Un piccolo albergo a 3 stelle che non nasconde insidie e che si rivela una piacevole scoperta. Ad un passo da piazza Grande ha pure un parcheggio, ma soprattutto ha calore e identità con qualche soluzione indovinata come la prima colazione semplice ma non banale. Hotel Cervetta nell’omonima via, traversa di Canalchiaro.
Ristorazione&Ospitalità
Una novità importante questa Stazione di Posta che si è aperta nell’area dell’ex Mattatoio. Un’area che si sta trasformando e diventando un polo di attrazione culturale nel cuore di Roma. Il locale è bellissimo, moderno, si respira un’aria internazionale e oltre a degli ampi spazi interni, offre un’area all’ aperto praticamente sconfinata dove erano un tempo gli antichi recinti. La prima virtù si scopre al banco del bar, dove un vero professionista del bere miscelato prepara cocktails affascinanti nei nomi e nella presentazione (a noi piace poco e ci scusiamo, ma ci fa piacere che quest’arte venga portata avanti). In cucina è Marco Martini che dopo anni di Antonello Colonna e qualche divagazione all’estero sembra ormai pronto per dire la sua con piena responsabilità. Il risultato è una cucina scintillante, molto giocosa come ormai è di moda, tendente al dolciastro per qualche contaminazione assorbita nei viaggi all’estero (ma questa tendenza si trova ormai spesso pure da noi), lodevole per la scelta di utilizzare molti ingredienti poveri (evviva il pollo!), trasversale e moderna negli accostamenti. Marco è pieno di entusiasmo e di energia e a volte queste doti si portano dietro irruenza e approssimazione e gli equilibri delle ricette ne soffrono un pò. Ma siamo ancora in fase di rodaggio e non possiamo che prevedere una rapida ascesa di questo bel locale tra quelli amati dai gourmet che passano per Roma. I piatti migliori, tra i tanti che ci sono stati portati al tavolo: il delizioso uovo alla carbonara, il tris molto elegante di calamaro, le divertenti alette di pollo e il già celebrato (a Emergente Centro a Firenze) galletto alla diavola. Un pò sottotono questa volta le paste ripiene e i due dessert.
Un bel locale alla Balduina condotto da un team di giovanissimi, dal titolare alla cucina passando per la sala. Le note migliori arrivano proprio da quest’ultima con Daniele Natalino, concorrente di Emergente Sala che si destreggia bene tra bottiglie di tutti i tipi. In cucina Emanuele, eseprienze romane importanti, e Aurora che ha girato di più in Inghilterra. I piatti migliori? I gamberi con porcini, piacioni, ma buoni; il galletto croccante ben accompagnato dalla crema yogurt; un pò ingenui invece i dessert.
Un palazzo storico con tanta storia e storie da raccontare, aperto da qualche anno all’ospitalità e alla ristorazione. Qui è arrivato, ormai da tempo, Giuseppe Ricchebuono conosciuto anni fa alla Fornace di Barbablù (ora chiusa), e che qui continua a proporre la sua cucina soprattutto di mare, varia ed elegante. Anche la sala gira bene grazie al giovanissimo e appassionato figlio dei titolari e tra arredo di pregio e vista sulla bella cittadina di Noli, le ore passano davvero liete. Una lunga e convincente serie di assaggi mette in evidenza un abile utilizzo di pesce azzurro, un notevole senso cromatico ed estetico, un’abbinamento sapiente pesce verdura declinato in tante varianti. Meno ci hanno convinto i due primi con i tortelli un pò sovrastati dalla zuppetta di pomodori e dalla crema di fagioli.
Da quasi 25 anni un indirizzo sempre affidabile e costante nel tempo grazie alla sua cucina di solide basi territoriali che non invecchia e che si riassaggia sempre con piacere. Anche perchè la tradizione viene affrontata con mano leggera, le materie prime scelte con attenzione e il tutto proposto sempre con passione e signorilità. Ottima la battuta di carne, intrigante il connubio porcini e pesche, classico il risotto….per chi non ama le avventure in cucina, un indirizzo raccomandabile.
Piccolo bistrot con un’anima, anzi due.In sala Enrico si muove con efficienza e gestisce praticamente da solo i tavoli (non sono comunque molti, meglio prenotare). In cucina Angelo Koyfalas, origine greca, ma italiano al 100%, ci propone una cucina interessante piacevole moderna. Il titolo nasce dalla passione per la cucina sottovuoto che, se ben applicata, presenta sicuramente dei vantaggi salutari, organizzativi e organolettici non trascurabili, ma sarebbe riduttivo pensare che il menù sia un solo esercizio di tecnica per altro monotematica. Il polpo ad esempio merita la citazione per come riesce ad essere allo stesso tempo morbido e saporito, le animelle seguono a ruota. Ci è piaciuto anche il dessert, mentre una nota critica va ai ravioli dove la farcia è inavvertita e coperta dalla salsa con troppo coriandolo.
Tano passami l’olio a Milano
Bella e piacevole serata da Tano: eleganti ricette e eleganti bollicine del Trentodoc. I piatti migliori? il tiramisù, l’uovo di quaglia caramellato e l’anatra laccata. Meno ci son piaciute le capesante e le animelle. Ma il vero personaggio è Tano che finisce con esibirsi pure alla lampada!
Dietro c’è lo stesso gruppo di persone che sono dietro al Picasso e del Dry, ma senza Berton troppo impegnato ormai ad aprire il suo nuovo ristorante. Questo Turbigo (dal nome di un comune lungo il Naviglio) nasce dentro al delizioso Maison Borella, un boutique hotel che si affaccia sul Naviglio, e offre un ambiente accattivamente e costruito ad hoc per passare una serata piacevole e un pò più intima degli altri due indirizzi sopracitati. In cucina è uno chef giovane che vanta un importante percorso formativo: Barbieri, Lavarra e Baiocco e che si presenta giudiziosamente con un menù decifrabile e abbordabile ben strutturato e vario. Un nuovo indirizzo che segnaliamo ai gourmet di Milano.
Appena aldilà della tangenziale, ecco un posto curioso, una baita di montagna affacciata ad un laghetto con una bella terrazza frequentata in estate. Qui Cristian si diletta su più fronti: gelati, pasticceria, ottimi panettoni e ovviamente non ultimo la ristorazione. Aiutato dalla moglie Manuela si divide tra le varie alternative del locale accontentando tutti: donne e bambini, passanti e clienti, chi per l’asporto e chi per consumare in loco. Il risultato è soddisfacente e il prezzo competitivo.
