La crema di ricci con capuccino al curry è il signature dish di Fabio Cervio. Un piatto di nobili ingredienti, di bella esecuzione, di gusto sontuoso. Un piatto che non sfigurerebbe in un grande 3 stelle d’oltralpe, e che comunque è buono anche sul nostro versante. Di certo però la cucina di Fabio, nato in provincia di Benevento, ma con esteso tirocinio francese, proprio alla Francia strizza l’occhio con continui rimandi:la variazione di agnello (che però è laticauda), i dessert, gli spaghetti alla gricia anche questi decontestualizzati. L’unico piatto rimasto vicino al territorio anche se rivisitato, ci è stato proposto come benvenuto iniziale, le puntarelle all’acciuga, formidabili.
Ristorazione&Ospitalità
La Valsabbia è valle nota agli amanti dello sci (siamo sulla strada per Madonna di Campiglio) e agli amanti dei formaggi (sopra Barghe c’è Bagolino con le malghe del bagoss). Pochi si fermano perchè d’altro offre poco, ma un pò casualmente scopriamo a Sabbio Chiese, un paesino sovrastato da una rocca stretta e ripida con una chiesina in vetta, un posto che tutto sommato vale la pena. Ad animarlo è Fabio Bericchia, grande appassionato di vini e distillati ed infatti lungo il banco e la parete c’è veramente un ben di Dio. Lui è in sala e seguirlo negli abbinamenti e lungo i calici è un vero piacere, in cucina è Adriano Zambiasi, varie esperienze in giro, ma mancano i posti che contano. Però l’impegno ce lo mette, le materie prime sono buone (citiamo ad esempio l’ottima tagliata di carne), il risultato è sufficiente, anche se speravamo un tantino meglio. Altra singolarità è l’apertura a singhiozzo: per ora il ristorante è aperto solo la sera del venerdì e quella del sabato, e, altra singolarità, solamente da ottobre ad aprile. Però l’anno prossimo, ce l’auguriamo, dovrebbe allungare ed allargare l’attività.
Moera, ristorante con orto. La dizione è rassicurante e in effetti arrivare qui tra i noccioleti e i campi coltivati a ridosso delle prime montagne rincuora l’animo che ha attraversato il degrado della pianura. Una bella casa (tra gli orti) accoglie con il sorriso della coppia dei due titolari e peccato che non ci siano più le camere a disposizione sopra che avrebbero completato il piacere della sosta. La sala è graziosa (con un paio di tavoli di troppo), la cucina a vista, il servizio familiare e preciso. Lui, Francesco, è giovane (35 anni) autodidatta, cacciatore, cuoco d’istinto, e anche bravo: la sequenza dei tre flan (zucca, cipolla e nocciola finale) anche se un pò ripetitiva, è tra le migliori mai provate. Il resto è un pò più scontato e ingenuo, ma comunque servito con spontaneità e apprezzabile risultato. Insomma un locale che per ambientazione, impostazione e prezzo (tre menù dai 35 ai 50 euro) rappresenta una meta raccomandabile.
Hotel Miramare a Castellammare
Un bell’albergo questo nuovo Miramare, che in realtà ha lunga vita, ma che solo da poco è stato rinnovato. La posizione è unica, proprio sulla spiaggia alla fine della passeggiata del lungomare, le camere accogliente, l’arredo indovinato leggero e piacevole. Non sappiamo coma si mangia, ma la prima colazione non lascia ben sperare, in compenso la cortesia e l’accoglienza sono ottime.
L’albergo si presenta un pò anonimo dall’esterno, invece dentro colpisce per l’arredo moderno funzionale e contemporaneo. Al roof una spettacolare suite, tra le più lussuose mai viste, al piano terra la ristorazione affidata all’esperto Gianluca Re Fraschini, lombardo e da anni all’estero. Anche il ristorante è gradevole, con un wine bar bellissimo, q qui prendiamo un signor aperitivo con il direttore Jurgen Baumhoff, offerto dallo chef che speriamo di rivedere presto, magari cenando al ristorante.
All’ultimo piano del Four Seasons c’è anche questo nuovo ristorante giapponese. Due salette deliziose, una con una gran vista, l’altra nella biblioteca ovale (una piccola bomboniera), dove con uno stile contemporaneo vengono serviti piatti di stile giapponese e gusto occidentale. Piacevole e intrigante, merita la sosta.
In cucina Saverio Sbaragli e Andrea Mazzoni costituiscono un team formidabile, due chef toscani che conosciamo da anni, il primo incontrato all’Hotel Continental di Siena anni fa, il secondo visto crescere tra Montecatini e Firenze. Ora sono qui riuniti con un grande bagaglio di esperienza alle spalle e si giovano di una sala altrettanto valida ed esperta: Fabio Masi, è qui da molti anni, e oggi con lui il bravo Ciro Sorrentino (ex Romeo di Napoli) e sempre dalla Campania Feliciano Ronga (ex 4 Passi) con il sommelier Yann Hangouet. Insomma una brigata di rispetto, come lo è questo bel ristorante che si articola in due sale: la blu, classica e francesiggiante, la verde con un omaggio al golfo di Napoli. Tutto scorre con ritmo preciso, senza pause, in modo piacevole. Ricette dedicate al tartufo nero che in questo perioso trova il suo vertice e che qui è particolamente amato. Ricette che non sfigurerebbero in Italia in un ristorante stellato, con forse ogni tanto qualche leziosità o salsa di troppo, ma siamo anche in pieno territorio di cucina francese e quindi sono concessioni opportune ed inevitabili. Fini ed eleganti gli stuzzichini iniziali e i dessert finali (di gran classe). Nel lungo percorso da citare l’ottimo astice, lo spettacolare risotto, la sogliola.
Un bell’albergo di gran classe che ha sempre guardato all’Italia con attenzione. A lungo è stato qui Ezio Indiani, uno dei direttori d’albergo più noti al mondo, poi Josè Silva che ha chiamato chef dall’Italia del calibro di Marco Garfagnini, Saverio Sbaragli, Andrea Mazzoni per fare del ristorante italiano il Lago uno dei migliori ristoranti italiani all’estero. Anche il bel buffet della prima colazione è da loro gestito.
LSDM, secondo atto dell’evento a Ginevra: gran serata della pizza da KItaly, un originale nuovo locale molto piacevole ideato da Cristina Bortesi che speriamo abbia successo e che si replichi anche altrove. Su più livelli, fronte e retro, con diverse alternative e offerte, questa sera è tutto dedicato al gruppo della mozzarella e ai suoi pizzaioli. Pizza a gogò fino a tardi, e grande flusso di persone che possono così assaggiare un prodotto di alto livello.
Piazzetta Milù a Castellammare
Difficile non apprezzare Cristoforo Trapani, ha dalla sua la passione e la simpatia, ci mette tanto impegno e spesso vuole un pò strafare, ma è anche una caratteristica dell’esuberanza giovanile. Questa volta (parliamo di Piazzetta Milù) è contornato da altri giovani (i fratelli Izzo) che gli fanno da giusto controaltare in sala. Insomma ci sono i presupposti per una serata memorabile, ma avevamo fatto i conti senza pensare che era sabato sera, e le nostre aspettative sono andate parzialmente disattese. Sì, perchè la Piazzetta qualche difetto di fondo ce l’ha: una cucina piccolissima, il convivere di vari generi (brace e cucina d’autore) il che non aiuta, i tanti coperti che di sabato sera rallentano enormemente il ritmo della cucina e del servizio, e moltiplicano le approssimazioni delle ricette. Ma nonostante tutto siamo stati bene, apprezzando la competenza nel servizio dei vini, e osservando la bella varietà delle ricette proposte. Rimandiamo ad un’altra esperienza un giudizio più attendibile, ma almeno ricordiamo le ricette per noi migliori: le triglie con friarielli e mandarino, la spigola alla brace, il dessert alle nocciole. Un plauso anche a Milù (Michele e Lucia) che completano la bella accoglienza di questo locale.
