Noi ci teniamo agli chef giovani e li sosteniamo soprattutto quando sono bravi, come in questo caso, e sono aperti verso il mondo ed i confronti, e loro: Andrea Giuseppucci e Francesco Brutto, sono qui a dimostrarcelo. Così eccoci l’altra sera ad Eataly (che è sempre un bellissimo spazio) in questa cena a 4 mani, con anche Chiara Pavan (che è il braccio destro di Brutto a Venissa). Conoscendoli bene ci aspettavamo note intriganti e siamo stati ben ripagati. Inizio esplosivo con la falsa tartara (di anguria, geniale) e un rotolo di seppia che sprizzava energia. Poi ottimi e sempre vibranti gli spaghetti di Andrea, un pò coperti i tortellini di Francesco. I due piatti forse più coraggiosi erano i due secondi, ma forse alla fine anche quelli secondo noi meno riusciti, con la melanzana un pò troppo cruda e il rombo non ben amalgamato con gli altri ingredienti. Buon finale con il dolce di Andrea. In sintesi, bravi, coraggiosi, e sempre con il sorriso. Come anche noi che ci siamo divertiti con questi assaggi.
Redazione Witaly
Elegante la struttura ma anche il ristorante che si fa notare per la sua cucina indubbiamente ricercata e non priva di ambizioni che spazia nei vari generi con mano professionale. Dario Bettoni è chef di valida esperienza, e ripropone un suo stile classico (ma ha assorbito varie tendenze e influssi, perfino di cucina molecolare). Il menù proposto non è affatto banale, ma si disimpegna bene, dagli antipasti ai dessert (anche questi ben ideati e curati). Ci sono piaciuti di meno i primi (la vellutata troppo carica e spessa, i tortelli al contrario di pasta evanescente), mentre i piatti migliori ci sono sembrati quelli di carne (la vitella e la limousine). Ma la base tecnica è solida, l’inserimento nella realtà siciliana ben avviato, ora si dovrebbe completare con una maggiore valorizzazione del bellissimo orto bio dell’Azienda che è in grado di fornire un’ampio assortimento di frutta, verdure, erbe e aromi quasi ad ogni stagione. Un ristorante che gode inoltre di una splendida cornice e di un servizio cortese.
Struttura di gran pregio, per ideazione erealizzazione. Occupa un vasto appezzamento su un’intera collina con la vista di Noto sullo sfondo. C’è un’accoglienza più che confortevole, c’è una bella piscina e un centro benessere, c’è un grande frutteto che perfeziona una piccola colazione del mattino che diventa particolarmente gradevole, c’è anche un ristorante che merita la sosta e del quale parliamo in altro post. E’ ben diretta da Marco Riflettivo che ormai può contare su una clientela sempre più ampia e con molti ritorni, anche perchè qui siamo un pò al centro di tante cose da vedere: Siracusa, Capo Pachino, Modica, Ragusa, Scicli…. è tutto a meno di un’ora.
La divisione è rigorosa, gli uomini in cucina (con l’eccezione della moglie giapponese di Gioacchino Brambilla che è lo chef), le donne in sala guidate dalle titolari (con lo chef) del ristorante: Roberta Assolari e Manuela Alberti. Dobbiamo dire che la cucina per carità si difende, ma è la sala che conquista. L’accoglienza di questo locale resta tra le migliori dell’isola per cortesia, affabiltà, ma non manca la competenza. La cornice è superba, siamo accanto al Palazzo Nicolaci e sotto un boutique hotel, l’ambiente è stato sapientemente rimesso a nuovo con un design curato e poi appunto ci sono loro, sempre sorridenti e gentili. Insomma un posto dove è difficile non trovarsi a proprio agio, dove la cortesia è abbinata alla professionalità in giusto equilibrio.
Ci aveva colpito la sua pizza, anni fa a Castel Maggiore in un centro commerciale qualsiasi (ma il locale era già allora gradevole), ma certo non immaginavamo la successiva crescita. Oggi Matteo Aloe (con i suoi soci) è alla sua sesta apertura, e non si ferma. Qui a Roma è in un bel posto, accanto al MACRO. museo di arte contemporanea, che trova spazio nei suggestivi ambienti dell’antico birrificio Peroni. Birra e pizza sono sempre andati d’accordo e brindiamo, (con un prosecco biologico), con Matteo Anlore al successo di questa nuova inziativa, e ovviamente assaggiamo le pizze. Tre, nell’ordine la migliore la margherita (amiamo il classico), poi quella con le alici di Cetara, e infine quella con la coppa.
Slow, qui non è una parola invocata a caso, ma un concetto radicato. In questo piccolo borgo ben tenuto, il pranzo è un rito con le sue regole e i suoi tempi. Dall’accoglienza al menù con dedica, dal cocktail di benvenuto al primo scambio di idee al tavolo, dalla registrazione della comanda alla preparazione dei piatti (parte tutto da zero, senza prodotti prelavorati), per non parlare dei vini, patrimonio culturale di Maurizio Filippi che vi spiegherà con dovizia di dettagli gli abbinamenti pensati per l’occasione. Insomma nulla è lasciato al caso, compresi grissini e sfogliette croccanti. L’errore è stato nostro, di non conoscere le tempistiche del locale, e così le quasi due ore che avevamo ipotizzato sono svanite presto, giusto il tempo di capire la situazione e consumare antipasti e primi, mentre per completare il pranzo torneremo una’altra volta. La prima puntata ci ha regalato alcune cose buone (il pane declinato in varie tipologie), eccellenti (i ravioli di faraona), un pò banali ma buone (l’uovo a bassa temperatura), mediocri (la sommatoria di ostrica e carpaccio). Ci vuole una seconda puntata.
Il Bikini con Andrea Napolitano
E’ il prototipo della spiaggia perfetta, quella che nelle fredde giornate d’inverno ci sogniamo, perchè ha un pò tutto racchiuso nello spazio ideale e completo di una piccola ed esclusiva baia: il mare pulito, la spiaggia ben tenuta, la costa che sale ripida ma che è accogliente con il suo verde e i suoi fiori, la scogliera in alto che la isola, i servizi accoglienti. Ma a Giorgio Scarselli, seconda generazione della proprietà, tutto questo non bastava. Lui amava il buon cibo e soprattutto il buon vino. Così ha cominciato a migliorare la cantina, poi la sala, e infine la cucina. Sono ormai anni che il Bikini ha acquisito solida fama anche per il ristorante e la novità di quest’anno è il nuovo chef. Nuovo, ma per noi una vecchia conoscenza: Andrea Napolitano che alcuni anni fa si era imposto a Emergente Sud a Napoli. Trasmette la sua passione con la sua simpatia istintiva, ha il sorriso che conquista, e modi di fare educati e spontanei. Insomma piace alla gente. Ma è anche serio, volenteroso e gran lavoratore, e si è gettato in questa sua nuova esperienza con grande slancio. Però gli manca ancora un pizzico di esperienza lontano da casa che potrebbe completare e implementare il suo talento naturale, rendendo i suoi piatti, oggi già buoni, ancora più interessanti per i palati esigenti. E il percorso gastronomico che ci ha dato conferma quanto appena descritto, dove il piatto migliore è stata una delicata cernia bianca con acqua di provola, e il meno interessante (per noi) la linguina di Gragnano al sugo scomposto.
Un’altra bella terrazza, che non conoscevamo, arricchisce la serie. L’occhio rimbalza di cupola in cupola dal Brunelleschi al Bramante in una pace serena che ahimè è rovinata solo dai troppi gabbiani che si sono appropriati dei tetti del centro storico. Sotto è il Raphael, uno degli alberghi più eleganti della Capitale, e qui siamo sul tetto, dove tre terrazze contigue ospitano il ristorante in stagione con doppia tipolgia di offerta (terrazza bistrò e terrazza gourmet, mentre la terza è praticamente un privè). La cucina è sotto accanto alla piccola sala che ospita il ristorante nella stagione invernale. Qui abbiamo conosciuto il giovane e bravo Ettore Moliteo, allievo di Pietro Leeman che è dirige da lontano questa cucina. Ed ovviamente parliamo di cucina vegetariana e vegana che trova in Leeman il suo cultore più bravo e famoso. Ed in effetti confermiamo, non siamo vegetariani, ma qui si mangia proprio bene, una cucina elegante, moderna e leggera che non ha nulla da invidiare ad altre tavole. Una serie di piatti uno più buono dell’altro con la terrina di carote al vertice (anche per la bella presentazione), e dove l’unica nota negativa và al fritto leggermente unto. Una lode va anche al servizio, veloce e attento di Barbara e Gianmarco, che si dividono tra i vari livelli senza perdere colpi e distribuendo consigli e sorrisi.
Resiste a tutto, agli anni (1880) e al terremoto, un pò come la Fortezza che domina il bellissimo borgo e che si arrese perfino dopo la caduta del Regno. Gli Zunica insomma sono gente tosta, come Daniele, attuale titolare che ha ulteriormente rafforzato e consolidato la fama di questo storico locale, e che nonostante l’età (della struttura, non di Daniele) non guarda indietro ma in avanti e da alcuni anni ha investito sui giovani e in particolare su Sabatino Lattanzi, lo chef a sua volta è contornato da altri giovani. La cucina di conseguenza si è affinata, lasciandosi indietro gli orpelli di una tradizione decadente buona solo a riprodurre senza convinzione ricette datate, ma cercando sia nella ricerca della materia prima che nell’elaborazione successiva, di presentare piatti fedeli al territorio ma piacevoli e stuzzicanti. Certo non tutto è ancora al top, ma il pranzo propostoci dopo la due giorni ascolana che ha avuto al suo centro la grande serata di Massimo Bottura, è stato più che lusinghiero con l’anatra al top, e il dessert un pò banalotto come piatto meno significativo.
Un bell’albergo questo Palazzo dei Mercanti a breve distanza dalla piazza del Popolo. ti prendono valigie, auto, ti portano la ciotola del cane, con naturalezza senza che tu debba mai chiedere. Il tutto è piacevole confortevole, con qualche nota curiosa, come la prima colazione un pò rustica (per un 5 stelle), ma alla fine anche questa funzionale.
