Era vicino alla location di Cooking for Art e quindi ci siamo capitati un paio di volte. Molti sono i punti a favore: sempre aperto tutti i giorni e fino alle 24 e, per chi fa eventi ed non ha orari, non è cosa da poco. Inoltre il personale è gentilissimo, l’ambiente gradevole e pulito, c’è sempre un omaggio magari piccolo come un cioccolatino o un biscotto che accompagna una comanda, il free WiFi funziona bene, e nel complesso la qualità dei dolci e del salato supera la sufficienza mantenendo un buon rapporto prezzo qualità.
Ristorazione&Ospitalità
Magna Pars, un albergo già bello ora, che si appresta ad diventare ancora migliore e più completo con la nuova ala che sarà pronta per l’Expò. Le camere sono a due livelli, quasi piccoli appartamenti e gli spazi grandi accompagnano il Cliente lungo le aree comuni e nel ristorante. Qui un bel buffet della prima colazione soddisfa anche il palato fine del gourmet, ed il ristorante è affidato all’esperto Fulvio Siccardi. Meritatamente l’Hotel ha vinto il Premio Travelnews.
Non ci venivamo da anni e dobbiamo dire che l’albergo è diventato particolarmente gradevole ed accogliente. Si respira un’aria un pò sofisticata, di stampo classico e non trendy, che trasmette un messaggio di affidabilità e garanzia. C’è attenzione anche per il breakfast che, come ci conferma l’esperto Eugenio Rigo direttore della struttura, rappresenta il prototipo messo a punto con l’Università di Pollenzo, e che una volta rodato si estenderà alle altre strutture del gruppo. E’ in effetti tutto buono e ben organizzato, con l’eccellenza nella qualità di certe scelte, pensiamo agli affettati e ai formaggi.
Formicoso, segnatevi questo nome, non conosciamo il borgo, ma ne abbiamo assaggiato l’ agnello…. straordinario, forse il migliore mai assaggiato prima. Lo dobbiamo all’Oasis, alla famiglia Fischetti, straordinaria pure Lei come e più dell’agnello stesso. Prima e dopo altre delizie dalle zuppe ai tagliolini dai ravioli al baccalà, per non parlare dei formaggi. Insomma questo è un luogo di delizie che conosciamo da quando esiste, quando ci accolse mamma Giuseppina Pagliarulo e i figli Carmine Puccio Nicola (tutti ora in sala con Raffaella moglie di Puccio) e le figlie Lina e Maria Luisa (ora in cucina con Serena terza generazione e Maria Grazia moglie di Carmine) erano alle prime armi. Ora sono cresciuti e sono rimasti uniti, formano un gruppo formidabile e offrono una delle migliori cucine familiari d’Italia. Piatti che non hanno e non vogliono avere eccessiva presunzione estetica (che d’altronde sarebbe fuori tono nel semplice contesto irpino), ma che vanno diritti al cuore con sapori netti e precisi che emozionano. Una cucina che si conserva così da 25 anni e che speriamo rimanga tale senza contaminazioni, pasticceria a parte (unico settore dove c’è spazio a miglioramenti).
In poco più di un anno l’apertura di questo nuovo e bel ristorante, la vittoria al Premio Miglior Chef Emergente 2013, ed ora la stella Michelin. Un anno di fatiche intense, ma anche di importanti riconoscimenti. Sia lode a Lui, ma anche ai suoi collaboratori: Enzo Paolicelli sous chef, Luigi Dicioccio l’esperto barman, Andrea Farletti in sala. Brindiamo, ed è anche l’occasione per assaggiare gli ultimi piatti che confermano verve e capacità non da poco. Volano in alto i decisi tortelli alla mortadella e un perfetto piccione, fantasiosi e allegri gli altri assaggi, con una sola nota negativa, i rotolini di faraona, un pò deludenti.
L’idea è intelligente: dare agli allievi della Scuola di Cucina la responsabilità di gestire un ristorante come fase finale di formazione. E’ nato così il primo “Spazio” a Rivisondoli in quello che era il primo Reale di Niko. Ora lo Spazio sbarca a Roma ed è facile prevedere che si replicherà per il successo della formula che tra l’altro ha vari pregi: il costo competitivo, il menù compatto e vario, l’assenza dei camerieri con i piatti serviti e raccontati al tavolo direttemente dai ragazzi di cucina a turno. Affollata la presentazione alla stampa romana con un Niko emozionato e un Farinetti sempre a ruota libera.
Ultima sera da Bice, storico ristorante italiano condotto con grande sicurezza ed efficienza da Piero Giglio. Qui sono ospiti i Vineis, padre e figlio, che presentano un menù piemontese di grande effetto che riscuote in effetti un grande successo con pieno tutte le sere. E’ l’arrivederci a Dubai, ripartiamo al mattino seguente con Agata e Romeo per Roma, mentre sono appena arrivati i fratelli Serva. Ultimo brindisi, ciao Dubai, al prossimo Summit! E ancora complimenti agli organizzatori, in testa Rosario Scarpato e Aira Piva.
Girare per le due torri del Grosvenor House ci si sente un pò come Alice nel paese delle meraviglie, un paese variopinto e pieno di effetti speciali dove l’Italia gioca un ruolo importante. Marco Torasso sovraintende le varie cucine, al giovane Thomas Marchi, ben coadiuvato dall’estroso Davide in sala, è affidata al cucina del K45 il bel ristorante italiano con strepitosa vista sul JBR (Jumeira Beach) e The Palm. Cucina dove non mancano gli ingredienti preziosi (crostacei e tartufi), ma dove troviamo anche il parmigiano delle vacche rosse e una mano felice negli abbinamenti. In occasione del Summit è qui come ospite Pietro D’Agostino che ripropone la sua brillante linea che ben si alterna a quella dello chef resident: piatti leggeri e ben presentati.
Grosvenor House significa due torri altissime e molto belle sia fuori che dentro, piene di contenuti: il ristorante indiano più famoso della città, uno sudamericano da oltre 500 coperti, il Buddha Bar (ancora più grande) e la chicca dell’Embassy Club che a sua volta riserva altre sorprese: una discoteca, lo Champagne Bar con la zona del “crudo”, il Vodka Bar, e infine il ristorante italiano K45 al quale dedichiamo un altro post.
Molto bello è il ristorante di Heinz Beck a Dubai, in quello che è sicuramente uno degli alberghi di maggior prestigio: il Waldorf Astoria at the Palm. Non pochi i coperti, un centinaio nella sala e altri 50 lungo la galleria esterna che gode di una bellissima vista sul palmeto e il Crescent (il ramo della Palm). Un servizio impeccabile ci accoglie, una carta di vini internazionale molto importante dove l’Italia è presente ma non in primo piano, come anche la cucina che è italiana di sostanza ma poco dichiarata come tale. In cucina (completamente a vista) ruota una consistente brigata ben diretta da Francesco Acquaviva e Walter Canzio, allievi del Maestro. Brilla pure il bravo pasticciere Francesco Soletti giovanissimo. A meno di 100 euro avrete un menù interessante e vario che parte subito alla grande con un’ottima serie di stuzzichini iniziali salati che sembrano comunque dei bonbon, e una tartare da favola. Un pò troppo condimento e pomodoro nei primi, un livello buono nei secondi (meglio la carne di ottima qualità) e si ritorna a volare con i dessert finali. Un ristorante che ci fa sentire orgogliosi per l’accoglienza, la cucina e il servizio e dove un’importante e facoltosa clientela può avere un corretto approccio alla nostra cucina.
