. Meglio i dessert affidati al bravo Sebastien. Ma resta il fatto che una serata in questa terrazza permette non solo di sfuggire all’afa, ma ti riconcilia con le buone maniere che troppo spesso sembrano perdute in questa Capitale un pò allo sbando. Bruno Borghesi ci ha detto che a fine anno lascerà il Mirabelle e ogni attività così impegnativa. Quel giorno perderemo una delle figure che hanno segnato in positivo la storia della ristorazione romana e non solo, e che , temo, rimpiangeremo a lungo.
Vistamare all’Hotel Fogliano
Deve seguire tutto Rocco De Santis, il nuovo e giovane chef, in questo bell’Hotel: dalle colazioni al mattino al pranzo (sulla spiaggia e in terrazza), al ristorante gourmet serale. C’è da fare soprattutto in estate, ma lui lavora sodo e con grande impegno. E’ arrivato da pochi mesi, ha già preso le giuste misure e siamo convinti che l’anno prossimo con migliore e più maturata esperienza e consocenza della zona, riuscirà a darci una tavola di ottimo profilo. Ma già oggi si passa una bella serata in questa terrazza sul mare (per l’inverno c’è la bella sala tutta a vetri sempre con vista mare), ben serviti da Carmine, sotto l’occhio vigile dei titolari. Rocco si esprime con tecnica evoluta affrontando con slancio un’ampia varietà di ingredienti. Il suo menù è una vera cavalcata di sapori con giudizio finale positivo, che potrebbe essere a nostro giudizio maggiormente convincente, limando qua e là qualche orpello superfluo che distrae l’attenzione dall’ingrediente di riferimento e abbassando il livello delle sfumature dolci (il coulis di pesca, la confettura di albicocche, l’uvetta, la marmellata di cipolle, le mele ecc..) presenti in molte delle sue ricette. I piatti migliori: i due primi, un pò “piacioni” ma di gusto pieno e centrato.
Fa piacere scoprire su questo litorale che è sempre stato avaro di novità interessanti, una bella e funzionale struttura. Il vecchio edificio, l’ultimo della schiera che da Latina Mare si allunga verso Sabaudia, è stato completamente ed intelligentemente ristrutturato. Ora le camere sono belle e funzionali, gli spazi comuni molto grandi, il tratto di spiaggia adiacente lungo e ben attrezzato. Da qualche mese in cucina è arrivato Rocco De Santis, ma della ristorazione parliamo in altro post, per ora ci godiamo la terrazza, il relax e la Jacuzzi al terzo piano. Complimenti però a Paolo ed Erica Gargiulo, i due titolari, ambedue preparati professionisti che sanno come accogliere la clientela.
Marzapane, bistrot metropolitano
Si temeva che il locale, partito subito a razzo con forte riscontro anche mediatico, si rivelasse poi una bolla di sapone. E invece Marzapane si conferma progetto interessante, migliorato per l’ambiente, con una carta di vini ormai consistente (particolarmente vocata per riesling e bollicine), ben frequentato (e in effetti nei tavoli accanto c’era il meglio della ristorazione romana che approfittava del locale aperto alla domenica sera), con un servizio spigliato e una cucina fresca e intrigante grazie ad Alba Esteve Ruiz, ormai ufficialmente romana, visto che si sposa in questi giorni (auguri). Alba nella sua nuova cucina a vista si destreggia bene tra carne e pesce, ed è migliorata nei primi: buono il risotto e i cappelletti alla gallega, meno ci è piaciuto il plin e le linguine, difficili anche da mangiare. Non ci fa impazzire il pesce con i frutti rossi (sia la triglia che la ricciola), ma buoni sia i gamberi che il foie gras per concludere con un indovinato dessert.
4 alberghi (Lungarno, Portrait, Continentale e Gallery), 3 ristoranti (Borgo San Jacopo, Fusion e Caffè dell’Oro), senza contare i breakfast, il servizio in camera, i vari bar e gli eventi. Insomma ha da fare Peter Brunel da quando si è insediato a Firenze. Siamo al Borgo San Jacopo, BSJ per tutti, elegante ben frequentato e soprattutto tanto frequentato visto che è sempre pieno e molti tavoli girano pure. Qui si siede la clientela elegante degli alberghi, abituata a lusso e coccole, ed è sorprendente quindi vedere che i due menù si intitolano: menù toscano e menù dedicato alla patata (patata, non crostacei o caviale). Vediamo il primo, per poi dedicarci più in là al secondo. Diciamo subito che dei due è quello che ci è piaciuto di più, leggero ed equilibrato, divertente anche se a basso rischio. D’altronde il rischio è già di per sè nella scelta del tema. Buoni gli spaghetti, golosa e piaciona la vellutata, si cade un pò in basso con una variazione senza un’idea trainante, si chiude in alto con un insolito e azzeccato sorbetto.
