Pranzo di Natale da Zunica, rattristato dalla morte di un parente, ravvivato da una nascita di una nipotina. Pranzo ben concepito e realizzato con piatti leggeri e in linea con la giornata di festa (da lodare in particolare la caciottina e il brodo di cappone) e da lodare anche l’ottimo rapporto prezzo qualità. Daniele si conferma un gran professionista. Auguri a tutti!
Ristorazione&Ospitalità
Con Anna Scafuri, collega gentile e brava come pochi, eccoci alla Trota. Per Lei è la prima volta ed è quindi doveroso assaggiare alcuni “classici” del locale, mentre a me arrivano le ultime ricette. Passato e presente si alternano per darci comunque un crescendo di sapori in un vero divertimento gastronomico. Sono proprio bravi i fratelli Serva, e ora hanno anche una bella sala a disposizione e una brigata affiatata che li supporta. Tra le nuove ricette una lode va a dei leggerissimi gnocchi che speriamo vengano presto presentati senza il ridondante aiuto del tartufo bianco del quale non hanno bisogno, ed è da seguire l’evoluzione della nuova ricetta con i tuberi.
Dino De Bellis è da anni noto ai golosi romani per il buon lavoro fatto a L’Incannucciata, ora è qui da un paio di anni dove l’ha raggiunto il giovane Mirko. Il locale è raccomandabile per vari aspetti: l’insolita location all’interno di un grande negozio di mobili collocato dentro un finto Castello che si fa notare anche dai più distratti passanti, un arredo accattivante che è anche in vendita e in effetti spesso si rinnova, una piccola carta di vini dove prevalgono i vini estremi, un menù abbastanza corto ma che riesce a dare vari percorsi alternativi. Insomma un locale intelligente e in linea con i tempi ed infatti è pieno, altra cosa purtroppo insolita. Hanno voglia di emergere e crediamo se lo meritino pure, i piatti escono puliti, con uno stile attuale, di buona fattura. Manca ancora un quid, a volte un tantino di rischio, a volte un abbinamento che non torna, a volte una carenza tecnica, ma Dino è attento e Mirko spinge con la sua giovane età: li terremo d’occhio, penso che si daranno da fare. Il piatto migliore? un buon baccalà in sapiente brodo di prosciutto, il meno convincente? i tortelli affogati nel caciucco e un millefoglie frettoloso.
Conosciamo da anni questa coppia che è ben assortita in tutti i sensi. Lei Elena brianzola accoglie in sala con un bel sorriso tranquillo, e lui Dhian di New Delhi ma ormai in Italia da anni si destreggia sempre meglio tra padelle e ingredienti perlopiù italiani. Ama infatti la nostra cucina, ha imparato le tecniche di base, sa far paste ripiene e ricette (soprattutto di mare) con scioltezza consumata. Non ci sono grandissime pretese, ma alla fine ci alziamo soddisfatti dopo una serie di piatti buoni dove spicca il riso basmati con salsa al curry.
Terrazza della Certosa a Padula
Di fronte alla bellissima certosa c’è anche un albergo non male, con camere confortevoli e una bella doccia rigenerante. Delude un pò questo ristorante, con una sala squadrata ed anonima, dove in un tavolo sperduto nel deserto dei tavolini vuoti, ci portano una carta di vini minimale, ma in compenso un menù sterminato che vuole accontentare tutti, ma che alla fine lascia tutti insoddisfatti. Si salva la focaccia e la buona volontà del cameriere che si sbatte da un tavolo all’altro con coraggiosa efficienza.
Una bella giornata di sole ci ha invogliato a fermarci in questo locale che ben conosciamo, e che a noi piace: per la semplicità, il buon prezzo, e i piatti di Ivan che senza pretese sono gradevoli, saporiti, di gusto immediato, come ad esempio l’antipasto di totanetti con le zucchine trombetta: gustoso e leggero.
Un tempo qui c’era Metodo Classico, un bel locale di pesce, ora questo Bistrot che promette altrettanto bene. Ora è arrivato Kotaro Noda, chef di solida esperienza, ma siamo qui a provare il pranzo di Natale in doppia versione, tradizionale ad opera di Giovanni Milana chef di Sora Maria e Arcangelo famoso locale di Olevano Romano e la versione creativa di Kotaro. Tre i temi scelti: il bollito, la minestra di arzilla e il capitone. Per motivi di partenza ci perdiamo l’ultimo, forse il più interessante, ma riusciamo comunque a provare i primi due nella loro doppia interpretazione. Per carità, tutto buono, e gradevole, certo è che ci saremmo aspettati una tradizione un tantino più vigorosa e una innovazione un pò più rischiosa.
Sud a Quarto di Marianna Vitale
La scelta coraggiosa si è dimostrata vincente e Pino e Marianna oggi rappresentano una realtà (tra le poche) consolidata nella ristorazione napoletana. Gli appassionati hanno imparato che con la tangenziale ci si arriva in poco tempo, che il parcheggio è accanto e l’ambiente ampio e piacevole. Pino gestisce bene la sala e propone etichette interessanti, Marianna prepara ricette a sua immagine: fresche leggere e gustose. Inizio di notevole impatto con la elegante e varia insalata di mare piena di frutta e foglie, si cresce di sapore con lo sgombro e con gli anemoni, si conclude bene con un dessert un pò piacione ma buono. Unica piccola delusione lungo il percorso il baccalà con parmigiana, non male ma di modesta presentazione. Il loro sorriso e il conto finale invitano al ritorno.
E’ un posto che ci piace e dove torniamo sempre volentieri. Regno di Beppe e dei suoi formaggi che affina tra le montagne del Piemonte e della Savoia e che regolarmente poi porta giù a Roma in questo piccolo ma accogliente locale al Ghetto. Le origini occitane si rivelano in tanti prodotti che fanno bella mostra lungo gli scaffali e nella larga rappresentanza di etichette piemontesi. Di tanto in tanto si organizzano serate come quest’ultima dedicata al bollito. Scordatevi, per ragioni ovvie di spazio, i grandi carrelli fumanti pieni di ogni ben di Dio, qui la carne arriva direttamente al tavolo, ma la qualità è buona, ilsapore c’è tutto e la convivialità della cena assicurata. Certo fuori ci sono 12 gradi sopra lo zero in questo dicembre piovoso e caldo, ma anche a Carrù il termometro non è più quello di anni fa quando ci si andava con il bavero ben alzato.
