Gala Dinner a 6 mani lunedì sera al Festival della Gastronomia. In cucina Heros De Agostinis, sous chef di Heinz Beck, Angelo Troiani chef del Convivio, Alessandro Narducci chef Acquolina al First. Una cena articolata con ben 6 portate, con una serie di vini ascolani in abbinamento a cominciare dalle bollicine gran cuvèe di Velenosi. Cena riservata per 60 coperti, e altrettante sono state le richieste che non abbiamo potuto accogliere. Un bell’applauso ai protagonisti coordinati dalla brigata dell’Acquolina al First, Andrea La Caita con Davide Fresiello, Emanuele gizzi, Riccardo Medonica, Daniele Fabbri.
Andrea La Caita
Si presentano le Vigne di Roma, un’associazione di ben 15 tra le migliori aziende vinicole del Lazio con il nobile scopo di unire gli sforzi per valorizzare i vini del territorio spesso poco presenti anche nella Capitale. Speriamo che sia la volta buona (non è il primo tentativo del genere), e che la cosa funzioni. Per ora le buone intenzioni ci sono e sembra esserci anche l’impegno concreto e una strategia a supporto. E noi per primi siamo solidali, non solo a parole, ma anche con i fatti: l’invito ad essere presenti al Festival della Gastronomia alle Officine Farneto nella giornata conclusiva di martedì 10 ottobre. E a seguire un giro per Taste, tra assaggi buoni e saluti.
Rispetto alla vecchia sede il balzo in avanti c’è tutto con questa nuova prestigiosa location che si divide tra il ristorante gourmet (che occupa lo spazio un tempo dell’Alloro) e il roof per un’alternativa più semplice ma rinforzata da una vista stupenda sui tetti di Roma. Siamo in fase di rodaggio, ma già la sala ci sembra a puntino, diretta con piglio giovanile da Andrea La Caita con l’aiuto di Davide Fresiello, Lorenzo La Gamba, Giacomo Scatolini, e al bar (interessante per il caffè offerto in varie tipologie e per i cocktail proposti) Luca Moroni. La cucina ci è parsa indietro, con un menù dove il gusto non manca, ma spesso a scapito dell’eleganza e della leggerezza. Comunque anche qui è una brigata giovane quella diretta da Alessandro Narducci con Simone Coletti come secondo e Lorenzo Spavone pasticciere, e quindi contiamo su una più corretta proposta complessiva a breve termine. I piatti migliori? ci sono sembrati i due antipasti, il polpo ed il buon carpaccio di gamberi.
Ci si somo messi in tanti: Angelo Belli (Magiordomus e Urbana 47), Laura Palombi (dirige la linea di pani e pasticceria, Angela Buono (Alexander Platz, responsabile di sala e vini), Rossella Giordano e Luca Tarantino. Però il risultato merita e infatti il locale è di grande successo. E’ accattivante il nome (di fantasia senza particolari riferimenti), l’arredo (anche se ormai si rassomigliano un pò in tanti), la combinazione bottega con cucina (oggi come oggi, inarrestabile), la farina come motivo culinario conduttore (al profumo del pane è difficile resistere), il tavolo sociale (fa stare a proprio agio anche singles, sempre più numerosi), la gentile accoglienza (non si lesinano i sorrisi, evviva!), il conto equilibrato (che rimane sempre il parametro di riferimento). L’unica pecca è il parcheggio, ma la zona è anche ben servita dai mezzi pubblici. Insomma che dire? Lunga vita a posti come questi, che accontentano un pò tutti, anche i palati buoni ….. nell’ attesa che i Santi si moltiplichino.
Tra i locali più interessanti della Caapitale è senza dubbio questo Tordomatto, che sembrava nato come bistrò di cucina romana e sta diventando ristorante non privo di ambizioni e con un ampio orizzonte culinario. Merito soprattutto dello chef, Adriano Baldassarre, ormai di lunga esperienza culminata in un significativo passaggio in India. Qualcosa rimane ancora del bistrò, come i tavoli troppo ravvicinati e qualche piatto di frettolosa finitura, ma le ambizioni trovano riscontro nel complessivo livello di cucina (tra l’altro ci sono piaciuti in genere più i piatti innovativi che quelli classici), nei dettagli come l’ottimo pane e i grissini, la buona pasticceria e il servizio curato di sala. Rimane ancora da “bistrò” il prezzo, e questo è un segnale che merita ulteriore lode. Tra gli antipasti decisamente meglio gli scampi e le patate al latte di capra, dei due più classici polpo e coniglio, a seguire due buoni primi, e tra i secondi meglio la carne di una un pò pasticciata pescatrice. Un finale di livello con dei dolci buoni (ma anche questi di perfettibile presentazione).
Sono proprio bravini questi due giovani chef, Domenico Stile con il suo aiuto Antonio Autiero, che da qualche settimana hanno preso la responsabilità delle cucine di questa bellissima struttura, tra le più belle, ampie, eleganti della Capitale. Professionalità in sala, cuori giovani in cucina con tanta voglia di fare. La scuola è quella, maniacale e un pò sesquipedale, di Nino Di Costanzo, innervata da passaggi importanti da Crippa, Bottura, Cannavacciuolo ed Alinea! Come per dire che non si è fatto mancare quasi nulla! Ed il risultato c’è tutto in un menù lungo, complesso, ambizioso, dove la quota tecnica è rispettata, il divertimento pure, i sapori ci sono con qualche imprecisione qua e là (monotono il tataki di tonno, troppo carico il condimento degli spaghetti). Lode comunque alla sequenza iniziale, molto studiata ed appariscente, buoni i secondi e anche la serie dolce finale con una pasticceria fine e precisa come è raro vedere. Disappunto vero solo per il risotto, brutto, pesante e greve, sembra quasi di un’altra mano.
Le “cene stellari” si avviano al termine, e dopo tanti illustri nomi ecco arrivare Alessandro Gilmozzi, forse meno noto di Uliassi e Cerea (tanto per fare due nomi) ma molto bravo e con una cucina di grande interesse e diversa da quello che si vede abitualmente in giro. Porta dalle Alpi il profumo dei boschi e il sapore delle erbe di montagna, e sorprende tutti con una serie di assagi di alto livello che terminano con un piccolo capolavoro: la finta corteccia di crumble diversi con gelato e radice amara di liquirizia caramellata. Complimenti infine a tutti i ragazzi de Les Paillottes, una squadra formidabile, in cucina come in sala, tutti giovani simpatici e anche di bella presenza che sotto la guida di Andrea La Caita dimostrano come si può conciliare la quantità dei grandi numeri con la qualità dell’efficienza e del sorriso.
Il tempo incerto ci ha alla fine graziato ed quasi in contemporanea con l’inizio dell’evento è uscito il sole! Un buon segnale per le donne di Tacco 12 e bollicine che si sono ritrovate sulla spiaggia elegante di Les Paillottes a ricordare il grave problema della violenza sulle donne e a confermare la volontà di rimanere unite e rispondere a loro modo, anche con un tacco 12 e con le bollicine. Presente una rigorosa e significativa selezione di aziende sensibili e vicine a questo mondo, presenti le associate di Pandolea, e tante rappresentanti del giornalismo rosa. Una bella apertura questa sulla spiaggia e poi alla sera si continuerà con la cena e il buffet tutto al femminile.
Le serate con Vissani non passano mai inosservate e infatti anche questa volta c’è stata molta curiosità e animazione per vedere il Maestro all’opera. Grande folla di bella gente, con l’unica pecca del meteo che ha consigliato di limitare l’uso della spiaggia al solo aperitivo. Peccato perchè la spiaggia de Les Paillottes è veramente bellissima! Abbinamento con i vini top di gamma di Provenza alla presenza del titolare, e piatti presentati da Gianfranco Vissani seguendo un percorso quasi didattico di territorio che ha trovato la vetta con un risotto pere e montepulciano da ricordare.
Riprendono con Heinz Beck, consulente de Les Paillottes che ha come chef resident il bravo ed esperto Matteo Iannaccone, le Cene Stellari che lo scorso anno hanno avuto un folgorante successo. Anche quest’anno una dozzina di chef con un numero di stelle di gran lunga superiore si avvicenderanno in genere il venerdì, e ci saranno inoltre anche delle novità che vi racconteremo più avanti. Intanto ci godiamo una cena come al solito perfettamente organizzata con, questa volta, i grandi vini della Cantina Tramin, e i piatti di un Beck sempre fresco e sempre in forma nonostante il tourbillon di progetti che lo vedono protagonista in tutto il mondo. Una bella serie di piatti, dove forse l’unico che ci ha meno convinto è la spigola sovrastata dal contesto, ma ce n’è anche uno sorprendente: le capesante, un vero tocco di classe ed eleganza.
