E’ veramente bella e confortevole questa Barchessa di Villa Pisani (villa palladiana) aperta da poco all’ospitalità. Una camera da letto perfetta con un letto da “principessa sul pisello”, forse il migliore mai provato in giro. Sarà presto completata da un centro benessere e allora il confort sarà totale. Per ora già ci godiamo, oltre al relax, una curata prima colazione e poi scendiamo curiosi a vedere il ristorante. In cucina è un giovane chef, Giulio Ierace, meno che trentenne calabrese di origine. Si destreggia già bene, con modestia ma carattere e pensiamo che, se ben guidato, possa dare soddisfazioni ad una Dimora che le merita tutte. Per ora apprezziamo il suo menù degustazione annotando anche l’occhio di riguardo che ha per i dessert (vedi anche la prima colazione al mattino). Complimenti quindi alla sapiente ristrutturazione della Villa, diretta dall’esperto Felix Gherardini.
Ristorazione&Ospitalità
Diamo atto a Daniele Mannis, l’esperto titolare coadiuvato da Vania Martini in sala, di aver sempre cercato dei giovani valenti da mettere ai fornelli. E l’ultimo arrivato, Mirko Campoli, (parente del più celebre Fabio Campoli) non è da meno. Una buona base tecnica fatta di studio ordinato, sulla quale però si deve investire in personalità ed originalità. Per ora ci godiamo una buona cena dove gli antipasti e i secondi si fanno preferire ai due primi un pò troppo “carichi” di condimenti e mantecature. Il tutto comunque buono anche se un pò troppo “costruito” secondo le regole apprese nei corsi. L’abbinamento ai vini è affidato all’intraprendente Giancarlo Mura che non fa di certo annoiare.
Daniele Zunica è tra i più noti ristoratori abruzzesi con il suo omonimo ristorante di Civitella del Tronto, che è ormai quasi un’istituzione per le tante attività che ha supportato per cercare di valorizzare il territorio. Teoricamente Ascoli Piceno pur essendo vicina è distante. Il Tronto faceva da confine tra lo stato borbonico e il resto dell’Italia, tra il sud e il centro, tra l’Abruzzo e le Marche. Ma Daniele ha saltato il fosso ed il Tronto conquistato anche dal fascino di Ascoli Piceno che è tra le cittadine più belle d’Italia. Siamo a pochi metri dalla piazza-salotto del Popolo, nel prestigioso contesto di Palazzo Guiderocchi. Qui Daniele ha preso in gestione il ristorante, ha alleggerito le sale con la consulenza di un altro personaggio importante di Civitella, Gino Natoni, e porta la sua cucina che grazie a lui e alla sua coraggiosa scelta di puntare su brigate giovani, negli ultimi anni si è rinnovata ed ora è tra le più felici interpretazioni, leggere e moderne (ma senza strafare) di quello che il territorio suggerisce.
Spazio Romito a Roma
Niko Romito è arrivato piuttosto tardi in cucina, ma da quel momento è andato poi di corsa senza sbagliare una mossa. Sarà stato pure fortunato, ma non crediamo che il successo sia stato casuale. Non è certo un vantaggio partire da un punto remoto come Rivisondoli, senza alcun schema impostato se non quello della paterna pasticcieria sul punto di chiudere. Questo per dire che ha avuto coraggio, determinazione, grinta, e non basta, anche l’intelligenza di guardare oltre. Così ha impostato un nuovo locale più ambizioso come il Casadonna, una scuola di cucina che si è poi ampliata, un nuovo format, Spazio, con il quale sta programmando aperture multiple. Roma viene dopo Milano, ma è forse un progetto più ambizioso, per grandezza, per la doppia proposta (accanto è il Pane, con un’offerta più semplice). Siamo agli inizi e lo troviamo in cucina con la fedele Gaia ad impostare bene la brigata, mentre la sala è affidata a Sabrina Romito (copia fedele di Cristiana) e all’esperto Valerio Capriotti. Il menù è misurato e intelligente spazia dal vegetariano alla carne non perdendo colpi con piatti di calibrata saggezza, facilmente riproducibili. Buono tutto con una lode al raddichio con salsa mandorla, un piatto vegetariano di geniale semplicità che conquista immediatamente, delude invece il baccalà alla pizzaiola, buono ma poco contrastato.
Salsadrena a Sanremo
La pizzeria è bella ed elegante proprio sulla passeggiata a mare poco distnate dal Casinò. Il nome è curioso, in realtà è l’anagramma di Alessandra, la titolare del locale. Il menù sottolinea la qualità dell’impasto e la lunga lievitazione, in effetti nulla da dire sugli ingredienti, meno ci ha convinto la base, comunque l’ambiente è gradevole e la pizza nel complesso accettabile. Grazie Roberto della segnalazione.
Un albergo che ha tanta storia alle spalle e che ancora oggi merita la visita, anche per i prezzi convenienti. Certo il potenziale è poco sfruttato e meriterebbe un completo rinnovo, comunque è da godersi l’ospitalità d’antan e le belle maniere di un personale accogliente.
Un bell’albergo che unisce grande comodità al fascino dell’arredo d’antan, e per noi golosi c’è anche attenzione alla qualità gastronomic fin dal mattino alla prima colazione. Direttore è Valentino Bertolini, grande esperienza d’ospitalità di alto standard, ed anche palato fine.
Si torna sempre con piacere al Sesto On Arno, sia per la bellezza del posto che per la cucina. Le pareti tutto vetro lasciano la libertà di scoprire la bellezza di Firenze di notte, dentro l’illuminazione è volutamente bassa, ma i punti luce sul tavolo consentono di vedere perfettamente quello che arriva dalla cucina. Brigata giovane in sala e in cucina, quest’ultima guidata da Matteo Lorenzini, chef ancora molto giovane ma anche molto esperto con alle spalle lunga esperienza in Francia con anche Ducasse. E la sua cucina ne risente ampiamente. Precisiamo che quando diciamo questo per noi non è una nota negativa ma positiva. Siamo convinti della qualità della cucina d’oltralpe dove ogni chef che si rispetti dovrebbe comunque andare almeno per uno stage per apprezzarne il rigore, l’ordine, la programmazione, l’approccio mentale, l’orgoglio professionale. E’ vero, a volte è una cucina un pò troppo elaborata e tende ad essere pesante, ma attualmente vanta anche una schiera di chef di assoluto rispetto che hanno imparato e assorbito la lezione di leggerezza. Tornando a Matteo questa lezione ancora non è forse del tutto acquisita (pensiamo soprattutto alle due paste che ci sono arrivate), ma dobbiamo dire che gli udon sono comunque un piatto di grande impatto visivo e gustativo da applaudire anche se stancanti per il palato. Per il resto una cucina classica di grandi ingredienti, dall’ostrica alle capesante, dal capriolo al tartufo, senza cadute, con anche i dessert curati e all’altezza del resto.
In occasione di Taste la città si anima e si moltiplicano gli eventi collaterali. Noi passiamo a salutare gli amici del Borro, per l’occasione qui al Bistrò di Firenze dove Andrea Campani ha organizzato un gustoso e ricco buffet in collaborazione con Enrico Pierri del Sanlorenzo di Roma.
Si nota da lontano, da fuori ed anche dentro, insomma un hotel che non vuole passare e in effetti non passa inosservato. Il design fa la diffrenza in ogni dettaglio, può piacere o non piacere (a noi piace), ma non è solo immagine, anche la sostanza è di qualità, come anche la colazione al mattino tra le migliori e più stimolanti trovate in giro.
