La Villa è storica, intorno un bel parco e una piccola vigna particolare. La pianura sembrerebbe tutta uguale ed invece il terreno nasconde a volte complessità che non si immaginano ed Alessandro Job, il titolare (un giovane ingegnere diventato enogolo per caso o meglio per necessità con l’eredità della tenuta) è stato fortunato ma anche bravo a scoprirle e valorizzarle. I suoi vini sono particolari, fin dal nome, non tanto perchè sono biologici ma grazie alle sfumature sensoriali che non ti aspetti. Da provare.
Luigi Cremona
Due ocali da consigliare nel centro storico di Trieste: il Melograno, moderno ben arredato, ha il suo punto di forza nella pizza proposta anche gluten free, ed AL Petes, tradizionale con una cucina ben fatta di piatti tipici (Jota e gulash) ma anche di più ampia territorialità secondo estro di giornata.
Grand Hotel Duchi e Piccolo Bistrot
L’hotel dei Duchi che ospita il ristorante gourmet Piccolo di Matteo Metullio oltre ad avere e godere dell’affaccio sulla bellissima piazza sul mare ha anche dall’altra parte una dependance con un bistrò dove Matteo propone una cucina più semplice e dove c’è anche un laboratorio di pasticceria interessante con vendita diretta.
I primi complimenti li facciamo ai genitori: mamma Rosaria e papà Domenico, gente sana e tranquilla che gestisce da anni un pub tradizionale ben frequentato dal circondario. Hanno, giustamente, lasciato andare il giovane Giuseppe in giro per il mondo, dalla Pergola di Beck al Social di Dubai, dall’Australia a Tokyo e hanno visto tornare il figlio con un bagaglio di esperienze senza pari e una moglie (deliziosa) giapponese: Yuki. Altri forse l’avrebbero buttato fuori di casa, loro non solo gli hanno aperto le porte, ma si sono messi al suo servizio, aiutandolo a d aprire questo nuovo locale. Chissà come hanno reagito quando hanno visto che la spigola freschissima presa all’amo lui la lasciava frollare una settimana, o vederlo fermentare le verdure dell’orto ed altre alchimie che il figliolo produceva? Ovviamente noi siamo ben contenti di quello che è successo: abbiamo un nuovo locale che si impone subito per qualità, proposta contemporanea, saggezza creativa. Un locale che potrebbe tranquillamente essere a Roma o a Milano, e che speriamo riesca a trovare consensi anche qui. Un locale che brilla per la qualità del suo chef, che però dimostra anche di sapersi scegliere i collaboratori: in sala Marcello Ascione ha passione e talento, in cucina Gabriele Cardillo e Piero Campanale operano con grande efficienza sui tanti dettagli che la cucina di Giuseppe richiede e in pasticceria e al pane è il bravo Roberto Lettieri.
La serie dei tanti assaggi è bella varia e lieve grazie alla leggerezza intrinseca della cucina, al largo usa della fermentazione, alla precisione delle cotture. Un percorso che trova spunti di grande interesse (gli stuzzichini iniziali, il fresco prosciutto e melone, i buoni tortellini, la spigola e l’anatra, il goloso pina colada) qualche piccolo inciampo (i moscardini troppo sapidi, il riso leggermente troppo cotto, l’involtino di carota troppo forte per l’anguilla, il dessert alla nocciola con poco contrasto acido). Un locale che non può comunque mancare per gli appassionati che amano la cucina e la sua evoluzione.
I turisti di questi tempi sono pochi, ed è triste vedere queste strade famose del centro storico di Roma così vuote. Anche i locali di conseguenza soffrono, ma se non altro i romani non perdono l’abitudine di mangiare all’aperto nelle sere estive. E così con l’amico Leonardo eccoci a queste Streghe, tante volte visto e mai fermato, per una cucina romana sufficiente (più nei supplì che nei saltimbocca). Il silenzio fa risaltare la bellezza dei luoghi, ma d’altro canto speriamo per i ristoratori e tutti noi che la vita normale possa riprendere quanto prima.
Faceva caldo a Parma e con Alessandro Natali s’era detto: un’insalata al volo! ma poi il pensiero è andato al culatello e quindi al Vedel. Eccoci con Marco Pizzigoni il bravissimo anfitrione di questi culatelli, nella sua grotta (Podere Cadassa, adiacente al ristorante) che mette i brividi a pensarci e ancora di più quando la si percorre. Ed è un piacere brindare con lui a questi grandi prodotti con una sorpresa: una spalla cruda da girar la testa!
Un locale giovane che ti dà la carica. L’amico Roberto Raineri, un gourmand di nobile palato, ci porta in questo nuovo ristorante e nuovissima sede. Infatti quando arriviamo è il secondo giorno che operano al piano rialzato del bell’albergo Villa Rosa Riviera di Rimini, al centro della movida serale, dove si sono spostati lasciando il locale originale (più piccolo, nel centro storico). Un locale che ti accoglie con un personale tutto giovane, espertoe sorridente, e con una mostra di pesce insolita_ grandi pezzature e pesce esposto negli alti frigoriferi a frollare per giorni. Metodo lanciato da Joshua Niland in Australia e poi ripreso da altri chef famosi in Europa (in Italia un antesignano è Luigi Pomata). In quest’avventura sono tre soci: Roberto Magnani, coordina ed è alla cassa, Enrico Gori dirige la sala con la brava Annalisa Bottini e Roberto Donnini, ed in cucina Jacopo Ticchi di soli 25 anni con Ihor e Stefano De Martini. Sono pochi quelli con più di trentanni e sono tutti coesi e determinati. Qui poi i numeri sono doppi rispetto alla precedente sede, ed in effetti qualche distonia si avverte nel ritmo di uscita dei piatti e in qualche punta di sapidità. Ma a trovarne di cucine che ti trasmettono messaggi così diretti ed interessanti! Una serie di ricette intelligenti, dove ma materia prima ne risulta esaltata e dove la frollatura aggiunge una nota particolare. Il piatto migliore? pensiamo al delicato ma profondo antipasto crudo con la ricciola nostrana, il peggiore sicuramente un improbabile risotto gratinato con cozze e bottarga.
Sono passati venti anni e quest’albergo si rivela nel tempo sempre più accogliente e funzionale. Merito sia del progetto iniziale, allora decisamente innovativo, sia della costante manutenzione e della buona selezione del personale. Un plauso a Massimo Ferretti proprietario e a Marco Bordoni hotel manager.
Uno dei locali più belli della riviera romagnola è senza dubbio questo Gente di Mare, che gode di una posizione privilegiata all’esterno della darsena con una vista spettacolare del lungo arenile. In estate i tavoli posizionati all’esterno arrivano a sfiorare l’acqua, in inverno una bella ed ampia sala gode di un bel camino aperto centrale. E’ bello di giorno per vivere il mare, è suggestivo di notte alla luce dellr stelle. L’amico Carlo Bozzo ci fa conoscere Giacomo Badioli, l’imprenditore che l’ha creato (e che gestisce altri tre ristoranti in zona). Siamo accolti da Alessanro Bergnesi direttore coadiuvato da Raffaele Giordano e Simone Livi. Con loro visitiamo la bella cantina a vista, particolarmente fornita sul lato champagne, una delle passioni del titolari che infatti poi ne aprirà qualcuna al tavolo (buonissime). In cucina ritroviamo Fabio Rossi. Lo conosciamo datanti anni, dall’Acero Rosso di Rimini alla Taverna Righi di San Marino passandto per Vite di San Patrignano ed altro ancora. Una grande esperienza quindi, e qui ce n’è bisogno, si fanno i numeri, ma si vuol fare anche qualità ed in effetti la brigata è numerosa, con Vittorio Ricci e Adriano Corso souschef, la giovane Ambra Serenelli ai dessert. Una lunga serie di assaggi non può che confermare la valenza tecnica dello chef che fa arrivare al tavolo una serie di piatti ben costruiti (a volte solo con qualche ridondanza pensiamo superflua) dove il pesce la fa da padrone ma trova nelle verdure, nelle spezie, negli aromi una serie di contrasti e sfumature che ne amplificano la vivacità organolettica. Nota di merito per i dessert molto ben articolati nonostante la giovanissima età della Pastry chef. In sintesi un locale che per posizione, eleganza e sostanza non passa di certo inosservato e che mostra e fa valere le sue giuste ambizioni.
Attraente ed elegante questo nuovo locale che i fratelli Gianluca e Gianpaolo Raschi (quelli di Guido ristorante stellato sulla spiaggia) hanno aperto nel centro storico di Rimini (comodo e conveiente per il vicino parcheggio alle mura). Un arredo studiato ed intelligente, un pò retrò, e scrupoloso nei dettagli, ti fa sentire un pò come a casa sia al chiuso che negli ampi spazi all’aperto. Non abbiamo mangiato, ma il menù ci sembra altrettanto centrato: pochi piatti semplici del territorio (es sardoncini marinati, spaghettoni con vongole, pasta risottata sogliole e verdure, brodetto di pesce) che sicuramente danno modo a Gianpaolo di ben espriemre le sue doti. Ci torneremo anche perchè il locale invita veramente alla sosta e promette bene, anche per i prezzi calbrati.


















































































































































































































































