9 anni fa fece scalpore! Un locale di due stelle michelin che improvvisamente chiude e lo chef vola via a Mosca! Con il senno di poi pensiamo che Nino Graziano abbia fatto le scelte giuste, anticipando probabilmente i tempi. E’ arrivato in questo locale, tra i primi a proporre una cucina di classe italiana a Mosca, e l’ha condotto a fama e successo. Un locale elegante dentro, con un’ampia veranda fuori, che accoglie circa 150 coperti, una ricca clientela che spende mediamente 200 euro. Qui si stappano bottiglie da sogno italiane e francesi, qui quando arriva il tartufo si affetta senza tregua, qui la cucina rimane comunque sempre in primo piano. E’ affidata a Giuseppe Davì, originario di Rovigo, sottile e sveglio, ormai anche lui ben ambientatosi in loco, che propone una cucina moderna e ben presentata. Nino è lo chef di riferimento di un gruppo che annovera una ventina di locali importanti e ora segue in particolare, oltre al Semifreddo, il locale ultimo nato: la Bottega Siciliana aperta proprio sulla Piazza Rossa.
Ristorazione&Ospitalità
Aromi, Pietro Rongoni a Mosca
Quante volte l’abbiamo incontrato in giro per il mondo con i GVCI (l’associazione degli chef italiani nel mondo alla quale da tanti anni Pietro è associato e apporta un contributo fondamentale)? E conosciamo bene anche la sua cucina, i suoi ottimi risotti fatti a volte nell’emergenza quotidiana di quando si improvvisa una ricetta con quello che si trova in un paese lontano. Una persona disponibile, un professionista attento, che è qui da tanti anni e che gode fama e rispetto. Aromi si divide in due livelli accomunati dalla qualità dell’ambiente e del servizio e in ambedue troverete una cucina italiana classica, di radici lombarde. Ci siamo rilassati e come aperitivo invece di uno stuzzichino ecco arrivare dei buoni spaghetti fumanti!
Nato 5 anni fa come Calvados, ristorante francese d’avanguardia, con alla guida Alain Llorca, uno dei migliori e giovani chef francesi. Ma dopo meno di due anni gettava la spugna lui e la cucina francese con l’arrivo del giovane Luigi Ferraro, allora poco più che 30enne (ora 33 anni). Calabrese (costa jonica), ha girato mezzo mondo, dall’Egitto all’Inghilterra, dalla Germania ai Caraibi, prima di arrivare qui. Tanti giri non gli hanno confuso le idee, come spesso accade, ma ha conservato un acuto senso dell’equilibrio, una lucidità lodevole come ci confermano i piatti che ci vengono serviti. Siamo in un ristorante senza dubbio di lusso, dove un Lupicaia costa 500 euro e un Solaia il doppio, dove l’arredo è austero ed elegante, il servizio formale, il sommelier giovane e preparato. E Luigi ci fa iniziare molto bene questo nostro giro di Mosca con dei piatti di ottimo livello.
Già ci aveva colpito qualche anno fa all’enoteca Vinalia. Poi il terremoto ne ha interrotto il percorso che fortunatamente è ripreso in questo piacevole Relais di campagna alle porte della città, sotto l’Abbazia di Collemaggio. William Zonfa è ancora giovanissimo, ma ha le idee chiare: la sua cucina è didascalica, da manuale. Pochi ingredienti, a volte i canonici 3 per ogni ricetta, materie prime buone, del territorio, con pochi azzardi ad andar troppo lontano. Cotture corrette, condimenti limitati, e quasi banditi ogni tipo di intingolo per una cucina che tende all’asciutto, al magro, alla somma dei semplici sapori. Sono tutte cose degne di lode e sorprendenti ad un’età dove in genere chi è capace tende a strafare e a sbalordire, mentre qui giudiziosamente si preferisce la sottoesposizione. Lode a William, ma poi con il tempo e una maggiore esperienza, gli chiederemo comunque di inserire, conmantenendo misura e modestia, qualche complessità maggiore.
L’Osteria di Corrado ad Avezzano
Enoteca con osteria, come tante altre pensiamo, però qui siamo ad Avezzano e già trovare un’enoteca ben fornita fa notizia. La seconda cosa che ci incuriosisce è il cartello: I vini del dissenso. Ecco pensiamo, un altro talebano dei vini naturali. E in effetti Corrado Giampietro, il titolare e anima del locale, questi vini li ama, ma li sa anche giudicare e discernere quello che solo luccica e quello che ti conquista, come ad esempio la piacevolissima malvasia rosa di Donati (etichetta a parte). E così tra un buon tagliere e qualche stuzzichino il freddo che è fuori si dimentica e le ore passano liete. Evviva la convivialità e segnatevi questo posto.
Si ammira lo sforzo di questa famiglia, non solo per far sentire a proprio agio il commensale, ma anche per cercare di offrire una ristorazione di alto livello. Ed è apprezzabile la crescita degli ultimi anni, grazie all’impegno di Antonello in sala e Nadia in cucina. Si mangia bene e ad un buon livello, ed è un posto che merita la sosta e anche una deviazione, ma manca ancora qualcosa da un punto di vista tecnico (negli equilibri del piatto, nel sottilineare un abbinamento, nel caratterizzare un ingrediente, nella finezza della presentazione). Però si avverte la passione e la dedizione che c’è dietro e con un piccolo ulteriore sforzo (e con qualche maggiore stimolo da parte della clientela) potremmo avere un’altra bella tavola legata alla montagna.
Tra boschi e frazioni di borghi un pò dimenticati, sotto l’occhio vigile del Gran Sasso, una struttura che non ti aspetti! Ampia, moderna, realizzata senza risparmio con un occhio ai particolari, si articola con parcheggio, giardino, sala conferenze, sala cerimonie, spettacolare cantina, camere sapziose e ovviamente un ristorante. Di quest’ultimo parleremo a parte. A gestire l’astronave la famiglia Moscardi.
Non è semplice con moglie e figli cambiare la propria vita a 47 anni. Giuseppe Todisco ci ha provato ed è anche riuscito nell’impresa. Ieri era un professionista avvilito e disilluso, oggi è uno chef contento e di successo. Tutto questo in 5 anni di Mosca, e gli ultimi 3 in questo ristorante che ha decretato definitivamente il suo talento. L’avevamo conosciuto anni fa e lo ritroviamo fresco e pimpante, orgoglioso giustamente delle proprie scelte. Un pò di nostalgia? quella non manca mai, indicandoci con il dito sulla mappa d’Italia la sua città natale: Bisceglie.
Rimane sempre una delle soste migliori e più serene dell’anno, grazie alla bella cucina che da anni i fratelli Serva riescono a proporre con lodevole e sorprendente continuità. Grazie a loro abbiamo scoperto che il pesce d’acqua dolce può regalare emozioni che non sono seconde a nessuno, ma pensare che si viene qui per mangiare solo quello sarebbe anche riduttivo. Basti pensare ai piatti che presentiamo dove secondo noi è il piccione (del luogo, straordinario) a cui diamo la palma, seguito dai dolci anche questi sempre di ottimo livello. Nel pesce si passa dall’eleganza suprema della carpa alla versatilità della trilogia del luccio, mentre abbiamo trovato leggermente disarmonica la trota e da mettere ancora più a fuoco il cannellone di coregone, buono ma fin troppo intenso.
10 anni di Pagliaccio, anni non solo di rose e fiori, di riconoscimenti importanti, ma anche densi di problemi e di sacrifici. Però dopo 10 anni Marion ed Anthony posso tirare un sospiro di sollievo e brindare con ottimismo (magari con cautela, visto i tempi che corrono). Ma di certo hanno raggiunto traguardi invidiabili e grande notorietà. Per noi se la meritano tutta, pensando anche alle tante disillusioni dei due anni precedenti l’apertura dove le hanno provate tutte, hanno avuto opportunità, ma anche grandi delusioni. Oggi tutto questo sembra lontano, ci accolgono con un ambiente rinnovato per l’occasione (e ci sembra più funzionale), con un menù intrigante, dove al solito Anthony ha il timore non non spingere fino in fondo l’acceleratore,( ma va bene anche così), con dei vini da sballo dove svetta il brunello di Pian dell’Orino. Insomma una serata da ricordare, che non ci siamo goduta fino in fondo, ma per nostri problemi, non per i loro. Grazie ancora!
