Le donne hanno tracciato la storia dello champagne e alle donne lo champagne è sempre piaciuto. Anche a Marilyn Monroe che amava il Dom Perignon. Lo ricorda anche la mostra che in questi giorni è allestita al (bellissimo) Palazzo degli Esami di Roma, e la Dom Perignon ricambia presentando il suo 2006 in questo spazio singolare alternativo e veramente intrigante. Un abbinamento che ricorderemo!
Redazione Witaly
Giusto al casello dell’autostrada, subito a destra e siete subito arrivati a Poggio alle Volpi. La struttura è soprendente /e lo sarà di più quando sarà finita). vi accolgie una splendida cantina a vista piena delle bottiglie dell’azienda (che ricordiamo ha vigne nel Lazio e in Puglia) ma anche di tante altre ben note etichette, poi si scende nella grotta di Aladino, o meglio nella barricaia tramite un percorso alterna barriques a visioni celestiali per ogni gourmet che si rispetti: la cave dei grandi prosciutti, culatelli, salumi, la cave dei formaggi con alcuni caciocavalli podolici d’eccezione, la varie cave delle bottiglie “amiche”, dove si alterna grande Bourgogne al Bordeaux, Barolo e Toscana, chardonnay della Nuova Zelanda e distillati come l’Ardbeg, ed altro ancora. Come dire che la visita predispone al meglio. Ma le sorprese non sono La sala del ristorante è dominata dalla grande griglia ed in effetti accanto c’è una grande vetrina a vista dove riposano e si affinano le lombate, fino ad una frollatura di quasi cento giorni, affidate poi alla mano di Raul Gugnau. Il messaggio è chiaro: qui ci sono grandi prodotti, dagli affettati ai formaggi, dalle carni crude a quelle cotte. La cucina è, forse a ragione, un passo indietro. La brigata è giovane, ma anonima, non esce in sala e si presenta con messaggi quasi didascalici: carciofo con l’uovo, cacio e pepe, pollo con peperoni, dessert. Tutto accettabile ma di certo non lascia il segno rispetto al ben di Dio che c’è intorno. I vini sono ben presentati, d’altronde sono quelli, molto validi dell’azienda (abbiamo assaggiato un ottimo frascati superiore e un Baccarossa dal sapore pieno e piacevolmente fruttato), meno ben la presentazione dei piatti (a domanda precisa nessuno ti sa rispondere). A dirigere il tutto una bella coppia, anche ben assortita: lui Felice Mergè ci sembra calmo e riflessivo, Lei Rossella Macchia attiva e onnipresente tra i tavoli.
Oggi chiude Vinoforum, ma ieri sera in extremis siamo riusciti a fare un salto. Un evento che si ripete anno dopo anno con successo, sia per il buon vino, che per il piacere di godersi una serata nel verde della pineta. Bravi gli organizzatori a ideare sempre qualcosa di nuovo. L’evento continua in settimana con la birra che prenderà il posto al vino.
Da qualche anno pensiamo che alla Bandiera ci siano due giovani fratelli molto dotati: Alessio in sala e Mattia Spadone in cucina. Ovviamente in piena (e discosta) campagna non è facile (e forse sarebbe comunque fuori luogo) proporre una cucina d’avanguardia, così il naturale e spontaneo compromesso suggerisce una direzione che cerca di conciliare il nuovo che avanza con la tradizione che resiste e che sarebbe comunque folle dimenticare. E secondo noi il risultato è più che interessante. Parte da una bella ricerca della materia prima, e in questo il territorio è fortunato: l’orto cresce accanto, polli e piccioni sono a portata di mano, e le vacche di razza marchigiana godono di pascoli incontaminati. E la conferma è arrivata puntuale con una cena di livello dove ogni piatto aveva senso e gusto. Però incitiamo ancora questi due fratelli, sono bravi ma potrebbero essere ancora più bravi, devono ancora andare in giro per spostare più in alto l’asticella e sfruttare pienamente il loro potenziale. Nella bella sequenza dei piatti da citare l’insalatina di foglie di campo e fegatini, la composizione di radici, l’agnello affumicato. Da migliorare il gallo (non ben valorizzato nella ricetta proposta ma di gran sapore) e i dettagli come qualche stuzzichino di entrata e la pasticceria nel finale.
Consigliamo a tutti la sosta ad Albenga, per scoprire un centro storico piccolo, ma suggestivo, pieno di scorci e di locali. Tra i tanti il Mangiarino si distingue fin dal nome e dal logo vivace si capisce cosa troveremo. Mirella Porro la conosciamo da tantissimi anni, essendo una donna ancora giovanile e sorridente non diciamo quanti. Ma era a Bonvesin della Riva nella brigata del Maestro con accanto Carlo Cracco, Andrea Berton e Paola Budel. Poi il coraggio di aprire la Cittadella a Zuccarello, un posto incantevole ma lontano dal mondo. L’abbiamo seguita anche a Laigueglia in una più semplice e fruibile avventura di qualche anno fa, ed adesso la ritroviamo in questo bell’angolo un pò nascosto dietro la Cattedrale. Locale piccolo ed allegro come Lei, che riempie di gioia di vivere la saletta ed ogni piatti. Una cucina semplice che però non può non piacere grazie alle zucchine trombette che (in stagione) le vedi giustamente ovunque, ai tanti fiori eduli sparsi con larghezza sui piatti. Ama anche i dolci e si vede nel giro finale goloso che ci manda al tavolo.
Ed ora abbiamo anche il bus gourmet. Non sorprende tanto l’iniziativa, quanto il dove: nel centro storico di Roma, dove tra traffico, buche e sampietrini, non è certo agevole guidare e soprattutto pranzare. In effetti il pranzo è al momento un’eccezione, fatta per il primo giro aperto agli amici e colleghi, mentre la norma sarà la cena, dalle 8 alle 10 (circa) quando il traffico cala (ma le buche restano). A coordinare il tutto una coppia ben affiatata: Marco Bottega (ristorante Aminta di Genazzano) chef giovane stellato, che per l’occasione ha ideato una serie di ricette rispettose del territorio e sostenibili nella piccola cucina del bus. Compito ben più difficile è quello di Elisa (moglie di Marco) che deve assicurare un adeguato servizio, non semplice per un Bus spesso in movimento. Ma la cosa riesce, lo scenario è fantastico, la situazione originale. Speriamo e pensiamo che avrà il successo che merita. Sono 30 posti, 130 euro vini compresi.
Conferenza stampa al mattino per ringraziare gli sponsor e presentare i destinatari dei contributi raccolti. La buona notizia è che questi contributi ogni anno aumentano grazie al sempre maggiore afflusso dei visitatori. E sono tanti soldi che portano a tanto “bene”, accanto all’Ospedale Santobono, usuale beneficiario, altre importanti iniziative sono state messe in atto. Alla fine ci si ritrova per il rpanzo degli Chef Emergenti nel ristorante di Gennaro Esposito alla Torre a Seiano e l’evento si chiude con la grande cena alle Axidie. Peccato che noi la salteremo per rientrare a Roma, dove manchiamo da oltre 10 giorni.
E’ il momento più atteso della Festa a Vico, la cena dei grandi chef, e qui in effetti non mancano. Divisi in tre turni, gli aperitivi in terrazza, 7 piatti serviti ai tavoli e gran finale dolce di nuovo in terrazza. Anche se tutto è collaudato da anni, non è certo facile organizzare queste cene, ma ormai Gennaro si supera ogni anno. 7 piatti serviti in meno di due ore per 250 coperti (con un livello più che soddisfacente, anzi decisamente alto). Ma la cosa migliroe è il senso complessivo di serenità, di voglia di esservi e non di apparire. Insomma alla fine sono tutti contenti, gli chef che si sono sbattuti e non di poco, il servizio, gli sponsor e anche il pubblico pagante (ma il ricavato va tutto in beneficenza) che ad ogni edizioni sono sempre in numero maggiore.
Bella gara quella vissuta ieri a Battipaglia nella bellissima sede di Finagricola. Quattro interpretazioni del pomodoro scelte tra le tantissime ricette arrivate e preparate nella gara finale di fronte ad una giuria presieduta da Allan Bay e Francesca Romana Barberini. Il tutto organizzato da LSDM di Barbara Guerra e Albert Sapere con il contributo di Così Com’è, presente con Fabio Palo, direttore commerciale. Vince all’unaminità Alessandro Rapisarda con una elegante ricetta di cappelletti di pomodoro in brodo. Porterà questa ricetta a New York a fine giugno, nell’evento organizzato sempre da LSDM.
E’ festa a Vico, un festone a tutti gli effetti con il piccolo borgo invaso da migliaia di visitatori golosi che hanno trovato pane, pizza e tante altre prelibatezze per i loro denti. Una cinquantina di postazioni golose prese d’assalto che hanno raccolto quasi centomila euro da destinare alla beneficenza. Complimenti quindi a tutti, ai tanti che hanno contribuito per realizzare questo evento e in particolare a Gennarino Esposito vera anima della Festa. Ed è solo il primo giorno!, che si è concluso a Pizza a Metro con un lungo brindisi con i vari chef presenti.
