A un hcilometro dal casello di Benevento un’Azienda (e anche una bottega) di grande qualità. L’Irpinia ha una tradizione poco conosciuta (perchè molto limitata all’ambito familiare) di prosciutti e salumi. La Famiglia Ciarcia da anni ha rilanciato la produzione e ha realizzato anche uno stabilimento modello al quale negli ultimi tempi hanno anche aggiunto una bellissima bottega piena di ricercatezze oltre a quelle di propria produzione con anche la possibilità di assaggiarle. E’ ancora poco comunicata e conosciuta, ma ne vale la pena.
Porzioni Cremona
Un agriturismo di rispetto, sia per la qualità dei prodotti (maiali allo stato brado, salumi di casa e orto), sia pe rla gentile accoglienza. Per il resto un ambiente sano, semplice, senza fronzoli, con una griglia a vista che si protende verso la sala e con la specialità della pizza (anche pane e focacce), molto buona ad opera del giovane Andrea Pechini. Cucina secondo la tradizione, noi siamo capitati in piena stagione di lumache e alcuni assaggi erano indubbiamente sfiziosi.
Scommettiamo su questo locale per vari motivi. In primis l’arrivo dei fratelli (gemelli) Sgarra. Riccardo ha alle sue spalle un’importante esperienza in aziende vinicole òpiemontesi, Felice la stella michelin conquistata all’Unami di Andria, ed è stato anche ottimo finalista di Emergente Chef. Sono giovani, bravi, efficienti, E poi c’è Grotta Palazzese, un posto unico che incanta da secoli con il ristorante affacciato sotto la grotta sui frangenti del mare. Un posto che richiama visitatori da tutto il mondo e che presto potrà valersi anche di un albergo a cinque stelle sopra la grotta e di un’ulteriore sala eventi che completerà il recupero dell’intera scheira di edifici prospiciente la scogliera. Completa la strategica posizione il delizioso centro storico del brogo frequentatissimo in stagione. C’è anche il plus della navetta che comodamente vi porterà al ristorante dopo aver parcheggiato a Polignano Sud l’auto. Il posto è bello e si fanno i numeri, e il fatturato. Il privilegio di sedersi ad una di queste tavole costa (almeno 200 euro ed oltre con i vini) e dovete pure prenotare altrimenti sarà arduo trovare posto. Ecco perchè scommettiamo su questo locale: perchè non solo sono bravi, ma hanno anche i numeri per poter investire e la continuità per poter organizzarsi al meglio. Ma non crediate che sia poi così facile. Per secoli qui si è mangiato, ma mai con particolare valenza gastronomica. Perchè dietro le quinte tocca fare le capriole. Ma i fratelli si stanno ben organizzando con una serie di laboratori satelliti e di certo sanno come supplire alle limitazioni logistiche. Detto questo non solo siamo convinti che si mangerà in futuro molto bene, ma già, dopo appena due mesi, il livello è più che buono. Di classe e sfiziosi sono gli stuzzichini iniziali e gli antipasti, tra i primi meglio i tubettini dei raviolini coperti da troppe salse, tra i secondo meglio la triglia di un sandwich di tonno e wagyu (comunque assai richiesto dal facoltoso pubblico) tra i dessert meglio i leggeri e curiosi predessert (granita e carota) dell’ingombrante millefoglie. Da seguire nella sua evoluzione.
Foodexp a Lecce, tre giornate intense di gare e contenuti con personaggi di spicco nei vari mondi della ristorazione, pizzeria, hotellerie, vino. E portare questa gente a Lecce che, anche se bellissima, è sicuramente un pò fuori mano, non è stato di certo facile. Complimenti quindi a Giovanni Pizzolante, ideatore e sognatore, a Sonia Gioia per l’impegno profuso. Anche noi siamo molto contenti del successo delle varie competizioni: Emergente Sala, Emergente Pizza, Emergente Chef seguitissime da tanti concorrenti che hanno aderito con entusiasmo. A evento finito con Giovanni, Sonia, Chiara andiamo a cena a Le Tre Rane, un locale minuscolo, di commovente intensità, gestito con passione e garbo da Maurizio Raselli, un piemontese innamorato del Salento. Sono con noi anche Gabriele Zanatta e Marco Baccanelli, Francesca Barreca (Mazzo) e Diego Rossi (Trippa) a celebrare Aimo Moroni, icona vivente della grande ristorazione italiana. Una bella serata che ci voleva dopo tanto lavoro.
A fine giornata di Fiera siamo tutti stanchi, ma per Riccardo Cotarella c’è sempre posto. Ed eccoci alla Gran Guardia ad assaggiare 8 grandi vini, ben 7 rossi, che danno un’idea delle diversità della nostra Italia. Da Verona alla Sicilia, attraverso un verdicchio che sa di riesling, un nero d’avola concentrato, i profumi dell?Etna, la potenza del montepulciano d’abruzzo, la classe del Montiano, l’armonia dell’amarone e la sorpresa di un Blogheri poco conosciuto. COmplimenti a RIccardo per la selezione, ma anche per la conduzione, mai stancante (ed eravamo tutti molto stanchi), animata ad arte da Riccardo stesso con Luciano Ferraro e Gigi Brozzoni, due fuoriclasse.
20 anni di Giulio pane e ojo, 20 anni di un successo che ha portato la famiglia Ranucci ad allargarsi lungo la via moltiplicando le salette del ristorante nella corte interna e poi aggiungendo altri locali: A Casa Tua, Abbottega, la Pizzottella e arrivando anche a Miami. Successo dovuto alla qualità degli ingredienti (a disposizione per l’acquisto nell’Abbottega), al buon rapporto prezzo qualità, all’arredo piacevole e soprattutto all’accoglienza. L’ospitalità è nel DNA della famiglia, conoscevamo bene quella di papà David, ora scopriamo quella della figlia Claudia. Siamo in un pranzo importante, con il Presidente del Touring Club Italiano, Franco Iseppi e sicuramente questo ristorante è in perfetta linea con i principi che il Touring porta avanti da oltre un secolo.
Dal nome del locale al menù, tutto è segnato e firmato da Marco Martini, chef totalizzante che non si tira indietro, ci mette la faccia, rischia e secondo noi quasi sempre centra il bersaglio. Come nella recente serata dedicata alla birra Asahi. Facile perchè è una grnade birra, fine ed elegante, che ben si presta agli abbinamenti di fine dining. Difficile perchè a Marco non piace la via facile, ma il percorso arduo. Qui una serie di cocktail ha contrivuito a ravvivare il menù che non ha avuto alcun passo falso (forse gli stuzzichini iniziali sono ormai troppo visti e andrebbero cambiati). Buona la faraona, furbi i tortelli tostati, cromatico il merluzzo, goloso il dessert e anche la piccola pasticcieria. E grazie al team della Asahi e a Valeria Carboni di questo invito
Soste di Ulisse: la cena di gala
Grande cena di gala con alcune decine di chef appartenenti all’Associazione schierati in varie file nei due saloni dell’albergo. Istituzioni, Produttori Giornalisti e invitati hanno arricchito l’evento e in certi momenti si faceva veramente fatica a passare. Ma la formula di tante postazioni affiancate è sempre la più funzionale per riuscire a smaltire senza troppi intoppi le aspettative. La presenza di Cannavacciuolo e Scabin è stata festeggiata dall’inesauribile gruppo di chef isolani che si sono mostrati sempre allegri, coesi e propositivi. Insomma una bella serata che ha dimostrato che la qualità della ristorazione siciliana c’è, ed è più ampia di quanto si possa pensare grazie ai molti giovani chef che stanno seguendo le orme dei conclamati maestri.
Le Soste di Ulisse a Siracusa
Festa de Le Soste di Ulisse, l’ampia associazione siciliana che riunisce veramente il meglio dell’isola in senso trasversale: ristoranti, alberghi, produttori dando un bell’esempio di sinergia e fare sistema. La festa si svolge al Minareto, un resort con posizione sensazionale con vista sull’Ortigia. Arriviamo in ritardo ma in tempo per una cena piena di sapori e musica dal vivo. Poi al mattino un convegno e gita all’Ortigia con un pranzo indovinato anche per via della sede: il locale Area M proprio sul porto, è un’altra bella location. Gita all’area archeologica e la festa continua.
Frequentiamo poco i Parioli e, confessiamo, non eravamo mai stati al Gallura, ristorante iperquotato della Roma bene. Però un gentile invito non si può rifiutare e abbiamo fatto anche noi un’ immersione nel lusso del crudo di pesce, ostriche, scampi e champagne anche se siamo andati via prima del servizio dell’aragosta per non esagerare. Dobbiamo ammettere che il locale gestito da Gianni e Dorina è bello, funzionale, il personale cortese e genilissimo, la materia prima impeccabile. Visto i prezzi è ovviamente doveroso, ma non è per nulla scontato. Il plauso lo facciamo per la scelta dello chef: Un timido e giovanissimo ragazzo di 23 anni, sicuramente il più giovane di tutti, non solo della brigata di sala e di cucina, ma anche di tutta l’abituale clientela del ristorante. Si è presentato con coraggio, perchè nel mezzo di tanto crudo ha anche osato qualcosa (anche troppo nei tagliolini) ma va di sicuro incoraggiato, anzi torneremo una volta per assaggiare meno crudo e più piatti cucinati.
