New York, non sarà la città più bella del mondo, ma l’aria che si respira è unica. La scacchiera delle strade sembrerebbe anonima e ripetitiva, ed invece poi scopri che ogni angolo ti offre una sorpresa. Ci torniamo sempre volentieri e speriamo di ritornanrci ancora.
Prodotti&Vini
Ultime immagini da Mosca, pochi giorni ma intensi. Si avverte l’economia in forte crescita. La gente che lavora è contenta e viene ben ripagata. Noi abbiamo il clima e il sole, ma siamo fermi, mentre il mondo cammina veloce. Cerchiamo di ripartire, e la cucina (con tutto quello che c’è intorno), può essere una delle carte vincenti.
Un Convegno straodinario quello di sabato scorso al teatro di Castagneto Carducci. Insieme, ed è un’impresa, i 5 cavalieri di Bolgheri, gli uomini che 40 anni orsono, chi più chi meno, hanno dato vita, praticamente dal nulla, ad una denominazione che pesa ben più del numero di ettari e di bottiglie che produce. Praticamente non esiste nemmeno Bolgheri, che è solo una piccola frazione di un piccolo comune, eppure il prestigio del nome è indiscusso. Vino a parte, ha celebrato le sue lodi Giosuè Carducci e ha dato i natali al più grande cavallo italiano di tutti i tempi, Ribot. Sentirli parlare è stato veramente piacevole, dall’amarcord di Piermario, all’analisi più razionale di Michele Satta (arrivato fin qui da Varese), dalla visione globale di Ludovico Antinori a quella understated del Marchese Incisa della Rocchetta. Sono intervenuti Oliviero Toscani e Roberto Bernabò, il tutto presentato con indubbia verve da Carlo Cambi. Giusto il commento finale di Piero Antinori: “questo territorio ci ha dato tanto, cerchiamo ora di restituirgli qualcosa per valorizzrlo al meglio”.
Nella piana di Rieti verso Poggio Bustone un piccolissimo caseificio di solo latte di pecora di propria produzione con forme a latte crudo. Tutto fatto bene e a regola d’arte, e perdipiù con la nuova generazione che è giovane e ci crede. Segno che i tempi cambiano.
Campo Felice di nome e di fatto anche da un punto di vista gastronomico grazie a questo caseificio artigianale che non solo offre ottimi prodotti, soprattutto latticini, ma nel bel mezzo delle piste ha una baita che provvede a sostanziose merende di qualità ad un prezzo veramente competitivo.
Un’altra cantina da archistar? No, questa è sicuramente meno ambiziosa, ma non per questo meno coinvolgente. Con una vista bellissima sulla piana di Paestum, con un’esposizione a pieno sole, con spazi vivibili e ben congegnati. E anche due particolarità, la prima è l’allevamento di bufale adiacene (ma il latte viene venduto), la seconda la saletta eventi al mezzanino, elegante e dotata di cucina. Evviva Peppino Pagano, imprenditore coraggioso, che è anche proprietario del bel Savoy Beach Hotel sempre a Paestum.
Paestum si vanta di essere il grand cru della mozzarella di bufala. Una reputazione conquistata sul merito di una pattuglia di caseifici che sono ormai esempi per tutti gli altri e meta dei golosi di tutta Italia. In questa pattuglia spicca il nome di questo caseificio da sempre, infatti è uno dei più datati. Merito della famiglia Barlotti che di generazione in generazione mantiene costante la qualità e si industria per innovare con idee moderne questa attività così importante per l’economia della regione.
