Bar Osteria recita l’insegna a segnalare che non si hanno particolari ambizioni. Ma l’ambiente è carino, l’offerta corretta in linea con la modestia dei prezzi e si trova pure qualche etichetta mica male. Al banco il simpatico Andrea, faccia da oste.
Ristorazione&Ospitalità
La nuova terrazza del Mirabelle
Si inaugura una nuova terrazza, la Crystal Lounge, adiacente al ristorante Mirabelle. Un’occasione per godersi il tramonto romano da uno dei posti migliori della Capitale, grazie anche alle coccole predisposte da Bruno Borghesi, grande professionista della ristorazione.
Accanto alla cantina questo piccolo e moderno Relais che ha tante qualità: comodo sulla strada, con affaccio sulle vigne sul retro, con un arredo moderno e piacevole, funzionale negli spazi. Una base ideale per partire poi con la visita delle taante cantine del circondario.
Bruno Ceretto non solo tiene giustamente ai suoi ristoranti (Piazza Duomo e Piola), ma spinge anche la concorrenza, perchè ha capito che da soli non si va da nessuna parte e che solo se si fa sistema si rende grande un territorio. E ci prenota in questo nuovo localino, moderno ma situato all’interno di un palazzo d’epoca nel centro storico, grazioso le sale con i muri a mattoni a vista ad un passo da piazza Savona. Dentro una giovane coppia, Lei, Patrizia, è di Alba, molto elegante in sala, Lui è arrivato qui dal Lago Maggiore dopo un’esperienza importante con Carlo Cracco. Andrea, 34 anni, ha un bel mix dietro le spalle (padre lucano, madre di Viterbo, cresciuto a Verbania, da poco arrivato nelle Langhe) che si traduce in un altrettanto interessante mix di idee che vanno dai peperoni cruschi al plin, dagli spaghetti al pomodoro alle fave con il pecorino. Non tutto gira alla perfezione, il plin un pò sapido, un eccesso di crema di riso affoga il rombo, ma le due carni sono buone e il finale con il camouflage di cioccolato bianco e lampone sarebbe forse piaciuto anche a Bottura.
Una lunga sequenza di una trentina di assaggi che ci riporta ai ricordi del Bulli, una serie incredibile di accostamenti, virtuosismi, trompe d’oeil, che si alternano facendo a gara per lasciare un ricordo migliore. Ed è una dura lotta tra i tanti. La tavolozza dei sapori e colori è ampia, basterebbe pensare solo alle tipologie di cialde e cialdine alle quali erano affidate le sensazioni croccanti, fatte e servite in tante sfumature. Grande e bella la varietà delle foglie e degli aromi, molti dei quali provengono ormai dal celebrato orto della Tenuta Ceretto, ridotto (pensiamo che in estate sarà diverso) l’utilizzo del pesce poco presente in carta, largo spazio alle verdure (dal carciofo ai cavoletti di Bruxelles) e alle insalate di ogni varietà. Tutte cose giuste, semmai lamentiamo la poca presenza dei primi, affidati al solo riso rosa e gamberi (buono anche se leggermente dolciastro) che per altro non è nemmeno venuto in foto e quindi non risulta nel post. Crippa merita veramente l’alta considerazione che se ne ha, come un orologio arrivano gli assaggi, perfetto il ritmo, preciso il servizio e, ci ritorniamo ancora, la sequenza dei finger food è varia e fulminante. Bella chiusura anche con la pasticceria finale nella quale spicca il bellissimo omaggio a Matisse.
Piazza Duomo è ormai un intero palazzo, dove l’ospitalità si offre con 4 camere confortevoli ed altre probabilmente si aggiungeranno nel futuro, e la ristorazione ha due alternative, la tradizionale Piola e il ristorante gourmet di Piazza Duomo. A sovraintendere il tutto la famiglia Ceretto con Enrico Crippa, con l’aiuto indispensabile di alcune diecine di persone addestrate e ben coordinate tra le quali spiccano professionisti del calibro di Antonio, sous chef in cucina e Vincenzo e Danilo in sala.
Autodidatta d’eccezione Massimo Camia che da tanti anni opera con successo in zona. Siamo al terzo passaggio dopo il primo nel centro storico di Barolo e il secondo sulla strada per Monforte. Qui siamo invece in direzione di Alba, ancora più comodi e raggiungibile, adiacente alla cantina di Damilano. La struttura è grande moderna, e si divide in vari ambienti ben correlati che nascondono anche una piccola stanza vista cucina. Ci accompagna il barolo Liste 2009 di Damilano, servito da jacopo, il giovane figlio che è in sala, mentre la moglie Luciana coordina il servizio della sala principale. Cucina classica quella di Massimo, non priva di qualche apertura. Da buon autodidatta a volte fa difetto le precisione della tecnica (il senso del bruciato nella lasagna, un po’ troppo burro nella crema di patate), ma in genere non manca il gusto che è la bussola che lo guida nella scelta degli abbinamenti e della composizione del piatto con un risultato più che soddisfacente. Insomma un menù goloso, che va incontro ai desideri della gente e che invita al ritorno.
Peppino Pagano è imprenditore instancabile, ogni anno deve fare o rifare qualcosa, spesso più di “qualcosa”, ma tante cose assieme. Ed eccoci in questaa nuova bella ed elegante sala dove il legno di olivo la fa da padrone arrichendo l’arredo e offrendoci bellissime porte e un tavolo centrale d’effetto. Una bella terrazza con vista sullo spettacolare palmeto dell’albergo completa il layout. La cucina è sempre la stessa, affidata al solido ed efficiente Matteo Sangiovanni. Indugia sulle materie prime nobili (astice, gamberi rossi, rombo) e rassicura con un classicheggiante incedere. Nota di merito per l’elegante mise en place ed il curaato servizio, di demerito per l’eccesso di sapidità di alcune ricette di mare.
Paestum si distingue per la qualità dei suoi ristoranti, curati nei dettagli, nell’arredo e nelle luci, cosa rara nel meridione. Questa bio-osteria è un altro bell’esempio e in cucina ritroviamo Antonio Pisaniello, che qui presta solo opera di consulenza (in cucina Giovanni Urciuolo che affianca l’esperta Ida Viscito). Antonio è un bravo ed estroso chef irpino, che però negli ultimi tempi ha fatto forse un passo indietro. Quest’anno per lui sarà importante, riapre la Locanda di Bu in un nuovo e bel locale di Nusco, apre la scuola di cucina, insomma si rilancia e siamo contenti perchè ha del talento.
Vannulo da tanti anni rappresenta il meglio dei caseifici ed è da stimolo per tutti quelli che inseguono la qualità. Man mano diversifica e ora accanto all’offerta tradizionale del caseificio, della bottega della pelle, della gelateria e pasticceria, ecco arrivare altre due attività: la cioccolateria partendo dalle fave tostate (ma tempo un anno e si partità dalle fave importate direttamente) e la degusteria che avrà al centro, oltre la bufala anche il pane e le focacce fatte con farine particolari e lievito madre. Bravo Antonio Palmieri, a non rimaner mai fermo e a cercare sempre di stare avanti a tutti.
