Strade d’Arabia, una bella mostra che viene ospitata nelle spettacolari Terme di Diocleziano. Visitiamo reperti famosi, vediamo un bel video sull’oasi di Alula al centro del deserto e del nucleo di tombe scolpite nella roccia di grande suggestione. Buono anche il buffet finale, ovviamente con abbinamento analcolico.
Luigi Cremona
Una bella idea, ed è di sicuro sorprendente trovarsi sopra uno stabilimento e sentirsi in un altro mondo, in uno spazio lineare essenziale luminoso con uno specchio d’acqua ed il verde intorno. Siamo sopra al nuovo prosciuttificio Galloni, ricostruito in tempi record dopo l’incendio. Dall’idea di una sala riunione si è passati a quella di un ristorante vero e proprio ed anche questo è venuto alla fine forse perfino migliore di quanto inizialmente pensato. Ulteriore azzardo, anche questo pensiamo azzeccato, aver coinvolto uno chef giovane ma volitivo e determinato come Luca Natalini trentenne, (ex Emergente), bravo non solo a fare ricette, ma anche a coordinare e gestire la situazione. Con lui tutti giovani in cucina e la sala affidata all’esperto Andrea Forti. Insomma una bell’ambiente, ma anche una bella squadra, ed i risultati infatti arrivano al tavolo e ci permettono di assaggiare un ottimo percorso, ben presentato, vario, gustoso. Qualche pecca: un po’ troppo proteico (un vero festival dall’asino al cavallo, dalle lumache al piccione, dallo storione all’anguilla) a discapito del vegetale e qualche difetto di equilibrio qua e là soprattutto nelle paste ripiene. Ma l’essenziale inizio e l’ottimo finale dolce (brava la Yenifer, pane e pasticceria, origini columbiane) sono da lodare, ed è doveroso citare il piatto migliore che è anche il più curioso: gli spaghetti in bianco, conditi con un geniale mix di vermouth di prugne ed aceto di miele.
Un improvviso incendio ha completamente distrutto il prosciuttificio Galloni qualche anno fa, poi con la determinazione della famiglia, un buon accordo con l’Assicurazione, la solidarietà degli altri prosciuttifici, ecco risorgere un nuovo stabilimento più grande e soprattutto molto più moderno di prima. L’abbiamo visitato di sabato, quando non era in attività, ma è bello seguire e vedere la pulizia, l’ordine, la sicurezza, l’assoluto controllo di tutta la produzione. Con la chicca finale: la cave dei prosciutti dove riposano alcune cosce di assoluto livello. Compliemnti alla famgilai Galloni, a cominciare dal padre Carlo. Ma ringraziamo il figlio Federico per averci così ben illustrato, con tanti particolari e passione, l’iter e le caratteristiche salienti di un grande prodotto italiano.
Il primo dolce non si scorda mai….e non vi dimenticherete di certo questo piccolo gioiello: The First Dolce, il boutique hotel che non ha al suo interno un ristorante, bensì una pasticceria! E sarà questo albergo la location della seconda edizione di Emergente Pastry (in via del Corso 63 a Roma). In gara: Ilaria Caneva del Ristorante Cracco a Milano, Dalila Salonia de Il Pagliaccio a Roma, Enrico Venturini di Oro Restaurant dell’Hotel Cipriani di Venezia, Gianluca Bruno del ristorante Buatta Cucina Popolana a Palermo, Federico Caldara de Il Boscareto Resort & Spa a Serralunga D’Alba (CN), Tommaso Foglia del San Barbato Resort Spa & Golf a Lavello (PZ), Silvia Lagana del ristorante Aroma at Palazzo Manfredi (RM), Veronica Di Curzio del ristorante Casa Coppelle a Roma. A coordinare la giuria tre eccelsi professionisti: Paco Torreblanca, uno dei pasticceri più famosi del mondo, Fabrizio Fiorani miglior Pastry Chef per il 50 best d’Asia, Giancarlo Perbellini il noto chef due stelle michelin che ha sempre avuto nel cuore e nel DNA la pasticceria. Cosa dovranno fare? un dessert al piatto e tre finger dolci/salati. Quando? martedì 10 marzo, coronavirus permettendo. Per info: eventi@witaly.it
100 anni di IRCA, ma la visita allo stabilimento mostra un’azienda più proiettata verso il futuro che a compiacersi del nobile passato. Ringraziamo dell’invito il Ceo, Paolo Perego, e la disponibilità di Edoardo Freddi in una visita interessante che ci ha mostrato alcuni dei tanti volti di questa azienda (un gruppo che fattura oltre 600 milioni di euro) che è sicuramente una delle eccellenze italiane nel mondo. Curiosità, non ha una mensa, ma accanto è un bistrot, Baking, accogliente, corretto e piacevole.
Ringraziamo il Consorzio del Brunello di Montalcino (e in aprticolare Giacomo Pondini, il direttore) per il cortese invito e abbiamo approfittato della bellissima giornata quasi primaverile per ritornare nel bellissimo borgo. Una giornata di festa con il lancio della nuova annata, la nuova piastrella (5 stelle) e la grande degustazione al chiostro del Convento. Ringraziamo anche Massimo Rossi e tutti i suoi sommelier per il cortese servizio che ci ha fatto assaggiare al meglio alcune etichette (tra la decina provate citazione particolare per il Marroneto Madonna delle Grazie, il Poggione e Le Palazzine).
E’ uno dei posti più suggestivi del Levante ligure: siamo a Sestri all’Hotel Nettuno, l’unica costruzione direttamente sulla spiaggia, che conserva in pieno un fascino d’altri tempi grazie alla sua particolare struttura che offre due particolarità: la bella sala ristorante e l’ovale centrale ideale per concerti. Intorno è la cittadina con le sue due baie. Fuori di stagione è bellissimo passeggiare e respirare l’aria pura e tersa di un inverno sorprendentemente mite.
L’occasione era particolare, il nostro anniversario. Lorenza ed io abbiamo un debole per l’India e la sua cucina e qui a Roma per Francesco Apreda che ha avuto una lunga esperienza a Mumbai e conosce bene il mondo delle spezie. Come dire ci andava il pollo al curry e abbiamo quindi puntato alla terrazza del Pantheon dove è istallato un forno tandoori. Morale siamo finiti nel più sofisticato Idilyo e dobbiamo dire che ci ha fatto ovviamente piacere. Non a tutti piacciono le spezie e quindi magari non piacerà a tutti questa cucina così particolare (comunque nel menù ci sono varie tipologie di proposte per più generi), a noi, come già detto, piace. E abbiamo trovato un Apreda in ottima forma, con solo qualche eccesso di complicazione della ricetta, dagli ottimi stuzzichini iniziali alle puntarelle e alici eccelse, dal sashimi alle linguine spiazzanti per la sottolineatura acida. Il piatto meno interessante? il sanpietro, e sui dessert abbiamo apprezzato il lavoro della giovane pasticcera. La sala è una bomboniera di lusso che un giovane servizio rende piacevole e con un tocco umano.
Ci veniamo di rado, nonostante sia a due passi da casa, ma è uno dei posti del cuore. Forse perchè conosciamo Anthony dal suo arrivo in Italia, prima da Pinchiorri, poi in Giappone e poi lo ritroviamo a dirigere una cucina importante, quella di Palazzo Sasso (oggi si chiama Palazzo Avino) a Ravello. E’ uno chef anomalo per il panorama italiano dove a volte c’è tanta passione e creatività, ma forse non altrettanto rigore. Anthony è cresciuto a Parigi, in epoca (oggi anche lì si è un po’ più permessivi) con regole ferree e insegnamenti precisi. Adattarsi non è stato semplice, percorrere un percorso autonomo in prima persona ancora di meno, e gli siamo stati accanto in periodi anche non facili. Poi ecco il Pagliaccio ed un successo non improvvisato, ma costruito con determinazione pazienza e sacrificio. E con due stelle alle spalle, senza un importante albergo ad aiutarlo, non si può nemmeno dormire sugli allori e l’impegno rimane alto e costante. A tutti consigliamo vivamente di visitare questo posto (negli anni diventato pure piacevole e molto elegante) dove Anthony si esprime con la sua non facile cucina, dove il territorio di riferimento è la Terra, dove può capitare qualsiasi cosa dall’abalone all’astice, ma per Anthony l’ingrediente è importante ma ancora di più la ricetta, dove nessun elemento è mai solo, nemmeno per genere (e così troviamo spesso pesce con la carne, mare con i monti), ma nulla è messo lì per caso: Lui segue le sue ispirazioni che per altro sono complesse, a volte sembrano pure un po’ tortuose, ma il suo è un barocchismo indubbiamente suadente e poggiato su una solida e profonda conoscenza dei fondamentali. E a completare ecco l’accoglienza di Marion oggi in sala (ma secondo noi uno sguardo ai dolci, buonissimi, lo dà sempre) e il servizio praticamente perfetto di Matteo Zappile.
Che accoppiata Gianluca (Gorini) + Gianluca (Durillo), cioè un past winner di Emergente con l’ultimo vincitore del Premio lo scorso fine ottobre a Roma! Dopo la Madonnina ritroviamo Durillo alla corte di Gorini dove si fermerà per qualche tempo, prima di spiccare forse il volo. Nel frattempo di godiamo al cucina di uno dei nostri migliori giovani chef, che, meno male, ha trovato anche il successo che merita. Il locale è sempre pieno (e non siamo in una grande città, ma almeno tre quarti d’ora lontani da un centro importante). Qui un tempo c’era un locale delizioso, La Locanda del Gambero rosso, pieno di coccole, trine e merletti e una cucina di vero territorio. Oggi il locale è fin troppo forse essenziale, ma con una vera cucina d’autore. Al servizio troviamo Mauro Donatiello, a testimonianza che in famiglia il mestiere ce l’hanno nel DNA (il fratello Vincenzo è a Piazza Duomo). Al tavolo di fianco è Gianni Tognoni, abile responsabile commerciale di Olitalia che ha anche palato fine (e che ringraziamo del brindisi finale). La nostra serie di assaggi ha un inizio buono (con qualche finger un po’ confuso) poi decolla con un audace cavolfiore marinato e un rinascimentale porro in cartoccio. Sono buoni i due primi (ma poco deciso è il ripieno dei cappelletti) ma sono i due secondi che entusiasmano (difficile dare la palma del più buono) per calare nel finale con due dessert poco emozionanti. Una bella conferma venire qui, merita ormai il viaggio, piuttosto direi che è il momento di migliorare un tantino l’ambiente.



























































































































































































































































