Bello è questo nuovo locale vicino a Santo Spirito: salette accoglienti, tavoli ben illuminati da faretti discreti, un bel banco dove Sabrina, la bar lady, prepara aperitivi e cocktail. In cucina è Entiana Osmenzeza, già conosciuta da Pierangelini e poi al Sesto del Westin di Firenze. Lei è simpatica e brava, e si farà sicuramente valere. Inoltre sta per avere un figlio e quindi sarà ancora più motivata….auguri!!!
Porzioni Cremona
Loggia dei Serviti a Firenze
Bella sorpresa questo Cece e Simo (dai soprannomi dei due titolari), un locale semplice e giocoso (con anche un B&B conveniente e comodo al piano superiore). La sorpresa si chiama Filippo Cammarata, 32 anni, con qualche buona esperienza alle spalle, l’ultima è Niko Romito. La sua cucina è curata, centrata nel gusto, per niente banale. Ama il lievito madre, buona è la focaccia come il pane che ci portiamo via in una bella confezione, ma è la zuppa di cavolfiore che merita da sola quasi il viaggio, completata poi da un buon risotto mantecato con cipollotto e contrastato dalla polvere di cipollotto e da una riduzione di melassa. Buono anche il secondo, un filetto in crosta di limone bruciato e cavolo nero con verza croccante e cavolfiore. Peccato che non siano venute le foto del risotto e della carne, ragione di più per ritornare in questo simpatico e promettente locale indicatoci da Angelo Agnelli, che ci ha anche accompagnato.
Osteria Fernanda cambia strada
Cambiano strada due volte Andrea e Davide, titolari di Osteria Fernanda, in senso letterale spostandosi di duecento metri in questo ampio locale fin troppo trasparente agli occhi esterni e in senso di indirizzo stilistico di cucina aumentando lo spessore tecnico delle ricette, e di conseguenza le aspettative della clientela. Lui, Davide Del Duca, è un personaggio, il vero “Revenant” degli chef italiani, un Lo Caprio bruno che nell’incontro occasionale con un orso avrebbe probabilmente la meglio. Grande e grosso, ma poi in cucina dimostra una sensibilità, precisione e delicatezza che non ti aspetti. Ci propina quasi l’intero menù che ne testimonia la voglia di emergere, l’amore per il rischio, la cultura eclettica, l’ansia di apparire e di colpire l’immaginazione del cliente. Non c’è un piatto che non sia studiato nei suoi (almeno) dieci ingredienti, ma il tutto sembra venir fuori con spontaneità e apparente candore genuino. Il risultato di prima impressione è più che appagante, poi in chiave di fine lettura escono fuori tanti piccoli difetti, imprecisioni, approssimazioni, dovute in larga parte al “troppo” che spesso è difficile gestire. Le cose migliori? l’insalata di romolaccio, gli spaghetti alla melanzana bruciata, le due carni. Meno convincenti la seppia e gli altri primi.
Al posto di Gaetano Costa è arrivata questa misticanza, più leggera, piacevole e green del locale precedente. Alla guida le sorelle Chiara e Giulia Settimi, in cucina da poco è arrivato Ermanno Nicolella, con alle spalle belle esperienze in giro, tanto mare (quello buono di Ischia). La carta propone un pò tutto, dalle insalate al pesce e alla carne, dalla prima colazione al mattino, ai piatti romani del pranzo veloce. Poi la sera si vuole tentare anche una linea più gourmet. Magari ci sta pure, ma forse bisognerebbe prima mettere ordine alle proposte.
Conoscevamo i due chef, ma non il locale. E devo dire che il Contraste passa inosservato solo a chi passeggia in via Meda, poi quando si entra è un altro mondo: un bel giardino, un’entrata con una scultura ad effetto e un piacevole salotto di casa signorile dove signorilmente si viene accolti. Un bel locale con una cucina altrettanto intrigante, nell’occasione rinforzata a 4 mani dalla presenza di Josean Alija, amico di Matias Perdomo. Tra i due è un contraste bello da vedere e da seguire, una serie di assaggi senza cadute che spaziano con mano precisa in tutte le direzioni. E’ un bel godere, poi certo qualcuno ci convince di più (l’ostrica, l’acciuga, il rognone). Alcuni sono bellissimi ma un pò troppo mandorlati: gli spinaci, i carciofi, il pilpil; ma nel complesso questo viaggio da Milano a Bilbao è una bella sequenza tutta da vivere. Cucina anche a 4 piedi (era così presentata) ed in effetti la brigata di sala ha un bel da fare nel sostituire posate bicchieri e vini nel corso delle 14 portate del menù, una corsa che merita l’applauso, mentre l’unica cosa che ci ha lasciato un pò perplessi è la sequenza degli abbinamenti dei vini, a parte la sicurezza del Ruinart iniziale.
Marchesi Antinori per la prima volta mette il suo nome in etichetta per un vino fuori della Toscana e lo fa con questo bel Franciacorta (tenuta Montenisa) con lunga permanenza sui lieviti. Una bella bottiglia assaggiata in un bel posto: lo Spazio di Niko Romito a Milano, con prestigiosa vista sul Duomo e in cucina la brava Gaia che dà un tocco elegante alle semplici ma correttissime proposte del menù. Un servizio altrettanto giovane ti accompagna ovunque con sorrisi non di maniera.
Visti ieri a Identità Golose
Ormai i pizzaioli sono delle star, e forse anche per questo chiedono a gran voce le stelle che ancora gli mancano all’appello, quelle della Michelin. Chi sarà il primo ad ottenerle? la sfida è aperta e in prima linea troviamo Simone Padoan, Franco Pepe, Enzo Coccia, Massimo Giovannini, Renato Bosco, Gino Sorbillo. Questa la chiusura della giornata di ieri. Ma prima tanti incontri interessanti.
Invito in una storica trattoria del Ghetto specializzata in carciofi, ma linvito èdi un’azienda vinivola (Tavignano a Cingoli nelle Marche) e ovviamente i carciofi danno qualche problema di abbinamento. Il menù è così un pò meno romano, ma i vini si fanno apprezzare. Prima un giocoso vino frizzante (base verdicchio) e poi tre annate di riserva verdicchio Misco che lasciano indubbiamente il segno.
Nuovo ed ampio locale in quell’antica zona di Roma che dai Fori risale verso il Viminale, la Suburra, oggi un quartiere molto vivo, sia per la frequentazione dei turisti che dei romani. I locali si moltiplicano e questo nuovo cavalca la tendenza più diffusa: dal primo mattino a sera tardi cambia la proposta secondo le ore. Gli spazi sono gradevoli, in cucina la consulenza di Dario Tornatore è tranquillizzante, le proposte quindi equilibrate. Buoni i prodotti, in genere di DOL e quindi di origine laziale. Curiosità: c’è il forno ma non la pizza, infatti viene utilizzato solo per alcune cotture particolari.
