Un bel lavoro davvero quello della famiglia Pelizzari che vari anni orsono ha acquisito questa imponente e vaaria struttura, l’antico convento dei Cappuccini a Monte Orfano, per riconvertirla all’ospitalità. Molti i dettagli e le accortezze che fanno la differenza (basti pensare alle opere in ferro battuto ed acciaio), e sicuramente grande l’impegno. Il risultato è notevole (e non abbiamo nemmeno visto la spa), dal bel giardino intorno che offre passeggiate, frutteto ed orto, alla visita della struttura stessa che è articolata su vari livelli ed offre alternative, dalla sala colazioni a quella eventi, dalla ristorazione veloce a quella gourmet.
Redazione Witaly
Come si costruisce un “Domaine” in pochi anni? con tanti soldi, ma anche tanta passione e determinazione. Alla fine degli anni novanta ecco il Castello di Colle Massari, poi quasi subito arriva Grattamacco, una delle aziende più note di Bolgheri, acquisita da Piermario Meletti Cavallari, mentre molto più duro dev’essere stato convincere Piero Palmucci a cedere quel gioiello che risponde al nome di Poggio di Sotto. Complimenti quindi alla tenacia di Claudio Tipa (con la sorella Maria Iris) e grazie anche all’invito di Cristiana Lauro che aggiunge estro ed effervescenza all’incontro con questi grandi vini.
Bell’iniziativa quella di Castelveder in occasione del Festival della Franciacorta: aprire la cantina alle famiglie e anche a chi ha un cane. Eccoci così a goderci la bella giornata, senza rinunciare all’amico fedele e ai buoni vini dell’azienda. E poi un salto al vicino e bellissimo “Sparviere” per finire con “Quadra”.
Abbiamo un debole per i formaggi, e non abbiamo mai saltato Cheese! Questa volta poi , complice un bel tempo formidabile, è stato un vero piacere ritornarci, anche se condiviso con troppa gente che ha praticamente invaso il centro storico. Ma qualche angolo di tranquillità l’abbiamo trovata per poter incrociare qualche amico e assaggiare qualche formaggio. Come dimenticare il Comtè di Mons, o il pecorino romano di Negro? da soli valevano il viaggio. Un grazie agli amici pizzaioli che mi hanno omaggiato una fantastica pizza con i friarielli.
Festa di (quasi) fine estare ad Ischia, nello spazio Indaco dell’Albergo della Regina Isabella. Un posto fantastico che conosciamo bene e dove torniamo sempre con grande piacere. Pasquale Palamaro con l’amico Nino Di Costanzo, ischitano ma pare in procinto di andare in costiera, ed Enzo Coccia, hanno ideato queesta festa chiamando gli amici artigiani dell’isola a raccolta, dal pescatore, al fornaio, dal pizzaiolo alla pizza fritta. E anche qualche illustre ospite da fuori: Paolo Barrale, Alfonso Pepe ed altri ancora. C’è musica, c’è allegria, c’è grande qualità di assaggi con una menzione speciale per gli spaghetti ai 6 pomodori di Nino Di Costanzo. Si ripeterà il prossimo anno, e cercheremo di esserci.
E’ sempre instancabile Paolo Parisi, e ora che il figlio ha preso in mano le redini dell’Azienda agricola, eccolo partire con una nuova avventura guidata in primis da Manuela, sua compagna. Siamo sulla nuova marina del porto di San Vincenzo, un luogo sacro ai gourmet che si deliziavano qui con le prelibatezze di Fulvio (al Gambero Rosso) e le coccole della Giovanna (allo Zanzibar). A cento metri dall’uno e dall’altro nasce questo baracchino moderno e funzionale in perfetto stile reso ancora più piacevole dai tocchi raffinati di Manuela e Paolo, sia nell’arredo che nella scelta dei prodotti. Cucina al momento essenziale e pratica, per fronteggiare la grande affluenza estiva, poi con l”inverno siamo sicuri che Paolo metterà a fuoco qualche interessante iniziativa e anche la cucina ci regalerà delle sorprese.
Si definisce, e forse lo è, artigiano in cucina, ma in sala è tutt’altra cosa, parliamo di Filippo Di Bartola, titolare di Filippo, non maestro di sala, ma grande bidello direbbe Alessandro Pipero. Un talento naturale, una presenza elegante, una capacità di cogliere al volo la situazione e far sentire a proprio agio il cliente. E oltre al savoir faire, c’è anche la sostanza: anni da Pinchiorri come sommelier non sono passati invano, e altri anni all’Enoteca Marcucci nemmeno. Posti dove ha imparato a conoscere virtù e debolezze di clienti nobili e famosi ed ha affinato il suo innato talento, quello che era sorto nello stabilimento balneare di Vittoria Apuana dove aveva tanti anni fa scoperto la sua vocazione. Filippo ci ricorda un pò Lorenzo Viani di trenta anni fa, quando era una semplicissima trattoria dove il bel mondo faceva però la fila (ora, specie con il recente rinnovo è diventata un signor ristorante, complimenti!). Pietrasanta è la rive gauche di Forte dei marmi, la prospettiva potrebbe essere similare, al ristorante mancano però nella sede attuale gli spazi per crescere, anche in cucina.
Michele Marcucci e le sue birre
Conoscevamo bene la cantina dell’ Enoteca Marcucci, ma non la passione di Michele, carismatico titolare, per le birre e in particolare quelle particolari come le lambic e le gueze. Quest’ultime sono per paalti fini e allenati, ottenute dal mescolamento di lambic giovani e mature per far ripartire la fermentazione. Doveva essere un piccolo aperitivo, si è trasformato in una bella carrellata di assaggi difficili da trovare normalmente in giro.
L’avevamo visto ad Emergente e siamo tornati curiosi di vederlo all’opera nel locale dove lavora. Siamo capitati che più pieno non si può con i tavoli che hanno anche girato un paio di volte. Questo testimonia il successo di questa cucina, delle scelte coraggiose sulla materia prima, pur riuscendo a mantenere un prezzo abbordabile. Il cerchio si quadra con un servizio veloce pratico ma competente (bravo Lorenzo in sala). E i piatti non sono banali, anche se per le ristrettezze della cucina, della brigata e dei tempi, escono un pò approssimati: meglio le alici e gli spaghetti, delle capesante e del riso, comunque va da lodare il bravo Andrea, che speriamo, essendo ancora molto giovane, possa trovare tempo e modo per un ulteriore affinamento.
Undicesimo Vineria a Treviso
Due tipi curiosi, comunque molto bravi. Eccoci a scoprire e raccontare questa curiosa vineria dove eravamo capitati tanti anni fa, ma che ora al suo undecisimo anno (donde il nome) vive una nuova storia. Due ragazzi, Regis più maturo in sala e Francesco in cucina, l’hanno presa in gestione e propongono qui le loro idee. Che non sono nè poche, nè semplici. Basti pensare quello che Regis ha abbinato ad ogni assaggio: tra birre, liquori, estratti, distillati, vini particolari….un vero campionario di “liquidi” particolari che ci vorrebbero tre pagine per raccontarli. Ma Francesco (27 anni) in cucina non è da meno, anzi! La lunga permanenza da Pier GIorgioParini ha lasciato il segno, completato poi dalla conoscenza di Antonia Klugmann. Ne è venuto fuori uno chef particolarmente versato sul lato green, (e viste le sue esperienze c’era da aspettarselo), assai propenso a rischiare nuovi sapori e accostamenti, dove prevalgono le note acide, crude, intense e rinfrescanti. Non c’è assaggio che non presenti un’erba strana, una foglia o un fiore, un ingrediente che richiederebbe la presenza di un esperto di botanica accanto. A volte esagera un pò (pensiamo al rotolo di rapa rossa cruda del piccione, all’intensità stucchevole del ginepro fermentato che il limone bruciato non riesce a domare), ma il lungo percorso è stato comunque sorprendente (la bacca di erba lipia, il tè di ortensia) denota ottima tecnica (le cotture delle carni, quella del fegato, mentre sballata è stata solo la coscetta di rana fritta) piacevole anche nella presentazione (la cipolla con il fieno, le sfumature del cavolo cappuccio). Che dire? torneremo di sicuro, per ora complimenti.
