Il muffato è uno dei più grandi e celebrati vini dolci d’Italia, ed eccoci di fronte al muffato 1988 che Cristina Parizzi ci fa assaggiare con la buona crema ghiacciata di pesche bianche. Il bello è che il muffato 88 non esiste, il primo muffato messo in commercio è stato quello dell’89. Queste sono bottiglie rare di prove effettuate dall’azienda e distribuite probabilmente a qualche appassionato, che già comunque anticipano la grandezza di questo vino.
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Una calda serata romana quella di ieri sera. Per combatterla niente meglio di uno champagne, ci siamo detti. Eccoci quindi alla Bottega Christofle pensando di incontrare Florence Guyot, Lei non c’era, lo champagne sì, e anche due belle modelle. Per rientrare si passa per forza di fronte all’Enoteca del Parlamento e l’amico Daniele Tagliaferri ci apre un’altra bottiglia (famosa) di champagne che si abbina benissimo alla mortadella de La Favola. Ad un passo è il nuovo locale di Anna Maria Gabrieli, il Like, un saluto è d’obbligo, e il Moet pure. Pensavamo di avere finito, ed invece incrociamo fuori de La Rosetta un Massimo Riccioli in grande forma.D’altronde sta seguendo il Capofaro alle Eolie e presto lo troveremo al Majestic al posto di Filippo La Mantia. La serata era calda, ma dobbiamo dire che lo champagne non è mancato!
Raramente ci è capitato di vedere tanta voglia di fare bene, partendo dalla materia prima originale per arrivare ad un prodotto finito d’eccellenza. Sono tante, ahimè, le pasticcerie che lavorano solo con semilavorati e spesso anche di povera qualità, sono però anche molte quelle che seguono le regole della qualità. Qui si cerca di andare oltre: i succhi si fanno in casa, il caffè pure si tosta da soli, il cioccolato (cosa più impegnativa e difficile) viene fatto in casa partendo dalle fave di cacao. Insomma si cerca in modo trasversale di dare prodotti alla clientela effettivamente 2made i n Colzani” al 100%, cercando inoltre di utilizzare il meglio. Una filosofia che dal padre è passata ai due giovani figli che portano avanti con impegno l’intero e ambizioso progetto. La pasticceria è il regno di Marco Colzani, una struttura lineare ben diversificata, animata da qualche opera d’arte (vedi ad esempio il rinoceronte), gradevole dentro e fuori nello spazio estivo, frequentata da una bella clientela dove è un piacere fermarsi per assaggiare le specialità del giorno.
Pavia è la città di riferimento del nostro Emergente Nord, e di tanto in tanto ci torniamo volentieri. L’occasione è la presentazione di Pavia Wine, in onda oggi al Castello, e poi un aperitivo alla piacevole Scuderia del Borgo dietro al Castello e un saluto a Giovanni Merlino direttore dell’Hotel Moderno, la sosta più raccomandabile in città.
Un convegno di indubbio spessore quello organizzato in chiusura della Mostra dei Vini a Trento. Con Enzo Vizzari, Paolo Marchi e Davide Scabin a parlar di ristorazione e comunicazione oggi. Coordinati da Cristiano Seganfreddo del Corriere della Sera, sono stati affrontati vari temi con un occhio particolare al Trentino e il pubblico, numeroso, ha seguito con attenzione. Sono emersi in pieno i problemi, per altro comuni al resto d’Italia, e il desiderio di superarli. Forse per il Trentino, che dimostra comunque voglia di reagire e di fare sistema, sarà più facile che in altre zone d’Italia. Al termine un brindisi dovuto con vini e prodotti della provincia.
Un piccolo comune, con un buon albergo (Hotel Leopoldo), un buon ristorante (il Chiasso dei Portici), una buona enoteca bottega (Colle Bereto, bella anche l’azienda), un buon macellaio (Porciatti) e tante aziende vinicole nell’intorno. Dimenticavo quasi, c’è anche una gemma, il Convento di Santa Maria in Prato, oggi del Consorzio del Chianti Classico, che merita la visita. E in questo bel chiostro, il prossimo venerdì 31 maggio, si svolgerà un bell’evento con i produttori del chianti classico: grandi vini e grandi cibi. A cucinare solo delle donne, simpatiche e brave. A breve altre notizie.
Guido Folonari è imprenditore di successo e di trascinante conversazione. Non ci siamo di certo annoiati ieri a pranzo, sia per i piatti di Agata che per i vini. Imbarazzo della scelta, dopo l’inizio notevole con i due brut reserve di Charles Heidsieck, importato da Philarmonica, due ottimi champagne davvero, e pensare che sono solo due basi! Poi tre grandi territori del rosso, Barolo, Brunello, Bolgheri, tre B classiche. Amiamo gli autoctoni ma questa volta diamo la palma al Millepassi di Donna Olimpia, la tenuta di Folonari a Bolgheri.
I vini del Trentino sbarcano a New York e l’appuntamento è al bellissimo Astor Center, una struttura che comprende una magnifica ed enorme enoteca al piano sottostante, varie sale con teatro del vino e cucina sul retro. Sono nove le aziende trentine: Concilio, Cantine Monfort, Letrari, Maso Martis, Rotaliana, Lavis, Gaierhof, Endrizzi, Cesconi. Invito per soli operatori e giornalisti e, a giudicare dal pubblico, l’invito è stato accolto e la degustazione full booked. Il tutto ben organizzato anche nei dettagli, dal ricevimento al buffet, e alla documentazione fornita a tutti gli operatori intervenuti.
