Il Grand Hotel di Castrocaro è una bellissima struttura, un piccolo capolavoro dell’arte moderna del periodo mussoliniano. Nel grande parco di 8 ettari ci sono le Terme, il padiglione delle feste, il centro benessere che è anche un centro medico assistito da una seria e valida equipe di professionisti. Anche la parte ospitale offre grandi spazi e linee piacevoli, con soffitti altissimi e una serie di stanze a disposizione degli ospiti. E così veniamo un giorno a trovare Lorenza che segue la sua settimana di remise en forme con gli amici di Toscobosco e ci ritroviamo in una di queste sale per mangiare un pasto frugale (in linea con lo stile del posto), ma piacevole. Grandi quantità di verdure, “porzionicremona” per i primi , ma c’è anche un buon vino. Nel suo genere, una chicca!
Porzioni Cremona
Un anno da incorniciare il 2015 per questa bella e simpatica coppia: podio al vertice ad Emergente e subito dopo la stella Michelin! Alessandra ed Oliver si godono il meritato successo e ormai per avere uno dei loro 4 tavoli bisogna prenotare per tempo. Uno scatto, nell’ultimo anno, che però si basa su uno zoccolo di sudata esperienza prima da Vittorio, poi da Niederkofer e un passaggio al Noma. In una saletta tutto legno e minimalista ci arrivano una serie di assaggi di ricette che sottolineano l’ampia visione a tutto campo di Oliver, l’amore per l’oriente e per gli accostamenti inusuali, il vegetale spesso protagonista unico e quasi sempre dominante, la giocosità di fondo della cucina. Tutte cose che amiamo e condividiamo: la parte iniziale è esemplare e anche la chiusura interessante. Divergiamo solo sui primi, dove ameremmo comunque meno divertissement e più riferimenti nostrani.
Osteria degli Artisti a Monfumo
Monfumo, 4 case e 2 trattorie di riguardo. Una Gerry nota da tanti anni, questa alla Chiesa, di recente evoluzione. Da qualche anno è arrivato Claudio Gazzola, autodidatta entusiasta, che con grande passione anno dopo anno ha fatto crescere il livello della cucina. Ricorda un pò Davide Filipetto, chef delle vicine Storie d’amore, suo amico e un pò maestro. In questa struttura piacevole a due piani presenta un menù vario e piacevole che gli dà merito e che abbiamo apprezzato soprattutto nei due secondi, classici ma ben eseguiti, più che nei due primi un pò approssimati. Ma alla fine ci si alza soddisfatti e il posto merita la segnalazione anche per il corretto rapporto prezzo qualità e il puntuale servizio di Giada, compagna di lavoro e della vita di Claudio.
Quando abbiamo voglia di carciofi sappiamo dove andare: Evangelista dal dopoguerra è per i romani un approdo sicuro e confortevole con la sua cucina romana di impronta reatina tradizionale ben eseguita. Ma la specialità sono i carciofi e la fama il ristorante la deve soprattutto ai carciofi al mattone, che vengono schiacciati e finiti nel forno rovente. Almeno una volta l’anno per noi è un must, buono anche il resto, servizio gradevole di Adele, prezzi leggermente sostenuti.
Da qualche anno Palazzo Marziale accoglie pochi e selezionati clienti. E’ una grande e nobile casa privata, ancora abitata, che mette a disposizione degli ospiti 6 belle camere. Tra trine e porcellane, alzatine e argenti l’ospite viene coccolato dalla famiglia ospitante e soprattutto da Paola Savarese che ne è l’anima, anche operativa. Ampi sono gli spazi per la ristorazione che è quindi in grado di prestarsi per eventi e cerimonie, e che ha una piccola bomboniera, il Marzialino, aperta direttamente sulla strada. C’è anche la possibilità di un ristorante convenzionale, Terrazza Marziale, e ora c’è anche un nuovo chef, Andrea Napolitano, giovane, capace, a noi ben noto per il suo passato ad Emergente.
Arriviamo a Napoli per unirci all’evento sulla pizza di Formamentis. L’impatto con il Palazzo Caracciolo, che non conoscevamo, è notevole. La struttura si impone con l’ampiezza del disegno architettonico, la nobiltà degli spazi, la bellezza dei due chiostri ben protetti da due belle tensostrutture. Altrettanto non si può dire della ristorazione, che fa povera figura in un ambiente improbabile da bistrò datato e con uno stile anch’esso superato (….veli di parma con perle di cantalupo…). Ma la buona compagnia tiene su la serata.
Dieci anni di Parini, due volte e mezzo di Fausto e Stefania. Loro sono stati fortunati a trovare uno come Lui, ma la fortuna se la sono di certo meritata. Pochi oggi sanno o ricordano gli sforzi di Fausto, funzionario del comune di Rimini, sindacalista attivo, appassionato ante litteram delle cose buone. Nei primi anni novanta cominciò a far conoscere la sua casa di famiglia arrampicata sul ripido colle di Torriana, a riempirla di grandi vini e prodotti del territorio e pian piano a proporre una cucina fin dall’origine attenta e diversa da tutto quello (tanta roba) che c’era intorno. Si è sempre mangiato bene, ma di certo con Pier Giorgio (lunghi anni di fecondo apprendistato con gli Alajmo) la cucina è definitivamente decollata. Oggi Lui si attira giustamente tutte le lodi, ma noi ci teniamo a ricordare l’ importante presenza di Stefania in sala e di Fausto in sala con le sue acute osservazioni e suggerimenti sui vini. Tornando alla cucina, affidatevi allo chef per percorrere un menù che ha pochi rivali, una sequenza che si fa apprezzare non solo per la varietà dei temi trattati, ma per l’originalità degli accostamenti, alcuni dei quali praticamente unici. Qui il “dejà vu” praticamente non esiste e l’eccitazione del palato fine arriva al cielo, dalla fenomenale chips di cima di rapa iniziale alla sogliola con cavoli, dai mirabili gnocchetti alle deliziose linguine, dal cardo alle lumache, forse la ricetta che più ci ha colpito. Nessuna battuta a vuoto, solo un paio di piatti in tono minore, ma non per questo non interessanti (la seppia con crema di aglio, il maiale un pò troppo profumato). Consiglio: veniteci almeno una volta l’anno, e se potete anche più volte, non vi annoierete di certo!
C’eravamo andati quando era appena arrivato, ora invece il percorso è stato completato: il ristorante principale è un Leone sempre più felice, il Bistrò funziona a pieni giri e tutto l’ambiente ha la vivacità dei progetti ben riusciti, godendo anche dei benefici di un Resort che è spesso al completo. Tanta è la responsabilità per l’ancor giovane Fabio Abbattista, succeduto niente di meno che a Gualtiero Marchesi, non a uno chef qualsiasi. Si destreggia bene e spazia con una cucina a tutto campo, tra pesci di lago e di mare, primi e secondi e dessert. E’ ben coadiuvato da una brigata giovane dove segnaliamo il suo giovane sous chef, Daniele Ferrari e la giovane pasticciera Anna Ranalli, mentre la sala è affidata a due poco più che trentenni: Emanuele Ippolito, maitre, ed Ermes Cantera sommelier. I piatti si susseguono di buon ritmo, evidenziano una cucina che punta al gusto, alla succulenza, non minimalista, in genere ricca, a volte ridondante. Uno stile che piace alla gente che ama il piacere della tavola, ma che con qualche accorgimento e finezza in più va bene anche per il palato più esigente. Tra i tanti assaggi, in alto posizioniamo gli gnocchi di zucca e robiola e i due piatti di pesce di mare (la triglia e il merluzzo nero), un pò troppo “coperti” dal contesto ci sono parsi l’anguilla, il lavarello e la scottona.
FM , Fabrizio Mantovani a Faenza
Il locale si evolve come la cucina di Fabrizio, ma rimane saldamente fedele allo stile originario: un ambiente composito, sembrano 3 ristoranti in uno, ma se cambia lo scenario non muta la proposta (salvo nel piccolo bar bistrò). Proposta che più varia non si può, d’altronde siamo in presenza di uno degli chef più creativi e inesauribili d’Italia, Fabrizio Mantovani, fisico asciutto e minuto, ma sorprendente per energia e capacità lavorativa. Travolge il cliente con un festival di sapori, colori, dando una complessiva sensazione di allegria e giocosità che non possiamo non plaudire considerando anche il costo (moderato) e la qualità dell’ambiente e del servizio. Certo la quantità delle proposte nuoce alla precisione delle stesse, ma si esce alla fine conquistati dall’esuberanza di questo giovane chef così pieno di idee.
