Diego Bosoni, titolare con la sorella di Cantina Lunae, ci aveva invitato più volte e ci siamo capitati quasi per caso proprio sotto le feste natalizie. Non sappiamo se è sempre così, di certo abbiamo trovato il paese del Bengodi, con sale e salette piene di decori e selezioni di prodotti dell’enoagroalimentare di tutta Italia e non solo. C’è anche un bel museo del vino, pieno di oggetti e attrezzature ben tenute e un’area dove si potrebbero fare eventi e ristorazione visto che c’è anche una bella cucina. Insomma è un posto pieno di sorprese che non ci aspettavamo, e complimenti a Diego e a tutta la famiglia per le tante attività che riescono a portare avanti.
Porzioni Cremona
Profonda ristrutturazione dello storico Menchetti di Cesa, come dire il capitolo primo di un’ormai lunga avventura arrivata ad una dozzina di locali, quello adiacente all’Azienda di produzione, dove batte il cuore della famiglia. Famiglia giunta alla seconda generazione con Marco e Corrado Menchetti, infaticabili fratelli che con slancio e ottimismo guardano sempre al domani. Noi ci godiamo le belle linee architettoniche del nuovo locale, che senza ambizioni particolari comunque offre un buon confort e un ambiente piacevolissimo anche a chi si accontenta di un panino o di un trancio del celebre ciaccino. E’ ampliata la scelta del pane (pane Verna e il buccia di Prato sono un must), inimitabile è il ciaccino appena sfornato e poi ornato in vari modi (mozzarella di bufala di Barlotti, e altri prodotti top). Auguri, aspettando la prossima apertura!
Quasi due secoli di vita per questo storico frantoio di Imperia nella frazione di Sant’Agata, che ha saputo evolvere negli anni diversificando ma senza mai perdere la propria immagine e la qualità. Oggi si presenta con una gamma ampia di prodotti notevoli e capitiamo anche nel momento dell’arrivo delle ultime olive taggiasche (quest’anno molto nere, sane e dal sapore intenso) e poi di brindisi per le festività, che è anche un modo per capire la bella coesione, spontanea, che esiste tra la famiglia Mela (Cristiana e Serena, in primis, ma c’é senpre il babbo, Antonio, un gran personaggio carismatico) con i collaboratori e dipendenti. Buon Natale al profumo di Taggiasca!
All’interno della valle Argentina c’è Badalucco, un piccolo paese che è un gioiello, dove c’è anche uno dei frantoi più noti della Liguria, quello di Franco Roi. Non solo produttore di un grande olio, ma la sua attività poliedrica è ormai anche una vetrina per tanti prodotti liguri artigianali di nicchia che porta in giro per il mondo grazie anche alla forte collaborazione con Eataly e al nuovo punto vendita con frantoio didattico e ristorante di specialità liguri da poco aperto al Fico di Bologna. Ma anche se va in giro per il mondo Franco Roi ha il cuore a Badalucco, dove tra l’altro ha aperto L’Adagio, un delizioso piccolo relais di grande charme con la spa. E quando passiamo da queste parti è un piacere venirlo a salutare, annusare l’aria che sa ancora di olive appena frante, portare a casa un paio di bottiglie di “oro verde” direttamente dalle mani di Franco è un piacere…che non ha prezzo!
Un nuovo frantoio nella Liguria di Ponente?
In realtà è nuova solo l’etichetta, ma la famiglia Guasco è ben nota da decenni per produrre un grande olio extravergine, soprattutto grazie agli ulivi di cultivar taggiasca di proprietà, nel frantoio di Torre Paponi, frazione di Pietrabruna, ma ci sono al momento anche due punti vendita di proprietà, uno (nelle foto) nel borgo marinaro di Santo Stefano al Mare, l’altro é a Sanremo. Ora ripartono con una nuova etichetta, Frantoio Ulivi di Liguria, con una grande esperienza e intatta passione: auguri!
A Cipressa per salutare i genitori di Lorenza. Non eravamo mai stati allo storico ristorante in piazza e abbiamo colmato la lacuna. Ambiente un pò vecchiotto, cucina tradizionale senza particolari emozioni, ma indubbiamente di sostanza come anche la cortesia del personale. Noi preferiamo un altro stile, ma i più amano questo, e infatti a Natale c’era la fila, anche perchè è presente su quasi tutte le guide.
Giancarlo Morelli al VIU Hotel
L’albergo è nuovo, di notevole impatto, e la bella ed elegante composizione floreale all’ingresso ben predispone. Ancora meglio, se possiamo dire, l’impatto con il Bulk, lo spazio bistrò, racchiuso tra un american bar straordinario (centinaia i distillati e liquori presenti che occupano un’intera parete) con un barman di grande capacità ed estro, e la cucina completamente a vista che propone piatti più semplici di cucina di territorio. In mezzo ognuno trova il suo angolo: la coppia con il tavolino un pò discosto, il single agli sgabelli fronte bar o cucina, il tavolo comune, e i tavoli bassi per le coppie comode. Uno spazio ben pensato e ottimamente realizzato. Subito dopo è il ristorante gourmet, con il nome dello chef, uno spazio più classico e buio, con i tavoli tondi eleganti (forse un pò troppo vicini), un servizio puntuale al femminile. Dietro ancora è la cucina, ampia e ben disegnata con un largo spazio lasciato al tavolo dello chef. Qui Giancarlo Morelli propone la sua linea, con più varianti: i piatti signature della sua carriera, e la cucina di stagione. Una cucina classica, con solide basi, che non rinuncia a qualche contaminazione e venatura moderna. I piatti migliori? quelli forse più classici come il risotto e il piccione, ma quello forse più interessante per i suoi contrasti è stato l’antipasto di verdure autunnali. Meno convincenti infine i tortelli un pò troppo cotti e l’astice un pò spento dal ricco contesto. Buoni i dessert finali.
Lo chef patron ha un atteggiamento inusualmente modesto rispetto a tanti suoi colleghi, ma indubbiamente capace. Negli anni è cresciuto affinandosi ed ora si esprime con un menù vario, non banale, pieno di ottime idee, passaggi interessanti, presentazioni eleganti. La parte iniziale è sorprendente e precisa, il gusto sempre lasciato come grande protagonista, non c’è una vuota ricerca di effetti speciali, quanto una solida ricerca degli equilibri e dei sapori, il tutto senza andar in giro per il mondo ma cavalcando verdure e scalogno, lumache e anguilla, come dire l’aria di casa. Ma anche il resto della cena è andato bene, manca un pò di gratinatura alle lumache, un pò deboli sono gli spaghetti alle cozze e la crocchetta di topinambur, ma il livello si rialza notevolmente con le due carni e si conclude in equilibrio con buoni dessert (che comunque ammette non siano il suo forte). In conclusione un’ottima cena, ben servita, con un ritmo giusto, i ragazzi di Sala sono giovani ed attenti, coordinati dal restaurant manager Gianni Fruzzetti da molti anni al fianco della proprietà. Massimiliano Poggi è generalmente apprezzato e stimato, pensiamo in tutta sincerità che meriterebbe qualcosa di più. Anche il locale è pulito, senza fronzoli, accogliente con tavoli ben distanziati sia all’interno che nel dehor estivo, con tocchi di design non banali, un suo stile. Comodo il parcheggio proprio di fronte e chambre d’hotes nei piani superiori gestiti però dalla moglie in modo indipendente, in una casa antica che ai tempi era di campagna, oggi ovviamente, inglobata nel tessuto urbano ma con ancora del verde intorno.
Inkiostro con Terry Giacomello
Il locale è tra i più belli che si possano pensare, stile moderno contemporaneo, elegante e preciso nei particolari (la disposizione dei tavoli, la mise en place, l’illuminazione, l’insonorizzazione). La sala si muove con rigore, forse un pò troppo formale, ma è ben preparata e Francesca Poli, la titolare è puntuale e precisa nell’illustrare le pietanze che arrivano. E non è un lavoro facile quest’ultimo, perchè in cucina c’è Terry Giacomello, chef tra i più preparati, eclettici e tecnici che abbiamo in Italia. Conosce forse ogni curiosità, passaggio tecnico, innovazione grazie alle sue sperimentazioni ed esperienze in giro per il mondo, e conosce pure i prodotti dei vari continenti. Qui non ci sono solo alghe, licheni, amaranto e shiso che ormai troviamo quasi ovunque, ma anche le vongole sono norvegesi, e il limone iraniano. Una cucina che è volutamente ben lontana dal km zero e posa lo sguardo oltre l’orizzonte a 360°, e dove ogni piatto è pensato fatto e proposto per stupire, per essere diverso, particolare. E non solo la pietanza in quanto tale, ma anche il piatto inteso come contenitore con una serie di proposte alcune veramente belle ed originali. Il menù degustazione (a 135 euro) comprende ben 14 assaggi e altrettanti (più ridotti) ne arriveranno con gli stuzzichini iniziali e finali. Tenere il conto di tutto quello che arriva sul tavolo non è da poco per chi è seduto al tavolo, ma sicuramente l’impegno maggiore è per chi lo deve preparare. E’ una brigata agguerritissima quella di Terry, che si spreme non poco, ma si esalta e riesce a produrre un lavoro fenomale, anche se a volte ci sembra che a tanta mole di lavoro poi non corrisponda un’altrettanto adeguata soddisfazione per il palato. Ma per il vero gourmet questo comunque resta un paradiso-palestra che arricchisce e che ad ogni piatto comunque ti lascia qualcosa. Dalla lunga serie di assaggi provati ecco secondo noi i più significativi a parte quelli “storici” già provati come la mezzamanica e le tagliatelle di albume: la vongola, il cetriolo di mare e la bella e buona corteccia di nocciola finale, mentre tra quelli sempre belli e preziosi, ma meno convincenti al palato: la medusa, il raviolo di tendine, l’alga e amaranto. Ricordiamo infine i nomi di alcuni dei responsabili dietro e fuori le quinte: in sala Daniele Molinaro con Luca Murgia e Fabio Arlia; in cucina con Terrym Francesco Pavan e Mattia Colacicco.
Nei Castelli Romani c’è solo l’imbarazzo di dove andare a mangiare, però in genere la tipologia dei locali alla fine è molto simile. Questo nuovo (da circa un anno) indirizzo ha attirato il nostro interesse, anche perchè esce un pò fuori dagli schemi ripetitivi del territorio. Una piccola enoteca all’entrata dove la gamma delle bottiglie è notevole e si può anche assaggiare qualcosa, poi dietro si sviluppa la ristorazione in modo curioso: all’esterno su due livelli che affacciano in alto nel verde, al piano terra con una saletta curata. Anche la cucina (che è la primo livello) offre alternative: la carta classica del territorio e la “nostra cucina” dove sono elencati i piatti suggeriti dallo chef, di stile sicuramente più moderno. Ne abbiamo assaggiato qualcuno ed il giudizio è positivo, ricette sensate, a volte un pò ingenue o didascaliche, ognuna con qualche piccola imperfezione, ma senza grandi errori. Il piatto migliore? la spigola con la meringa salata. E ringraziamo la simpatica e giovane coppia per la piacevole accoglienza: continuate così!
