Non l’abbiamo provato ma ci ha fatto una buona impressione questo locale da poco aperto nel centro storico di Firenze. Vegetariano, Vegano e Macrobiotico….sono parole impegnative ma che ci sembrano vengano ben coniugate con questo ambiente fresco e rilassante. Eccellente è anche l’ampia offerta di tè e infusi particolari.
Ristorazione&Ospitalità
Da tantissimi anni conosciamo la Pergola. Ci ritorniamo con Barbara e Albert Sapere per trovare ora i figli in campo (ma la mamma è sempre dietro le quinte) e con il forno a legna che propone buone pizze in alternativa alla più classica cucina tradizionale. C’è sempre stata attenzione in questo locale alla carta dei vini e alle buone maniere, attenzione che permane, senza spocchia e presunzione. Insomma è una sosta semplice e piacevole.
Siamo alla terza generazione: quanta strada dal piccolo capanno che vendeva bibite ai primi bagnanti che ricercavano un pò di serenità sulla spiaggia di Miramare dopo gli anni bui della guerra! Era appunto il 1946 e anno dopo anno il Capanno è cresciuto fino a spiccare una diecina di anni fa il salto grazie all’impegno dei due fratelli Gianluca e Gian Paolo, il primo in sala, il secondo in cucina, autodidatta attento e capace. Ora la struttura è pulita ed ospitale, come la sala e la cucina và dritta allo scopo puntando con chiarezza sul pesce con gusto deciso e netto. Solo il piatto con le mazzancolle ci è sembrato stranamente francesizzante, il resto ci ha pienamente convinto con due punte di eccellenza: la penetrante bassa marea, un ottimo piatto di crudità, e ancora di più la ficcante e piccante minestra di seppie con pasta fresca, un piatto che ti rimane nella mente e nel palato.
Bella è questa piccola dimora nobiliare aperta all’ospitalità dopo un attento restauro, per molti versi anche innovativo per alcune soluzioni scelte. Tutto è molto gradevole e funzionale, un pò meno il servizio in quanto funziona forse più da residence, ed è adatto a chi deve passarci alcuni giorni.
La Locanda dell’Asino ad Alassio
Il locale è curioso, dal singolare nome, all’indiscutibile contrasto tra l’ospitalità mediocre delle camere e l’indubbia ambizione del ristorante. Una saletta separata ospita il cosiddetto fine dining dove ci ritroviamo in mezzo ad una clientela elegante (e c’è anche il produttore di un ottimo moscato) e dove ritroviamo una vecchia (nel senso del tempo trascorso) conoscenza: Giorgio Servetto il bravo aiuto di Ricchebuono alla Fornace di Vado. Era bravino un tempo, oggi lo è molto di più e si presenta subito con un pane e dei grissini ottimi, per proseguire con una serie di piatti che declinano il pescato locale con misura corretta e logica costruzione del piatto. Sono pochi in cucina e quindi si deve un pò arrangiare, ma il risultato anche se non è stellare, è sicuramente apprezzabile. Buono il gambero con sedano croccante, delicato il calamaro ripieno, insoliti i cappellacci di scorzonera, notevole il petto di anatra coraggiosamente piccante. Meno centrati l’involtino di sogliola, la triglia con i cardi (passata di cottura e sovrastata dalla salsa) e i cappellacci di lumache. Da migliorare il servizio, ma cortese l’accoglienza del titolare e buon finale con un dessert non molto elegante, ma sicuramente buono e abbinato al moscato di cui sopra, un Ca’D’Gal di ben 6 anni da ricordare.
Salire a Carpasio merita uno sforzo non indifferente, ma sarete ripagati da un paesino arroccato e da questo locale assolutamente inaspettato gestito da Antonio Gallese, che offre un arredo curato e sontuoso che rievoca il tabarin, con dei tavoli comodi e una sorprendente parete di roccia viva sullo sfondo. Ulteriore sorpresa viene dalla cucina. Ci aspettavamo piatti sovrabbondanti e un tantino grevi, e invece grazie alle giovanissime mani di due sorelle che insieme fanno meno di mezzo secolo, ecco una serie di assaggi sostanzialmente corretti che ci fanno suggerire ad Althea di continuare per questa strada ma anche cercare di affinarsi con ulteriori esperienze in giro. Siamo con gli amici venuti ad assistere al Bocuse d’Or, ma è di Marco Olivieri il merito di averci condotto fin quassù.
Nuova aria in casa Alia. I due fratelli hanno deciso (saggiamente) di dividersi i compiti. Pinuccio segue ora l’ospitalità, mentre Gaetano (con la moglie Daniela) gestisce il ristorante. Senza nulla togliere alla professionalità del primo, certo è che con Gaetano (sempre entusiasta , solare e sorridente) il visitatore trova un ambiente più diretto immediato e piacevole dove trascorrere una sosta serena. La cucina poggia le basi su una serie di ricette classiche che si sono affinate in oltre 30 anni di attività, in sala la moglie Daniela partecipa il nuovo corso, mentre la loro figlia Lucia si lancia in una piccola produzione artigianale di rosoli. Insomma dopo 30 anni nuovi stimoli sembrano essere arrivati, anche se è troppo presto per dare un giudizio.
Sono giovani e in gamba e con la voglia di lavorare. Hanno rilevato sette anni fa questo storico locale del centro di Cosenza, messo in valore la bella griglia a vista che fa da schermo alla cucina e ridato smalto alla cucina con una linea carnivora semplice e di sostanza. Poi a 100 metri è arrivata la pizzeria dove si fanno numeri con la pizza e con qualche semplice piatto tipico, e recentemente gestiscno anche una bella Villa per i ricevimenti. Insomma Francesco in sala e Ivan in cucina non se la tirano, ma tirano avanti, per la loro strada.
Notevole è la crescita di Luca Abbruzzino, che partendo quasi da zero, anche se cresciuto in odor di cucina, in soli tre anni è arrivato alla stella Michelin, ed ha solamente 24 anni. I suoi meriti sono tanti, i sacrifici pure come gli stages lontano da casa (da Don Alfonso, Uliassi e Crippa). Meriti che vanno comunque anche divisi con il padre Antonio, un professionista di valore che per anni ha lavorato come consulente viaggiando molto per ritornare a casa qualche anno fa ed aprire il ristorante e che, quando ha visto il figlio affrontare con passione questo lavoro, lo ha incoraggiato, gli ha dato tutto lo spazio necessario e lo ha spinto in avanti mentre Lui ha fatto un mezzo passo indietro. Siamo nel versante che dalla città va’ verso Catanzaro Lido, in un quartiere nuovo residenziale, non facilissimo da trovare, ma alla fine sarete più che appagati da una cucina piena di stimoli, moderna, che alterna proposte più innovative (probabilmente dovute a Luca) a piatti più di sostanza (la mano diAntonio?) in una piacevole gara dove alla fine vince il cliente soddisfatto. I piatti migliori? i crostini di tonno all’nduja, i gamberi con quinoa, il baccalà con mozzarella e il dessert. Leggermente in secondo piano i due primi con il risotto troppo mantecato e la pasta troppa cotta. Ultima annotazione è sul prezzo: venite tranquilli, tra le stelle michelin è forse la meno costosa.
A Catanzaro, ci dispiace dirlo, non c’è molto per quanto riguarda un’ospitalità curata. E’ bello quindi poter segnalare qualcosa di diverso anche se non è proprio nel centro storico e bisogna fare qualche chilometro verso il mare. L’abbiamo scoperto grazie a Antonio Abbruzzino, ristorante omonimo che merita la visita e che ha alcune camere confortevoli al piano di sopra, Salotto Art, e la Villa Habib sul retro, stessa gestione.
