C’è emozione, c’è la tensione della gara che dai box delle cucine arriva fino a dentro il teatro. Il Bocuse d’Or è rigore e precisione, i tempi sono scanditi dall’orologio, i movimenti e i passi contati e precisi. Non è facile gestire così tante situazioni diverse allo stesso tempo, ma una volta partiti tutto poi scorre per il suo verso giusto: i giurati, attenti e precisi; i candidati emozionati ma allenati allo stress. Primo turno sono 4: Stefano Paganini, Andrea Alfieri, Giuseppe Raciti, Giovanni Lorusso. Centrato il piatto del pesce, spettacolari i vassoi con la ricetta della carne.
Redazione Witaly
Inizio non aperto al pubblico ma con la stampa locale: 12 chef e 12 commis arrivano e prendono conoscenza del campo di gara. Entriamo anche nel teatro per fare il sorteggio, un momento simpatico ma anche determinante, con le fettuccelle del Pastificio dei Campi.
Si alza il sipario sull’evento:
PROGRAMMA SELEZIONE ITALIANA BOCUSE D’OR
31 GENNAIO – 1 FEBBRAIO 2016 TEATRO SOCIALE G. BUSCA, ALBA
DOMENICA 31 GENNAIO
Ore 8:00 Inizio prova primo candidato
10:00 Ingresso pubblico
11:30 Ingresso Giuria
12:00 Uscita primo piatto
13:30 Uscita ultimo piatto
13:45 Consegna schede di voto giuria
14:00 – 15:30 Pausa
15:30 Rientro pubblico
18:00 Uscita primo piatto
19:30 Uscita ultimo piatto
19:45 Consegna schede di voto giuria
20:00 Chiusura primo giorno
LUNEDI’ 1 FEBBRAIO
Ore 9:00 Inizio prova primo candidato
10:00 Ingresso pubblico
12:30 Ingresso Giuria
13:00 Uscita primo piatto
14:30 Uscita ultimo piatto
14:45 Consegna schede di voto giuria
14:45 – 15:30 Pausa
15:30 Cerimonia di Premiazione
18:00 Chiusura Bocuse d’Or – Selezione Italiana 2016
Pizza, a che punto siamo? Dopo cinque anni di cavalcata mediatica, la pizza ha scalato ogni classifica mediatica e dal retrobottega dov’era relegata, ora ha un posto stabile nell’olimpo della comunicazione. Merito dell’orgoglio ritrovato dei pizzaioli, di noi giornalisti che ce ne siamo innamorati, del pubblico sempre più convinto che per 6-9 euro forse non si trova niente di meglio in giro. Di tutto questo si è parlato nei due giorni di convegno per concludere grosso modo, anche se con diverse sfaccettature, che ci vogliono ingredienti giusti, passione e formazione da parte dei pizzaioli e che quella del forno a legna è una battaglia bella, ma probabilmente destinata a perdersi. Il tutto organizzato benissimo, ma senza un assaggio di pizza (sic!), da Barbara ed Albert.
Arriviamo a Napoli per unirci all’evento sulla pizza di Formamentis. L’impatto con il Palazzo Caracciolo, che non conoscevamo, è notevole. La struttura si impone con l’ampiezza del disegno architettonico, la nobiltà degli spazi, la bellezza dei due chiostri ben protetti da due belle tensostrutture. Altrettanto non si può dire della ristorazione, che fa povera figura in un ambiente improbabile da bistrò datato e con uno stile anch’esso superato (….veli di parma con perle di cantalupo…). Ma la buona compagnia tiene su la serata.
Dieci anni di Parini, due volte e mezzo di Fausto e Stefania. Loro sono stati fortunati a trovare uno come Lui, ma la fortuna se la sono di certo meritata. Pochi oggi sanno o ricordano gli sforzi di Fausto, funzionario del comune di Rimini, sindacalista attivo, appassionato ante litteram delle cose buone. Nei primi anni novanta cominciò a far conoscere la sua casa di famiglia arrampicata sul ripido colle di Torriana, a riempirla di grandi vini e prodotti del territorio e pian piano a proporre una cucina fin dall’origine attenta e diversa da tutto quello (tanta roba) che c’era intorno. Si è sempre mangiato bene, ma di certo con Pier Giorgio (lunghi anni di fecondo apprendistato con gli Alajmo) la cucina è definitivamente decollata. Oggi Lui si attira giustamente tutte le lodi, ma noi ci teniamo a ricordare l’ importante presenza di Stefania in sala e di Fausto in sala con le sue acute osservazioni e suggerimenti sui vini. Tornando alla cucina, affidatevi allo chef per percorrere un menù che ha pochi rivali, una sequenza che si fa apprezzare non solo per la varietà dei temi trattati, ma per l’originalità degli accostamenti, alcuni dei quali praticamente unici. Qui il “dejà vu” praticamente non esiste e l’eccitazione del palato fine arriva al cielo, dalla fenomenale chips di cima di rapa iniziale alla sogliola con cavoli, dai mirabili gnocchetti alle deliziose linguine, dal cardo alle lumache, forse la ricetta che più ci ha colpito. Nessuna battuta a vuoto, solo un paio di piatti in tono minore, ma non per questo non interessanti (la seppia con crema di aglio, il maiale un pò troppo profumato). Consiglio: veniteci almeno una volta l’anno, e se potete anche più volte, non vi annoierete di certo!
