E così Daniele e Claudio provano a fare un passo in avanti. Lasciano il vecchio Tino, in confronto a questo un “tinello”, piccolo e celato in una viuzza di Ostia, per questo nuovo locale affacciato sul portocanale. Ben altri spazi, scorci e panorami che permetteranno loro a breve di avere perfino una Spa accanto alla sala per chi si volesse ritemprare (oltre al porto a breve distanza è l’aeroporto). Al mattino si fa colazione con la brioche di casa, poi la formula bistrò e quella più impegnativa della sala gourmet al piano di sopra. Qui la sala offre un bell’impatto ed in effetti i tavoli vanno a ruba: sold out quando siamo arrivati (senza prenotare) e quindi ci siamo accontentati di un aperitivo (meglio il gambero della capesanta). Torneremo.
Porzioni Cremona
Una bella storia quella di Genuino Del Duca. Ex carabiniere a Volterra, poi si improvvisa ristoratore e scopre nella moglie Ivana indubbie doti ai fornelli. Ma Genuino oltre alla capacità lavorativa ci mette passione genuina come il suo nome: ama i prodotti e fin dall’inizio non cerca strade facili e compromessi. Il suo prosciutto viene dall’Abruzzo, da dove è nato ed affina a lungo, i formaggi sono i migliori della zona e così via. Ma la grande passione è il vino, così quando costruisce il bell’agriturismo Marcampo in spettacolare posizione sulle Balze, Genuino pianta la sua prima vigna su quei terreni dove quasi nessuno si era avventurato con il vino e oggi raddoppia con nuovi vigneti. Il vino è buono ora, aspettiamo che la vigna invecchi e sarà ancora migliore. Bravo Genuino, come tutta la famiglia che gli è intorno e che abbiamo visto nascere dai tempi del primo ristorante alle Saline.
Pranzo ad alto livello, grazie a Guido Folonari che ci ha abituato da tempo a grandi vini. Dal brut reserve Heidsieck ai nuovi bianchi dell’Alto Adige, passando attraverso barolo, brunello e bolgheri (difficile fare la classifica) per chiudere a sorpresa con un fantastico Oenotheque Charles Heidsieck di antica data. Guido è anche un piacevolissimo commensale e il pranzo è veramente volato via. Eravamo all’Enoteca al Parlamento, regno da un paio di anni di Massimo Viglietti, che per carattere è l’opposto di Guido, uno chef schivo e taciturno, che però ha indubbiamente talento, non si tira indietro, e ama il rischio. L’inizio è una splendida zuppa di fagioli, meno entusiasmanti ci sono sembrati il coniglio e la guancia, mentre buono il più tranquillo dessert.
Un invito gradito per una serata piacevolissima: vuoi per ritrovare Adriano Baldassarre chef di ormai lunga e solida esprienza, vuoi per i vini di Marramiero serviti in Jeroboam che ben si adattano ad una cena conviviale. Il nuovo Tordomatto rispetto al primo, a quello di Zagarolo, è più grande, meno pretenzioso, sorprendentemente con prezzi più abbordabili e sicuramente più comodo per noi cittadini. Dal vecchio al nuovo Adriano è andato abbastanza in giro, compresi due anni in India che crediamo lo abbiamo non poco segnato e saremmo curiosi di assaggiare qualche ricetta “contaminata”. Pensiamo quindi che avrà molte cose da raccontare, ma stasera è una cena speciale basata su grandi vini classici serviti in doppio magnum e anche Adriano propone i suoi classici che comunque lasciano il segno (positivo) con al vertice un ottimo agnello. Curiosità, ha di fronte (o quasi) il panificio di Bonci, ma preferisce farsi il pane da solo, ed è buonissimo. Complimenti a lui e ad Enrico Marramiero che con semplicità e immediatezza ha introdotto i suoi vini, senzza inutili ghirigori, tanto parlavano da soli, e bene.
La bellezza del Bikini è fuori discussione: siamo in un contesto naturale quasi unico (con Capo la Gala, che è accanto), una piccola cala, una bella spiaggia e la costa che scende ripida e si chiude a mezzaluna offrendo scorci bellissimi. E’ un teatro naturale ed è anche un teatro per gli eventi, primo fra tutti la Festa a Vico che qui viene ogni anno regolarmente ospitata. Tanti anni fa la famiglia Scarsella ne ha sviluppato l’ospitalità con il padre Riccardo e ora il figlio Giorgio aiutato dalle sorelle. In attesa di futuri e promettenti sviluppi, ci godiamo la vista, il sole e anche la cucina del Bikini, che è affidata a Domenico De Simone aiutato dal cugino Antonio De Simone. Una cucina di buona fattura, non priva di qualche ambizione. Punti di forza il buon fritto (su tutti i fagottelli iniziali), e due ricette tipiche del luogo: la pasta ai “limoni di mare” che vengono pescati sulla scogliera, e le tracchie, ricetta tradizionale di terra. Il resto scorre bene con qualche concentrazione eccessiva e qualche contaminazione di troppo.
Ci è sempre piaciuto questo bell’albergo che domina Vico e la spiaggia di Seiano con ampia vista sul Golfo di Napoli. La struttura è curata ed elegante, la sala luminosa e la cucina ampia. Ci sono tutte le premesse di un buon ristorante ed in effetti qui si è sempre mangiato più che bene. Prima con Michele De Leo, poi con Vincenzo Guarino, ed ora che è andato via, eravamo curiosi di vedere all’opera Marco Del Sorbo (con Guarino per molti anni). L’impressione è più che buona, Marco si esprime su un buon livello e con qualche spunto anche originale, il che è ulteriore bonus. I piatti sono ben presentati e alcune ricette veramente centrate come ad esempio la zattera di alici. Anche la sala è piacevole, Mario De Martino ti mette a tuo agio scegliendo il vino giusto (e anche bicchieri di gran pregio). Ci frena solo qualche piccola imperfezzione e soprattutto una pasticceria generosa, ma non precisa come vorremmo. Cercheremo di tornare presto per un ulteriore conferma, ma già il posto merita secondo noi una calda segnalazione.
Dopo la parentesi di Baldassare riapre questo bell’ “angolo” dell’Aventino, versante di San Saba: un piccolo gioiello di poche camere, circondato da terrazze, in alto sulla via, mentre sul piano strada, oltre l’ingresso, è un bel bar che per ora ha gestione separata, anche se la proprietà è la stessa. Qui è arrivato Marco Martini, giovane chef romano, tra i pochi che ci sembra riescono con successo a dar nuova luce ai classici della cucina romana che sono pochi, ma sembrano tetragoni (carbonara, matriciana, cacio e pepe). E non sono solo nuove riletture dei grandi classici, ma anche soluzioni inedite, vedi ad esempio gli spaghetti ai frutti di mare e caccia, e il piccione con carrube. Marco riesce a divertire, pensiamo ai tanti divertissement iniziali, riesce a sedurre con l’elegante triangolo di parmigiana, riesce a sorprendere con il buon cannellone dolce. Qua e là qualche piccola sbavatura (il porchetta bun troppo pesante, la ricciola un pò coperta, il chupa chupa invasivo), ma sono piccole cose, pensando poi che la cucina è appena avviata. L’unico vero problema rilevato è la temperatura dei piatti che nonostante l’estate incipiente arrivano un pò troppo tiepidi, ma sarà di facile risoluzione con un riscaldo, e qualche problema di rodaggio inel servizio di sala. Ma Marco Martini ci sembra assai ben partito, e vedremo dove sarà capace di arrivare. Con lui e con Paola Apollaro e Andrea Farletti co-titolari, una squadra fedele: in cucina Enzo Paolicelli, Dino Felici, Lorenzo Mancino, Simone Carmignani, Gianluca Durillo; in sala Antonio Maura, Giuseppe Rastelli, Daniel Bovary; al bar Luigi Di Coccio, Francesco Monticelli.
Conosciamo da 30 anni (e forse più) i Cotarella, ma non eravamo mai venuti a Falesco. Colmiamo la lacuna e scopriamo quest’angolo di territorio molto bello che fa ponte tra Lazio e Umbria, come la vigne che stanno più di là (verso Castiglione e Montefiascone) che di qua (in provincia d Terni) dove però è la cantina. La professionalità dei due grandi fratelli Riccardo e Renzo è fuori discussione, l’azienda è sempre più in mano della nuova generazione, tre figlie attivissime con Dominga (figlia di Riccardo) che è la più proiettata verso l’esterno (commerciale e pubbliche relazioni). Parliamo con Lei degli sviluppi futuri e del grosso investimento in atto che in vigna va nella direzione del syrah e del viognier e per l’azienda nel recupero del borgo vicino alla Cantina.
Conoscevamo già il Boscareto, ma non Pasquale Laera che qui è arrivato dopo le sue importanti esperienze con Tonino Cannavacciuolo che segue sempre anche questo elegante ristorante. Dove inizia Cannavacciauolo e dove Laera? E’ difficile dirlo, ma di sicuro anche quest’ultimo è ben preparato e ha recentemente aggiunto al suo bagaglio un passaggio al Geranium di Rasmus Kofoed, chef di finissima tecnica. Le aspettative ci sono tutte e infatti quello che arriva al tavolo non è poco: una serie di ricette eleganti, dove la tecnica non manca, dove l’estetica gioca spesso un ruolo importante, dove si tende a strafare con qualche passaggio e ingrediente di troppo, ma c’è anche la voglia di stupire e di lasciare il segno. La serie iniziale degli stuzzichini è impeccabile, i tanti antipasti sono a volte ridondanti (cioè tanto lavoro per molta ma non tanta bontà) ma il livello rimane comunque alto. Una piccola delusione sono i due primi (coraggiosa comunque la scelta di non servire una pasta fresca nelle Langhe), non solo pesanti, ma anche esteticamente poco raffinati. Il cammino riprende con degli ottimi secondi e e si chiude con dei dessert buoni ma anche qui forse eccessivamente lavorati. Ma nel complesso un menù di forte spessore tecnico, coraggioso, che denota un grande lavoro in cucina di una brigata di sicuro ben preparata e coesa.
C’è una categoria a parte tra i ristoranti: quella delle “wunderkammer”, dei locali ripieni di ogni collezzione, oggetti, ricordi e memorie che si sono stratificati negli anni. Al nord ci viene in mente ad esempio Onkel Taa, questo invece è comodamente posto a mezza costa sulle pendici dell’Etna. E’ anche chioccola slow food, questo per dire che c’è anche cura e attenzione alla materia prima. Ma certo è che, nonostante gli sforzi di Rossario Grasso, simpatico e onnipresente titolare, l’occhio viene attratto dall’ innumerevole serie di oggetti che ogni angolo mostra con dovizia più che dai piatti proposti tra i quali comunque è da segnalare la carne alla griglia.
