Di Redazione Witaly

Filippo La Mantia

Filippo La Mantia

I primi commenti dei critici non sono positivi nel giudicare questa cucina sui generis, senza aglio, senza cipolla, senza uso di alcuna tecnica moderna (*), spesso mal presentata e confusa di ingredienti.

I primi commenti dei critici non sono positivi nel giudicare questa cucina sui generis, senza aglio, senza cipolla, senza uso di alcuna tecnica moderna (*), spesso mal presentata e confusa di ingredienti. Una cucina di un Cuoco che sotto questo punto di vista è umilissimo: “gli altri sono grandi chef, io sono l’ ultimo arrivato e certo non voglio competere con loro. Io faccio solo cose semplici e senza pretese”. In un periodo di crisi come questo il locale è sempre pieno, eppure tra sala e terrazzo i coperti superano ampiamente il centinaio. Encomiabile il prezzo, contenuto sotto i 70 euro che, vista la classe e l’ eleganza dei tavoli, e la location (un grande albergo di via Veneto) ha pochi paragoni al mondo. Però questo non basta a giustificare la ressa di tanti personaggi celebri che qui fanno la fila. C’è sicuramente di mezzo la simpatia e l’ abilità di comunicazione di Filippo, ma di fondo crediamo il desiderio di mangiare una cucina semplice e casalinga, la chimera dietro la quale tanti accorrono e tornano volentieri.

(*) che poi non è vero, in questo antipasto c’è uno pesce spada leggermente affumicato in cucina, delicato e buonissimo 

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