Si erano sfidati ad Emergente Sud, si sono alternati qui a Piazzetta Milù: Cristoforo Trapani, andato via (ora lavora a Forte dei Marmi); Luigi Salomone arrivato a sostituirlo e ora già bene ambientato. La novità non è solo lo chef, ma anche la ristrutturazione della cucina che rimane a vista, ma offre spazi più efficienti ed ampi. La griglia storica fa bella mostra come un cimelio, la cucina a vista sfoggia ragazzi giovani ed ordinati e nuove apparecchiature. Luigi Salomone dopo una lunga e proficua esperienza con Paolo Barrale, è in prima linea e dobbiamo dire che fa un’ottima figura. Ha tecnica e sensibilità, spazia su una larga varietà di ingredienti, e le ricette arrivano sul tavolo invitanti e già abbastanza equilibrate. Per la sua età è sicuramente molto avanti. Ci sono piaciuti in genere gli sfizi iniziali, gli antipasti e i secondi. Buoni anche i primi, ma con un eccesso di intensità nei sapori e poi diciamocelo, perchè tanto burro e tanta pasta fresca? …. e pensare che eravamo con Giuseppe Di Martino! Altra area di crescita è sicuramente la chiusura della cena: i due dessert erano buoni, ma di livello inferiore a quanto provato prima. Un plauso comunque a Luigi ed anche, anzi in primis, alla famiglia che ha saputo reagire molto bene all’addio di Cristoforo e ha portato avanti con coraggio e determinazione il progetto originario.
Redazione Witaly
Brioche con gelato al limone (siamo in inverno, d’estate anche la granita). Siamo nella più tipica gelateria di Sorrento, semplice, senza arredi speciali, con un banco dove d’inverno il formaggio la fa da padrone: la famiglia Valestra possiede anche un caseificio di ottima qualità. Dietro nel laboratorio fanno tutto loro, le brioche e i gelati, abbiamo provato quello al limone: buonissimo!
Guardando la bella chiesa del Carmine, entrate prima sulla destra per non perdere l’occasione di visitare la Cappella Brancacci, uno dei momenti più alti del nostro rinascimento con gli affreschi di Masaccio e Masolino da Panicale (aperta anche di sera!). Poi a sinistra su una rientranza della piazza, ecco questo locale (lì dove c’era un tempo il ristorante di Cavalli), che probabilmente occupa uno spazio sconsacrato della monumentale struttura di Santa Maria del Carmine. La location è ad effetto, anche se c’è per noi un troppo acciaio. In compenso le luci sono magistrali e illuminano solo il tavolo con un sistema pratico e moderno (completo di ricarica del cellulare!) Qui ritroviamo dopo tanti anni Daniele Pescatore (nomen omen), conosciuto negli anni novanta all’Amorosa Visione, poi al Cenacolo ed altro ancora. Chef di grande tenacia e passione, un tempo un pò confusionario, oggi sicuramente più misurato ed equilibrato. Alcune manie rimangono: non c’è il pane, solo una focaccia (mediocre); ama i formaggi che spuntano (e spesso non si capisce il perchè) in parecchie ricette di pesce; e inoltre (ma la colpa non è sua, non essendo pasticciere) i dessert sono veramente basici. Detto questo alcune cose lasciano il segno, e meritano l’encomio i due primi eleganti e delicati: i capellini in brodo e gli gnocchi al nero.
Ogni anno viene messa a confronto cioccolata di ogni tipo (tavolette, pralines e bonbon) di tutto il mondo, con panel di assaggiatori di varie nazioni. Il cioccolato è un mondo sempre più grande, ma anche sempre maggiormente interconnesso. E con piacere partecipiamo ad una sessione di assaggio, erano anni che non lo facevamo nonostante il nostro amore da sempre per la materia. Siamo stati i primi a fare le schede di assaggio del cioccolato con Monica Meschini e Gianluca Franzoni, ed è un piacere ritrovarsi dopo un quarto di secolo con la Monica. Nel frattempo il cioccolato è passato in Italia dalla preistoria all’era moderna.
Ultima sera a Budapest, in un altro ristorante stellato: Borkonyha, un bel bistrot vicino a Santo Stefano, in un quartiere elegante di Pest. Ci mangiamo bene, con un servizio non paludato, semplice e diretto. Un ambiente non pretenzioso e molto piacevole.
E’ il ristorante più famoso in città, uno dei tre stellati, ma quello più in voga anche perchè è il ristorante di Hamvas Zoltan, rappresentante del Bocuse d’Or in Ungheria e del suo chef Tamas Szell che con la compagna Sabina dirige la cucina. Tamas ha appena vinto la selezione ungherese del Bocuse d’Or (il giorno prima della nostra cena, per cui era assente per meritato riposo). Il locale rivela le sue ambizioni dall’arredo importante e pretenzioso, sfoggia un attento e curato servizio, si distingue per l’elaborato menù degustazione proposto al tavolo. Un menù che rivela tecnica, ampia conoscenza della materia prima, strizza forse un pò troppo l’occhio alle influenze orientali, tocca per noi l’apice nel salmerino e nella rivisitazione del goulash.
Akademia Italiana a Budapest
Proprio accanto alla basilica di Santo Stefano un grande e ben articolato locale che si ispira ad Eataly e che offre una gamma ampia di prodotti selezionati e importati accanto a quelli elaborati in loco. L’ambiente è indubbiamente attraente, è appena aperto e speriamo che funzioni bene.
Dovremmo avere un Gianni Annoni in ogni città d’oltralpe e di sicuro l’Italia delle cose buone sarebbe ancora di più conosciuta e popolare. E’ il vero motore e punto di aggregazione della comunità italiana di Budapest: sempre pieno di idee, presente a tutti gli eventi, conosciuto da tutti e da tutti stimato. Il cuore del suo piccolo impero è via Arani Janos ribattezzata via Italia. Qui negli anni ha acquisito vari locali, dall’enoteca alla bottega gastronomica, dalla scuola di cucina al ristorante. Quest’ultimo si articola inoltre offrendo varie alternative, priveè, saletta enoteca, pizzeria e ristorante più convenzionale. Varie proposte che permettono a Gianni di soddisfare una clientela ampia che lo segue anche nelle numerose iniziative che intraprende per far conoscere meglio vini, prodotti e ricette regionali italiane. La cucina è ben gestita dal bravo e volenteroso Rosario, la cantina fornita e se sietee poi tifosi del Milan troverete anche una raccolta di cimeli. Insomma questo è un punto di incontro, una sosta piacevole, un faro dell’Italia acceso in questa bella città.
Quasi un’istituzione questo ristorante che nel tempo si è creato un’ottima fama. Diviso equamente tra saletta osteria e fine dining, offre una cucina di buoni prodotti, tradizionale nel primo caso, moderatamente creativa nel secondo. L’ambiente è elegante, il servizio attento, il livello buono, soprattutto nei due buoni secondi. Più che valida la scelta dei vini.
