Primo giorno del Summit mentre arrivano chef da tutto il mondo allo Speciality Food del WTC di Dubai. Qui nell’area dei GVCI si svolgono le varie gare. C’è Pizza Up con appunto famosi pizzaioli in scena, c’è la gara della pasta, ma c’è soprattutto l’interesse di tanti operatori. Il mercato è in crescita, ma non è facile: se ne parla nel convegno che ha prorpio questa analisi come suo tema, coordinato da Rosario Scarpato.
Eventi Passati
E come ogni anno, da 25, rieccoci a Merano, per il Wine Festival, ma anche per la guida Vinibuoni d’Italia che come consuetudine viene presentata nel Teatro Puccini. Grande festa per tutte le corone, indovinati i vari premi, e una bella chiusura con la degustazione di ben 700 vini!
L’Italia quando c’è l’emergenza si dà da fare. L’ulteriore conferma ci arriva da Vicenza dove, dietro al coordinamento dell’infaticabile Roberto Astuni, tutti o quasi tutti hanno risposto positivamente. Così all’appello: aiutamo Amatrice, ecco che arrivano in tanti ed è questa la cosa migliore. Va benissimo quando arriva il megaassegno di un facoltoso miliardario (vedi Mr Facebook), ma secondo noi è un segnale ancora più positivo quando sono in tanti e quando questi tanti sono per giunta anche abbastanza lontani dall’evento. Significa che l’Italia quando vogliamo può funzionare. Tornando alla serata, il primo plauso è per la location (dentro al bellissimo Museo Civico), il secondo è per l’aver radunato tanti operatori, appassionati, produttori per questa raccolta di fondi. Nel nostro piccolo abbiamo presentato questa serata, abbiamo ancora una volta condiviso emozioni e racconti, specie con i due bravi ristoratori giunti da Amatrice per l’occasione.
Non è stato un letargo ma un affinamento lento durato 19 anni quello iniziato nel 1997 (splendida annata per tanti vini) e riservato a sole 1997 bottiglie destinate ai “collezionisti”, o meglio agli amanti del gran bere. Ed è sicuramente una serata fuori dal comune quella organizzata per l’occasione: siamo alla Pergola, con Heinz Beck e un signor parterre di invitati. Prima e dopo si beve e si mangia bene, ma di certo tutti attendono il momento del brindisi con queste bollicine di solo chardonnay che nascono a Maso Pianizza, in alta quota tra i boschi. Un Giulio Ferrari da collezione che si impone per la sua forza espressiva, eleganza, complessità aromatica.
E? sempre un bel momento conviviale quello della cena dell 3 forchette che non manchiamo mai (o quasi). Sia per rispetto ai colleghi del Gambero Rosso, sia perchè la formula è azzeccata: non un’interminabile cena di gala, ma il divertimento di girare tra la decina di postazioni affacciate sulla grande sala per scegliersi i piatti evitando le code. Visto i nomi dei presenti è poi difficile sbagliare, ricordiamo almeno, tra i piatti assaggiati, il gran pane di Valeria di Caino, l’ostrica di Taverna Estia e l’ottima pasta e ceci di Pascucci.
Un gran piatto quello di Romito e un grande champagne in abibnamento. E’ stato l’acuto del lunch Pommery al Four Seasons, ma anche il resto non ha sfigurato, sia per gli altri champagne, sempre cuvèe Louise, la prestigiosa etichetta di Pommery, sia per i piatti pensati da Vito Mollica: molto buono ed elegante il suo farro autunnale.
Stagione delle Guide, nonostante il ritardo (in genere viene presentata ai primi di ottobre) è sempre prima la Guida dell’Espresso, che sarà seguita lunedì 24 da quella del Touring e da quella del Gambero Rosso, mentre per la Michelin bisognerà aspettare metà novembre. Senza voti, con soli 6 gradini da 0 a 5 cappelli. Cambio quindi di direzione e ragionamenti, come dire che si ritorna al passato, cioè a quello che ha sempre fatto la Michelin, con le sue stelle senza mai dare voti. In testa come percezione sale Uliassi, scendono Beck, Pinchiorri, Cerea. Il totale dei cappelli sfiora i 500 ristoranti, è questa quindi la consistenza della ristorazione italiana buona ed eccellente, anche in questo vicino a quanto dice la Michelin. Si presenta anche la guida dei Vini, completamente rinnovata rispetto al passato, a cominciare dai coordinatori, oggi Antonio Paolini e Andrea Grignaffini, per una guida che ci sembra alla prima vista comunque differente e comunque pratica e facile da consultare.
Un quarto di secolo fa la prima edizione ad Argente, poi poche altre. Non ce ne siamo persa una: Saperi e Sapori è stato il primo vero evento gastronomico d’Italia, una vetrina per alcuni chef già allora famosi, un punto di incontro per altri che nessuno ancora conosceva, come un certo Ferran Adrià o Massimo Bottura poco più che ventenne. Ora Igles riprende il suo cammino, purtroppo interrotto, per riproporre un nuovo Saperi e Sapori nel lusso e nello splendore di Villa Rospigliosi. Tre serate, tema caccia, noi siamo stati alla prima. Un menù di grande spessore, un servizio altrettanto efficiente e puntuale, una serie di vini interessanti. Insomma sono ripartiti alla grande. Una breve carrellata dei piatti: pane vario sfornato da Franco Franciosi di Mamma Rosa (Avezzano), antipasto di gran gusto ma un pò piacione di Uliassi (con mezz’etto di tartufo sopra), tortelli intensi e giustamente masticabili di Peter Brunel. Poi i due piatti sopra le righe: le “non” tagliatelle di zuppa di mare addensata di Roy Caceres, solo troppo impegnative come porzione, ma assai intriganti, e la classica coscia fondente di anatra (a trovarne di cosi buone!) di Philippe Leveillè. Difficile chiudere con un dessert ispirato alla lepre, ci ha onestamente provato Aurora Mazzucchelli.
Mattinata interessante tra sport e dibattiti letterari. Prima la corsa dei camerieri che dovevano tenere con una mano in perfetto equilibrio un vassoi lungo due chilometri pieni di insidie e con Lorenza che ha premiato le due migliori giovani ragazze (una perfino con i tacchi!); poi la presentazione di due interessanti libri. Il primo, di Marcello Coronini che invita a togliere, il secondo di Eliana Liozza che insegna cosa aggiungere.
Oggi Pietro Parisi è sul Corriere della Sera per via del suo impegno civile. E l’altra sera l’abbiamo avuto come chef in una serata organizzata da Food Book per la presentazione di un libro. E’ uno chef che ha girato tanto per poi ritornare dove è nato, a Palma di Campania, un ambiente non facile, come l’episodio che oggi racconta il Corriere ricorda. Ne ammiriamo non solo l’impegno civile, ma anche il profondo legame con la sua terra e la modestia che lo contraddistingue. Bravo Pietro.
