Tra boschi e frazioni di borghi un pò dimenticati, sotto l’occhio vigile del Gran Sasso, una struttura che non ti aspetti! Ampia, moderna, realizzata senza risparmio con un occhio ai particolari, si articola con parcheggio, giardino, sala conferenze, sala cerimonie, spettacolare cantina, camere sapziose e ovviamente un ristorante. Di quest’ultimo parleremo a parte. A gestire l’astronave la famiglia Moscardi.
Porzioni Cremona
Non è semplice con moglie e figli cambiare la propria vita a 47 anni. Giuseppe Todisco ci ha provato ed è anche riuscito nell’impresa. Ieri era un professionista avvilito e disilluso, oggi è uno chef contento e di successo. Tutto questo in 5 anni di Mosca, e gli ultimi 3 in questo ristorante che ha decretato definitivamente il suo talento. L’avevamo conosciuto anni fa e lo ritroviamo fresco e pimpante, orgoglioso giustamente delle proprie scelte. Un pò di nostalgia? quella non manca mai, indicandoci con il dito sulla mappa d’Italia la sua città natale: Bisceglie.
Rimane sempre una delle soste migliori e più serene dell’anno, grazie alla bella cucina che da anni i fratelli Serva riescono a proporre con lodevole e sorprendente continuità. Grazie a loro abbiamo scoperto che il pesce d’acqua dolce può regalare emozioni che non sono seconde a nessuno, ma pensare che si viene qui per mangiare solo quello sarebbe anche riduttivo. Basti pensare ai piatti che presentiamo dove secondo noi è il piccione (del luogo, straordinario) a cui diamo la palma, seguito dai dolci anche questi sempre di ottimo livello. Nel pesce si passa dall’eleganza suprema della carpa alla versatilità della trilogia del luccio, mentre abbiamo trovato leggermente disarmonica la trota e da mettere ancora più a fuoco il cannellone di coregone, buono ma fin troppo intenso.
10 anni di Pagliaccio, anni non solo di rose e fiori, di riconoscimenti importanti, ma anche densi di problemi e di sacrifici. Però dopo 10 anni Marion ed Anthony posso tirare un sospiro di sollievo e brindare con ottimismo (magari con cautela, visto i tempi che corrono). Ma di certo hanno raggiunto traguardi invidiabili e grande notorietà. Per noi se la meritano tutta, pensando anche alle tante disillusioni dei due anni precedenti l’apertura dove le hanno provate tutte, hanno avuto opportunità, ma anche grandi delusioni. Oggi tutto questo sembra lontano, ci accolgono con un ambiente rinnovato per l’occasione (e ci sembra più funzionale), con un menù intrigante, dove al solito Anthony ha il timore non non spingere fino in fondo l’acceleratore,( ma va bene anche così), con dei vini da sballo dove svetta il brunello di Pian dell’Orino. Insomma una serata da ricordare, che non ci siamo goduta fino in fondo, ma per nostri problemi, non per i loro. Grazie ancora!
Sorbillo miglior pizza napoletana (doppi auguri visto che pochi giorni fa è diventato nuovamente papà!) e Sforno miglior pizza “aliena”, (così vengono denominate dai napoletani le pizze non autoctone). E siamo appunto allo Sforno per celebrare la vittoria e per l’occasione Stefano Callegari presenta il suo nuovo “rosettone” (da noi assaggiato in anteprima un mese fa). Uno sballo di pizza ripiena, una specie di trapizzone, ancora più immediato dei trapizzini, a volte un pò impegnativi. Stefano dimostra così non solo di aver vinto a pieno merito, ma con questo rosettone prende decisamente il largo. Rivedremo Stefano, con Sorbillo e tanti altri a Napoli in occasione del nostro: The Great Pizza Show, abbinato a Emergente Pizza : Vi aspettiamo al Cenacolo Belvedere di napoli dal 2 al 4 giugno!
Un Convegno straodinario quello di sabato scorso al teatro di Castagneto Carducci. Insieme, ed è un’impresa, i 5 cavalieri di Bolgheri, gli uomini che 40 anni orsono, chi più chi meno, hanno dato vita, praticamente dal nulla, ad una denominazione che pesa ben più del numero di ettari e di bottiglie che produce. Praticamente non esiste nemmeno Bolgheri, che è solo una piccola frazione di un piccolo comune, eppure il prestigio del nome è indiscusso. Vino a parte, ha celebrato le sue lodi Giosuè Carducci e ha dato i natali al più grande cavallo italiano di tutti i tempi, Ribot. Sentirli parlare è stato veramente piacevole, dall’amarcord di Piermario, all’analisi più razionale di Michele Satta (arrivato fin qui da Varese), dalla visione globale di Ludovico Antinori a quella understated del Marchese Incisa della Rocchetta. Sono intervenuti Oliviero Toscani e Roberto Bernabò, il tutto presentato con indubbia verve da Carlo Cambi. Giusto il commento finale di Piero Antinori: “questo territorio ci ha dato tanto, cerchiamo ora di restituirgli qualcosa per valorizzrlo al meglio”.
Nella piana di Rieti verso Poggio Bustone un piccolissimo caseificio di solo latte di pecora di propria produzione con forme a latte crudo. Tutto fatto bene e a regola d’arte, e perdipiù con la nuova generazione che è giovane e ci crede. Segno che i tempi cambiano.
Campo Felice di nome e di fatto anche da un punto di vista gastronomico grazie a questo caseificio artigianale che non solo offre ottimi prodotti, soprattutto latticini, ma nel bel mezzo delle piste ha una baita che provvede a sostanziose merende di qualità ad un prezzo veramente competitivo.
