E’ molto bello il libro appena uscito sull’Osteria Le Logge, con anche un mio piccolissimo contributo. Racconta la storia di questa affascinante Osteria che per sempre avrà il timbro datole da Gianni Brunelli. Un personaggio unico, un oste di straordinaria perspicacia che aveva saputo anticipare mode e tendenze condendo insieme cibo sano, ottimi vini, un pizzico di mondanità e tanta simpatia. Oggi l’Osteria prosegue grazie a Mirco Vigni in sala e Nico Atrigna in cucina, due ottimi professionisti come la cena servita ci conferma. Ma è anche l’occasione di brindare, con il brunello di Gianni e ora di Laura, a questo bel libro, gradevole nella forma, piacevole da sfogliare, pieno di belle foto (quasi tutte del bravo Lido Vannucchi) e di ricette appetitose.
Ristorazione&Ospitalità
Che chicca questo “Palazzetto Rosso” in pieno centro storico di Siena! Un affascinante piccolo hotel ben ristrutturato con alcune soluzioni eclatanti come il blocco in vetro al centro della camera dei servizi. Aggiungete il servizio per l’auto, il centrifugato all’arrivo e il poter leggere e sfogliare i bei volumi disseminati nelle camere e negli spazi comuni. La proprietà è francese, Mme et M Touber, con altri alberghi a Parigi, amano l’Italia e ci investono (e bene) e noi ringraziamo loro.
Siamo arrivati presto per goderci il magnifico tramonto in una giornata che si vedeva anche la Corsica. E dopo un bel tramonto anche una bella cena, per gli amici presenti, per il vino e ovviamente anche per la cucina iperaffidabile dello Zazzeri che piace sempre a tutti, gourmet e gente di passaggio, giovani entusiasti e maturi appassionati. Merito alla qualità della materia prima, alla semplicità delle ricette che puntano tutte alla centralità del gusto, all’umanità e simpatia del titolare. Certo a noi piacerebbe, specie all’inizio o alla fine del pasto, qualche passaggio di maggior contenuto tecnico od estetico, come anche qualche ritocco nell’ambiente (pensiamo alle toilette e alla veranda). Ma alla gente piace questo stile e piace la “Baracca” come volutamente, con indubbio e apprezzabile understatemen,t Luciano definisce il suo locale.
Ennesima apertura a Roma, speriamo sia un segno di ripresa e di vitalità del settore. Il locale è indubbiamente curato e piacevole, e segue fedelmente il modello che sembra attualmente vincente: ampia metratura, varie proposte secondo le ore del giorno dal mattino a sera tardi cavalcando un pò tutti i generi, ambiente retrò vintage, cucina a vista, servizio giovane e spigliato. La cucina si avvale della consulenza di Arcangelo Dandini, come dire uno dei migliori professionisti della Capitale ed infatti nel menù non mancano le proposte legate alla cucina romana. Non si può giudicare nel primo giorno,quello dell’inaugurazione, comunque ci è piaciuta la ciriola gourmet, un pò meno il ricorrente baccalà che affiorava in tante ricette. Lodevole la qualità degli ingredienti utilizzati, alcuni dei quali, ben noti agli appassionati, fanno bella mostra lungo il bancone.
E’ la zona alta e boschiva del Chianti quella delle colline intorno a Pietrafitta. E al centro ecco Querceto, un borgo dal sapore anche rurale, ben recuperato all’ospitalità. Si sta d’incanto, si beve anche bene grazie ai vini biologici dell’azienda e c’è anche una piccola ristorazione sena pretese imperniata soprattutto su buoni salumi e formaggi. Ambiente familiare con una madre elegante ed attivissima, il figlio Jacopo appassionato e la fidanzata californiana che tiene i collegamenti con il mondo, ed infatti il vino (molto buona la gran selezione), è poco noto nel circondario e veleggia quasi tutto oltreoceano.
Osteria Magona sulla Bolgherese
E’ la sosta più affidabile della zona, quella che non tradisce mai: ottimi vini, ottima carne, con il contorno del meglio dei prodotti del territorio cucinati e presentati senza troppe pretese se non quelle di valorizzare le materie prime di base. L’unico problema è trovare posto. Da quando sono arrivati qui, sulla Bolgherese, dove hanno ampi spazi, giardino e parcheggio, il locale è sempre pieno pure a pranzo. Quindi prenotate per tempo!
Tranquilli: Valentino Cassanelli è sempre lo chef del Lux Lucis. Però d’estate si trasferisce durante il giorno nel vicino Bagno Dalmazia (tra i più eleganti e riservati dell’intera spiaggia) dove propone un menù più semplice ma non banale (in agosto anche alla sera). Conoscendoci ci ha proposto anche parecchie ricette del ristorante gourmet che abbiamo apprezzato nel relax estivo della bella veranda aperta sulla spiaggia. Un servizio preciso, del bravo Sokol Ndreko, ha contribuito a rendere lieta la sosta e venendo ai piatti c’è sicuramente da apprezzare l’ispirata e moderna creatività di Valentino in cucina (che sembra quasi andare a braccetto con quella di Damiano Donati al Punto), lui più elaborato, Damiano più essenziale, ma di certo Valentino ha a disposizione anche una brigata ampia che gli permette una costruzione a volte complessa. E in effetti qualche ricetta riprodotta e un pò arrangiata nella semplice e basica cucina del Bagno Dalmazia ha sofferto il trasloco (il risotto troppo brodoso, gli gnocchi con troppa stracciatella…..), ma nel complesso si vede l’ottima mano e preparazione di base del giovane chef, vedi lo spettacolare sgombro al viola e il classico ma seducente piccione glassato.
Buon ultimo, o quasi. Eccoci in questo ristorante del quale ormai conoscevamo già tante cose, visto tanti piatti, decantati da tanti bravi colleghi. Riccardo inoltre lo conosciamo da quando, giovanissimo, reduce da Marchesi, aveva preso la responsabilità della cucina di Villa Fiordaliso. In tanti anni si è fatto conoscere ed apprezzare per le sue non comuni doti. Ma certo che lì, per l’alto numero di coperti e per le ristrettezze logistiche degli spazi, non si poteva forse esprimere in modo compiuto. Da più di un anno con il fratello Giancarlo ha fatto un investimento importante in questo bel locale in riva al lago posto subito dopo il Grand Hotel Fasano. Non hanno badato a spese per attrezzarlo in modo più che gradevole con anche qualche bellissimo mobile moderno. La sala colpisce: giovani cuochi/camerieri a turno portano e presentano i piatti con sorrisi e non poca professionalità. La cucina segue con una serie di piatti che confermano tutto il bene che si dice in giro di questa brigata. Un susseguirsi di ricette e accostamenti che non ricalcano il dejà vu, che si esprimono con originalità e profondità. Non manca nemmeno la giocosità specie nel finale tra tuiles di cioccolato alla fiamma e torrone sporzionato al tavolo, passando prima per l’eclatante cacio e pepe in vescica. Tra le soluzioni più incisive mettiamo il dripping di risotto e la coraggiosa bavette di manzo al suangue di rilascio, ma il piatto che più ci ha conquistato è quello meno equilibrato e volutamente sballato: il morso del lago, dove l’acidità del cavolo e il fumo dell’agone fanno una gara esagerata, ma appassionante, a conquistarsi la palma del protagonista. Dette le tante e doverose lodi, un appunto: l’eccessiva potenza gustativa di molte ricette che finisce per stravolgere il palato e qualche volta apre la porta ai disequilibri interni (la poca acidità dei fusilli e degli spaghettoni, la pesantezza del fondo nel risotto e nei funghi trombetta ad esempio). Citiamo qualcuno di questi bravi ragazzi: in sala Giovanni Pizzurro, Manuele Menghini, Billa Aliguettou, Shazad Babar; in cucina Marco Tacchetto, Gilles Fornoni, Antonino Scirè, Martina Sguerso, Federica D’Alpaos, Alessandro Franchi.
Le Plaisir d’Antan a Jovencan
Da consigliare questo piccolo ed elegante albego alle porte di Aosta. Tutto ben fatto con materiali del posto a ricreare il giusto ambiente. Due i plus e tutti e due nel sottoterra: da una parte la bella sala del ristorante con un angolo (la vecchia formaggeria) molto caratteristico, e la grande piscina riscaldata al coperto ma con accesso anche dall’esterno.
Dal di fuori non gliele daresti forse le cinque stelle, poi una volta dentro t’accorgi che le vale. Non ci sono troppe coccole ed orpelli, ma la sostanza c’è (spazi comodità funzionalità) e soprattutto un personale esperto e cortese come non è facile trovare d’estate in montagna quando spesso le risorse umane sono avventizie per la corta stagione. C’è una bella spa, una colazione superba e un ristorante gradevole, (bella la mansarda superiore) con uno chef, Paolo Bertholier, che punta più alla sostanza che all’effetto. Certo qualche concessione in più all’estetica, o all’effetto (un abbinamento un pò trasgressivo) renderebbe più interessante la cena che comunque si fa apprezzare nel suo percorso tranquillo e senza rischi. Luca ci fa bere più che bene ed una chiacchierata con il Direttore, una vecchia conoscenza, ci conferma che l’albergo è in buone mani.
