Chef modernissimo, ma paradossalmente anche all’antica. Esce poco e malvolentieri dalla cucina, e quando esce è per curare l’orto, cercare gli ingredienti giusti. Poi rientra e non si stacca dai fornelli o comunque dalla sua brigata con la quale perfeziona idee e ricette con concentrazione maniacale. Un tipo di chef che sta quindi scomparendo rispetto a figure molto più mediatiche e ormai esterne alla cucina, anche se secondo noi non ci sono chef di serie A o di serie B, e non è detto che chi sta sempre in cucina abbia poi alla fine sempre ragione. Sono solo modi differenti di concepire e vivere la professionalità e noi comunque apprezziamo il rigore esemplare di questo chef che sicuramente e giustamente rappresenta un simbolo, un ideale da raggiungere per molti chef. Enrico è uno che crede che su questo mondo la perfezione esiste e ci si può arrivare con tanto olio di gomito e applicazione assoluta. Per la casualità degli eventi non ci mangiavamo da 3 anni e ci ritroviamo dopo pochi giorni un’altra volta alla sua tavola. Arrivano piatti e assaggi che ci confermano tutto il buono che universalmente gli viene riconosciuto da più parti. I piatti che direttamente derivano dall’orto sono trascinanti, e la lunga sequenza non stanca mai soprattutto nella fase iniziale che non vorremmo finisse mai. Un pò dolciastro il riso, ottimo l’agnello e si finisce con un’alra brillante serie di note dolci.
Ristorazione&Ospitalità
Sara e Federico con passione e determinazione stanno realizzando il loro sogno. Un passo dopo l’altro nella giusta direzione senza sbagliarne uno. Il ristorante si conferma tra i migliori della pur ricca zona, con una cucina molto curata, leggera senza rinunciare ai sapori, ben presentata, solo un tantino troppo frammentata, ma è lo stile di Paolo Cappuccio, chef preciso, di ottima professionalità e ampia esperienza. La cantina copre qualsiasi esigenza, in sala maitre e sommelier assicurano un efficiente servizio sotto lo sguardo vigile dei titolari. Presto arriveranno la camere che completeranno questa struttura che gode di uno dei panorami migliori d’Italia, e il sogno di Sara e Fedrico sarà completamente realizzato: se lo meritano.
Difficile resistere ad un invito tutto champagne. Inoltre anche l’indirizzo sembrava sfizioso, Iodiopuro, nuovo bistrot di Christian Cavalieri e Vittorio Novani, ex de L’Hosteria del mare del centro storico. Qui siamo a un passo dalla Francescana, con un progetto sulla carta innovativo: non c’è cucina, ma solo assemblaggio e “tocco” finale nella piccola cucina a vista con le materie prime precedentemente prelavorate nel vicino laboratorio. Una soluzione che forse preannuncia una serie di locali tutti serviti dallo stesso laboratorio, una volta messo a punto lo start up. A giudicare dalla clientela la formula sembra piacere, per via dei costi competitivi che consente, senza in linea di principio cedere sulla qualità. Quello da noi provato non ci ha entusiasmato, ma forse eravamo troppo presi a seguire lo champagne. 5 etichette importate da Premiere, 5 etichette piacevoli, non troppo invadenti, tutte molto corrette, la nostra preferita? Pierre Legras blanc de blancs grand cru.
A Rachelle e Omar Capparuccini dobbiamo uno dei più accoglienti ed eleganti ristoranti della Capitale, in un’area ad alta densità ristorativa, che conserva comunque il suo fascino nonostante la massiccia invasione dei turisti. Qui si scopre un’oasi di eleganza quasi d’altri tempi per la ricchezza dell’arredo e le buone maniere. Drappeggi, prospettive, imbottiture e luci ad hoc accompagnano dall’entrata il cliente facendogli scoprire ambienti diversi che si contendono la palma del più elegante fino a quando non si scoprono le due semi alcove dove, se siete una coppia, è obbligo prenotare. A questo punto ci potrebbero servire anche la “merde” (ci si perdoni il francesismo, ma la patronne è francese), e staremmo bene lo stesso seduti comodamente su queste fini poltroncine che riprendono le tappezzerie delle pareti, specie dopo il buon Franciacorta che subito ci viene offerto (una ricca scelta di Krug apre la carta dei vini). In cucina comunque c’è un cuoco volenteroso, che si dà da fare con una carta molto ampia e con uno stile un pò ridondante e a volte datato che magari è in linea con le belle maniere un pò d’antan che ci circondano, ma che noi gradiremmo forse più spontaneo, fresco e leggero. Il piatto migliore? dei buoni tortelli di stracotto. Il peggiore? una spigola spenta in una pesante crema di patate.
Da piccolo ragazzo in pasticceria, quella dell’Hotel I Ginepri di venti anni fa, a oste e imprenditore affermato, senza perdere modestia e crescendo in qualità. Un bel cammino quello di Omar, coadiuvato dalla moglie Marina, apprezzato più volte nella prima Osteria Magona, nel centro storico di Bolgheri, che ora ritroviamo in questo bel casale tra le vigne famose di Bolgheri che presto avrà anche qualche camera al primo piano. Ci capitiamo casualmente nel pranzo offerto ai tanti amici che l’hanno aiutato nell’impresa, e brindiamo di cuore con questa bella coppia di lavoratori instancabili che continueranno a lavorare ancora di più. Infatti mentre in questo nuovo casale porteranno la cucina e le bistecche della vecchia Osteria, non abbandonano l’antico locale, ma lì proporranno una linea di cucina più veloce e pratica: sette alternative, sette menù di piccoli assaggi di cucina toscana (sempre con tanta ciccia come filo conduttore) , il tutto con sette piccoli prezzi (20-25 euro senza i vini)
Una delle migliori novità della regione la troviamo in questo bell’albergo che ha dietro un bellissimo parco e agrumeto. Giovani sono i titolari e così lo chef Mario Affinita di soli 33 anni, ma con già varie e fortunate esperienze alle spalle. E’ qui da poco più un anno e si sta facendo apprezzare per la sua cucina varia di buon livello tecnico che cavalca vari generi. Ci ha offerto una cavalcata ampia delle ricette, che ne confermano le qualità: ampia varietà di ingredienti alla base, molte le soluzioni tecniche adottate, complessità ragionata delle varie ricette (insomma non sono nè banali, nè troppo affollate). C’è a volte comunque un ingrediente ridondante e ancora più spesso qualche salsa non ben calibrata, ma per proporre carte così impegnative occorrerebbe avere alle spalle una brigata che ancora manca nell’ampiezza richiesta. Con un pò di calma, senza strafare, questo Don Geppi si deve comunque far conoscere di più perchè quello che è il problema forse maggiore è la continuità della clientela in quanto la saletta gourmet è ancora poco pubblicizzata.
I fratelli Di Gennaro in sala e soprattutto in cucina con Stefano alla guida si prenderanno cura di Voi per farVi passare una bella serata, tra le migliori della regione. Li aiuta il centro storico di Trani, tra i più belli d’Italia (anche se qui siamo ai margini), il locale pulito e fresco, la bella carta di vini e la simpatia della giovane età. Ma Stefano è anche bravo ai fornelli e ce lo conferma con una serie di preparazioni che si fanno valere. C’è una ricerca del gusto, anche troppo con delle esecuzioni leggermente molto arrotondate e abbondanti nei sapori, ma è anche quello che spesso la gente vuole. I turcinieddi ne sono un esempio, sensazionali nel gusto, ma impegnativi nella loro sostanza, sono comunque un piatto da non perdere che vale già la visita. Buoni anche i tortelli e il bel finale con dei dessert decisamente sopra la media.
Ripa a Vieste, largo ai giovani
Il centro di Vieste è da non perdere con le sue ripide viuzze che scendono dal Duomo verso la scogliera. In una di queste, tra le più suggestive è questo bel locale che esiste da tanti anni con un’offerta di cucina tradizionale pacata e corretta. Ma i figli crescono e mamma Annamaria è solare ed intelligente. Manda il primo, Andrea Miacola, in giro alle Calandre e poi per il mondo e appena ritorna ne sentiremo parlare di sicuro, ed alleva bene anche il secondo che ora, a 19 anni, comincia ad essere intraprendente, come ci confermano questi primi assaggi. Complimenti a Lui, ma anche ad Annamaria, una madre da prendere come esempio.
Ringraziamo ancora Leonardo Vescera per il bell’aiuto che ci ha dato in occasione dell’evento Corto Circuito dei Contadini e di sicuro si merita anche l’encomio per la professionalità che si respira nel suo locale. Pensiamo alla posizione, all’esclusiva darsena estiva, alla pulizia dell’arredo, alla qualità della carta dei vini dove spicca la sua predilezione per le bollicine, alla mostra del pesce che offre il meglio della ricca zona con la particolarità di crostacei come è difficile vedere in giro e frutti di mare veramente di tutti i tipi. Insomma una sosta che è difficile non apprezzare.
Una vecchia balera anni 50, diventata prima chiosco per panini e bevande, poi semplice osteria con l’avvento della famiglia Zeni, da un anno si è rinnovata, diventata più elegante ed ora propone una cucina curata di pesce, accompagnata da una sufficiente scelta di vini (soprattutto bollicine). La posizione è strategica, fronte foce del Livenza, alla fine del lembo di spiaggia occidentale del litorale di Caorle, all’angolo del lungo molo. Dei tre fratelli Mirco vi accoglie al bar o in sala alla sera dà una mano a Maristella. In cucina l’altra sorella Marcella con il marito Fabio Olmo. Sono loro a proporre una serie di piatti di cucina al cento per cento pesce, cucina ricca di sapori, elegante negli antipasti, forse un pò troppo condita nei primi piatti, con lodevole attenzione al finale dolce.
