Mancavamo da un paio di anni ed è sempre un vero piacere tornare in questa nobile sala, accolti da quel gentiluomo che è Roberto Ceraudo. Intorno è la pace serena della Contrada Dattilo con i suoi ulivi, i suoi agrumi e le vigne. La prima novità sono le camere, ora più accoglienti grazie ai nuovi bagni, la seconda novità è più importante: la giovane figlia Caterina è sempre più brava, ha messo a fuoco l’importante esperienza presso Niko Romito, ed ora riesce ad esprimersi in modo convincente. La linea degli antipasti che ci ha proposto è esemplare, la corrispondenza con il territorio pervade il menù, l’impostazione delle ricette segue una saggia metodologia (pochi ingredienti e attenzione sul componente principale). Certo qua e là ci sono margini di miglioramento (un miglior uso del sale, un pò ingenui gli gnocchi alla ricotta e troppa salsa al melograno sulla lingua), ma l’unica vera nota dolente del lungo menù ci è parsa la pasticceria. Brava Caterina che con la sua giovane età non può che migliorarsi ulteriormente e chissà dove potrà arrivare.
Ristorazione&Ospitalità
Padre (Antonio) e figlio (Luca) costituiscono una coppia formidabile, dove il primo spinge avanti il secondo ma sta sempre ben attento a controllare suggerire stimolare, e soprattutto spingere ancora il giovane Luca ad aggiungere altre esperienze a quelle importanti che ha già fatto. Il risultato si vede in una serie di ricette ogni volta nuove, alcune per altro di non facile fattura, dove i prodotti della Calabria trovano il giusto risalto e che giustificano ampiamente il viaggio che si compie per arrivare fino a qui. Questa volta la prima parte del menù è stata esemplare con l’acuto dell’insalatina di gamberi, ottime anche le sfiziosità iniziali e buona anche la fase finale con la pasticceria fine e precisa. Due note tecniche a margine: la “tempura” è migliorabile, come pure il risotto dove lo yogurt non supportava troppo con l’acidità.
Una Catanzaro che non ti aspetti è quella che ci fa scoprire Antonio Abbruzzino. Merito dell’intraprendenza di Daniela Carrozza, imprenditrice appassionata della tavolo che ha creato il Circolo Le Querce, aperto su prenotazione, un elegante dimora appena fuori città. Nel centro storico ha invece un bel negozio di arredamento, il Loft, pieno di oggetti di decoro moderno e con un angolo dedicato ad una semplice ma raffinata ristorazione.
La Cascina a Roccella Jonica
Una bella struttura posta tra Gioiosa e Roccella lungo la statale offre varie alternative tra sale salette e giardino ed in più ha una grande sala per ricevimenti. Ma anche la clientela normale trova una buona accoglienza e un largo menù di cucina tradizionale principalmente di pesce. In estate molta griglia in inverno una cucina più articolata dove il piatto da non perdere è sicuramente una specie di pasta all’arrabbiata chiamata “Corte d’Assise” perchè nata in un pranzo con degli avvocati e che viene proposta in tegame. Da raccomandare la bottega con prodotti di propria produzione dedicati al bergamotto. E grazie all’amico Domenico Femia, conosciuto alla Micuicola Cantina, una delle poche botteghe d’eccellenza della Locride.
Spesso la seconda generazione distrugge il lavoro della prima, altre volte, e questo è il nostro caso, l’evoluzione continua positiva. Con impegno i due fratelli Francesco e Riccardo portano avanti il lavoro del padre (sempre presente). Poco tempo fa l’enoteca al livello cantina è stata completamente ristrutturata ed ora è molto accogliente, l’anno prossimo sarà la volta della sala, piacevole ma un pò datata. Francesco in sala si muove con sicurezza e competenza, Riccardo completa con una cucina di mare di grande materia prima e buona fattura. Vuole migliorarsi ancora e questo è un buon segno se vuole passare da essere una buona sosta ad esempio per tutto il territorio. Le cose migliori? Degli ottimi crostini di bianchetti leggermente piccanti che sanno di mare, e degli spaghetti in brodo di pesce di elegante intensità.
Mammola è la città dello stocco (tra stocco e baccalà in Italia ce ne sono parecchie), e oltre una dozzina di ristorante accolgono specie il weekend migliaia di visitatori. Visitiamo un bel laboratorio che fornisce la materia prima e assistiamo alla preparazione della ricetta tipica alla Taverna del Borgo di Nunzio Pisano.
Varie traversie hanno agitato la vita di questo locale. L’importante è che ora Caterina e Tonino sono di nuovo qui in pista a Pizz, con voglia di fare e soprattutto cambiare. La vecchia trattoria dall’aspetto un pò consumato non è più nelle loro corde e quindi nel prossimo anno ci saranno dei cambiamenti cercando forse di recuperare l’antica professionalit di famiglia (la storica pasticceria) aggiungendo magari i nuovi stili di cucina che ormai li rappresentano. Nell’attesa ci godiamo questa intelligente cucina di mare (interessante il filo conduttore dell’abbinamento latticini con il pesce che non è semplice da fare), qua e là imperfetta, ma comunque sorprendente essendo Caterina praticamente autodidatta, il che ci fa pensare di quanto potrebbe essere migliore con un più ampio bagaglio tecnico di base.
Che la pizza sia ormai un’altra storia ce lo racconta anche Vincenzo Multari a Gioiosa Jonica. Cura maniacale nella lievitazione e nell’impasto dove bilancia tre farine diverse, scelta di prodotti tipici, (ottima ad esempio la pizza con scarola e caciocavallo di Ciminà), sala elegante e selezione di birre artigianali da lodare. Non ultimo plauso va alla scelta di far crescere accanto a lui un valido giovane rifugiato afgano.
Con grande piacere abbiamo consegnato a Maria Rina il suo attestato di Buona Cucina. Cosa altro non è questo locale che da tanti anni con continuità rimane fedele al territorio seguendo i tempi con la sua necessaria evoluzione ma senza tradirne lo spirito? Qui si è sempre fatta buona cucina e speriamo ancora per tanti anni si farà e non è stato semplice in un posto dove per dieci mesi l’affluenza è scarsa, mentre per due è perfino eccessiva. Maria, continua così.
In questi giorni sono in tanti a viaggiare, ma per chi rimane a Roma ecco un viaggio che si può tranquillamente fare senza passaporto. Un viaggio nei sapori è quello che propone Francesco Apreda (accanto comunque ad una linea più tranquilla), una serie di ricette che gli ricordano le tappe della sua vita in giro per il mondo. Vita poi definitivamente segnata dall’Oriente, con un pò di Cina e Giappone, ma soprattutto tanta India dove ogni anno svolge consulenza all’Oberoi. Ricette che invitiamo ogni gastronomo che si rispetti ad assaggiare perchè ben difficilmente troverà qualcosa di simile lungo tutta la Penisola (salvo a volte e curiosamente sempre a Roma, alcune preparazioni di Cristina Bowerman e Anthony Genovese), ricette piene di spunti interessanti, di accostamenti inusuali, di sfumature originali di gusto. Basti pensare alla serie degli appetizers, di straordinario impatto, e poi sempre voliamo in alto sia pensando a Londra (con degli scones che solo nel Devon avevamo trovato così leggeri), sia pensando a Tokyo (elegante e succulento il polpo con le alghe), a Mumbai (ben speziate le penne all’arrabbiata) e ottimo anche il cheese cake (pensando a New York) degno di una colazione da Tiffany. Le cose un filo meno convincenti sono arrivate da assaggi fuori da questo menù, anche se sempre di un filone parallelo: i vermicelli di soja un pò troppo ammassati, e l’elegante rotolo di sogliola e scampi troppo arrotondato sui sapori dolci. Il tutto trova infine pari e degno riscontro in una sala dalla vista incomparabile e in un servizio di nobile efficienza.
