Il web è la vera rivoluzione dell’ultimo secolo….ma il libro rimane il libro, soprattutto quando ha il fascino e la bellezza del libro d’arte. Abbiamo sempre amato la rivista FMR e i libri che puntualmente venivano editati, inconfondibili e unici nel loro genere. Eccoci così a seguire l’evento del parmigiano reggiano, ma anche a vedere da vicino il mondo di Franco Maria Ricci, grande editore e conoscitore dell’arte. E rimaniamo rapiti dal Codex di Luigi Serafini.
Porzioni Cremona
Quasi trent’anni fa Paolo Esposito allora giovane ristoratore sorrentino, acquisì questo ristorante e lo intitolò al sommo tenore, non solo per il legame che aveva con la cittadina, ma anche per la sua profonda passione per la musica. Dall’incontro con Guido D’Onofrio, biografo del tenore, nacque l’idea di radunare qui molti cimeli della sua vita e di creare intorno alla tavola un vero e proprio museo dedicato a Caruso. Paolo era un capace professionista di sala, ed ebbe la fortuna di saper scegliere il cuoco: Antonio Cosentino, uno tra i migliori e più creativi chef della penisola sorrentina. Con lui il locale decollò e nei primi anni novanta il Caruso annoverava una ricca clientela che rimaneva incantata a guardare gli antipasti a specchio di Cosentino, il suo raffinato aspic di caviale, le brillanti esecuzioni di crostacei, il tartufo che inondava i piatti. Oggi le due figlie di Paolo con i rispettivi generi portano avanti il locale con dignità, (e la più semplice trattoria Basilica sulla stessa via), ma di certo non c’è più la clientela di allora.
Un secolo e mezzo fa Antonino Ercolano seminarista e all’occasione anche cuoco del refettorio del Vescovato, decise di aprire due stanzette dove far cucina, con il nome La Favorita. Tutti a Sorrento lo chiamavano però “o Parrucchiano” (il parroco). Prima della seconda guerra mondiale, non avendo eredi Antonino lasciò il locale al nipote Giuseppe Manniello che portò nel dopoguerra a grande fama il ristorante. Via via, approfittando dei giardini sul retro, il locale si ingrandì aggiuggendo spazi, sale ampie e celebrando banchetti per la borghesia napoletana e non solo. Le personalità che qui hanno mangiato sono innumerevoli, le foto e gli articoli ne ricordano la celebrità. Il piatto “signature” ieri come oggi sono rimasti i “cannelloni” che qui dicono di aver inventato, come per altro gli gnocchi alla sorrentina. Da tempo conduce il figlio di Giuseppe, Enzo, persona amabile e simpatica. Anche noi venivamo qui tanto tempo fa, nei primi anni ottanta, ma già allora la bandiera della penisola era passata di mano, ad una giovanissima coppia che in alto a Sant’Agata si stavano rendendo famosa con una cucina semplice, fatta di ingredienti freschi, olio d’oliva e tanta passione, si chiamavano Lidia ed Alfonso Iaccarino.
Altro celebre locale di Sorrento di lunga storia, che curiosamente deve al sua fama tra le altre cose all’antipasto con il prosciutto di San Daniele che infatti fa bella mostra pendendo dal soffitto. Ma il piatto più celebre è il risotto alla pescatora generosamente servito con crostacei di ogni tipo.
Alessandro Neri l’avevamo conosciuto ad Emergente e lo ritroviamo in questo bel locale che ha aperto al centro di Novello. Cucina fuori dai canoni, che ti travolge con una serie di ricette coinvolgenti colorate e allegre, a volte un pò disordinate e imprecise, ma che alla fine nell’insieme lasciano i più appagati e soddisfatti, anche per il buon rapporto prezzo qualità del tanto che è stato servito. Il menù offre una grande varietà di proposte, c’è il territorio, c’è la linea green, ma c’è soprattutto un’amore per il mare. L’altra passione è per il gioco, una giocosità che affiora ovunque e che si esalta soprattutto all’inizio e alla fine del menù con alcune soluzioni indubbiamente gradevoli.
Davide Palluda, chef evergreen: simpatico e scanzonato come quando venti anni fa ha iniziato e l’abbiamo conosciuto, ma anche serio e continuo come un professionista deve essere. Una continuità appunto che ha pochi rivali, una popolarità che l’accompagna proprio grazie a questa combinazione di carattere socievole e spontanea predisposizione per una cucina che incontra il gusto della gente. Non si è mai seriamente allontanato da casa (salvo qualche esperienza ligure): qui è nato, dove ha il ristorante ci ha fatto l’asilo, poi la scuola è diventata l’Enoteca del Roero e lui da quel giorno ne gestisce la ristorazione. Ci sembra ieri che ha aperto, eppure sono passati 20 anni, (15 di stella michelin) e ci fa subito rientrare in sintonia dopo qualche tempo che mancavamo, con un inizio gradevolissimo di sapori, con i suoi piatti centrati nel gusto. Insomma forse rischia poco, ma la goduria è tanta.
A livello strada più wine bar, sotto più ristorante che si avvale di un’ambientazione molto suggestiva, illuminata ad arte, con un’elegante mise en place. Bella l’accoglienza dei titolari (Luca Boffa e Daniela Barroero), mentre la cucina segue la linea tradizionale cercando e riuscendo di proporre piatti più in linea con il presente senza perdere troppo lo spirito originale.
Arriva a Milano Alessandro Buffolino approfittando della chiusura temporanea della Terrazza Eden, ma con l’idea di restare se le cose andranno per il verso giusto, come tutti ci auguriamo. Lui è sicuramente preparato, con bell’esperienza in Francia e in Italia, ha partecipato facendosi ben volere ed apprezzare ad Emergente. è giovane ed elegante nei modi e nello stile. Il compito però non è facile, l’Acanto ha una storia non lunga come quella del Principe di Savoia che lo ospita, un cammino iniziato con Paola Budel, proseguito con Fabrizio Cadei ed ora affidato per l’appunto ad Alessandro. L’impegno è serio, ma ce la metterà tutta, mentre registriamo l’indubbia volontà di cambiamento che il direttore, Ezio Indiani, sta promuovendo: una sala ormai tutta al femminile, e in cucina largo appunto ai giovani, mentre Fabrizio Cadei rimane l’executive chef della struttura. Qui le foto di una piacevole serata allietata dalle bollicine di Ferrari.
Alzarsi al mattino con vista sulla conca di Cortina, con il conforto di un albergo curato nei dettagli e la sorpresa di una prima colazione che è di pari livello, è veramente un buon inizio di giornata. Certo il resto per noi golosi, non è così convincente, ma il nuovo direttore, Giampaolo Padula, è bravo e determinato, e pensiamo che presto si vedranno miglioramenti anche nella ristorazione.
