Una sala accogliente, molto calda anche quando il caminetto è spento e a ricevere una simpatica coppia: Gigi Prevedini e Tiziana Oliva. Pian piano hanno costruito ampliato ed abbellito il piccolo borgo, che ha anche camere orto e piscina, e ricevono con grande cortesia i clienti che sempre più numerosi arrivano. In cucina è il giovane Giancarlo Borgo, che diligentemente interpreta il territorio: meglio i vari antipasti dei ravioli, molto curati anche i dettagli (il pane, le sfiziosità, la pasticceria).
Ristorazione&Ospitalità
Bella sorpresa scoprire in questo anonimo alberghetto alla periferia di Chieri nella zona industriale un signor ristorante. Non guardate la struttura, ignorate l’ampia e quadrata sala che vi accoglie, voltate le spalle al bancone del bar anni sessanta, riaprite gli occhi quando arriveranno i piatti, anzi anche prima quando Luca (o il papà Andrea) vi faranno consultare la temporary wine list. Sì perchè qui si azzarda anche sul vino dando ospitalità a rotazione a piccoli e sconosciuti produttori di vino. In cucina è il giovane Christian Mandura 25 anni con accanto Sergio Scovazzo appena 22, cresciuto nel vicino Frà Fiusch di Revigliasco, poi al Noma e al Cambio. Insomma esperienze intense e la conferma arriva subito al tavolo: una cucina giocata ogni volta su due o tre ingredienti, che cerca soluzioni diverse, che si fa subito notare per la freschezza e giusta misura (salvo qualche nota di sale di troppo). Il conveniente menù degustazione offre un’intera carrellata di piccoli quadri d’autore che ci lasciano a volte sorpresi e comunque contenti con due sole cadute: la trippa un pò banale, il filetto troppo marinato. Insomma questi ragazzi non sono solo da segnalare, ma da seguire.
Al Mandarin lo spazio della ristorazione è un tutt’uno, suddiviso in varie aree: il bar, un paio di salette collegate e il ristorante gourmet Seta isolato, ma sempre a vista. Una soluzione curiosa, ma che ha il merito di essere compatta e funzionale. Dentro una serie di tavoli che rompono la monotonia grazie agli splendidi segnaposto di Fornasetti e alle due rientranze che godono di un sedile ad alto ed avvolgente schienale. Il servizio dopo un avvio un pò lento, è andato via veloce, preciso, ben spiegato al tavolo. La cucina è quella di Antonio Guida, chef ormai collaudato nel lusso degli alberghi anche se dal Pellicano al Mandarin il salto è notevole per la continuità del lavoro, per i tempi più stretti, per le tante funzioni (dal room service al bar) che la brigata deve supportare lungo l’arco della giornata. Ma la brigata è sempre quella, fedele, che segue Antonio da tanti anni e qui le cucine sono un vero spettacolo di organizzazione e suddivisione di compiti e spazi. Superata la fase iniziale di rodaggio ormai la cucina si è ambientata e il menù si esprime in modo rispondente con una serie ampia di proposte. Ce ne sono arrivate tante al tavolo per confermare l’abilità e classe di questo chef elegante e bravo che tra l’altro è anche rimasto modesto e con i piedi a terra. Cucina che non ha cambiato stile, che ci riporta il classicismo francese, che ha in sè una certa tendenza all’opulenza e alla succulenza dolce, che ci affascina, ma che ameremmo ancora di più se riuscisse lungo il percorso a mantenere più snellezza ed agilità. Il celebrato risotto è un classico di Guida, ma ci hanno colpito molto di più gli spaghetti, di monumentale carica gustativa, in sottotono invece il cavolfiore ai frutti di mare e una coda di rospo un pò spugnosa. Buona al solito la chiusura dei dessert e l’attenzione ai tanti dettagli di apertura e fine della cena.
Ormai c’è solo l’imbarazzo della scelta, ai tanti aperti o rinnovati da poco, pensiamo ad Armani, Gallia ecc.. ecco si aggiunge un altro grande albergo, questo bellissimo Mandarin Oriental ultimo nato e primo in Italia della prestigiosa catena di lusso. Una catena che tiene in alto conto la ristorazione, e infatti dopo parleremo del Seta, e che cerca di offrire confort di alto standard in ogni sua attività. Nulla da dire, ci pare bellissimo, anche se con alcuni spunti di arredo similari ai vicini Bulgari e Park Hyatt (per altro anche loro di gran lusso), la cosa che ci ha più colpito è il bar che lavora praticamente 24 ore e che dal mattino alla sera ci sembra che interpreti al meglio la sua funzionalità con soluzioni di grande piacevolezza.
Della Villa, splendida, abbiamo detto, la cucina pure si fa valere. Merito di Giorgio Servetto, chef di lungo e chiaro corso, che proprio qui ad Alassio, alla Locanda dell’Asino, aveva bene impressionato e ora lo ritroviamo in questa magnifica struttura dove si potrà esprimere al meglio. E’ da poco arrivato e quindi dobbiamo dargli il tempo di crescere, ma già siamo su buoni livelli. Con la sua snella brigata, Maurizio sous chef e Davide pasticciere, propone vari menù, una serie di proposte ambiziose ed originali che non solo convincono ma sono anche molto convenienti (menù a 50 e 70 euro, e stiamo parlando di una struttura a cinque stelle). Deve ancora contestualizzare il menù con l’incredibile location di cui dispone, ma i piatti scorrono veloci, piacevoli ed eleganti anche se esprimiamo le nostre preferenze: meglio il torcione del salmone affumicato, meglio il cremoso di carciofo dell’uovo pochè, meglio i tortelli degli spaghettoni, migliorabili i dessert, ma nel complesso cena di ottimo livello, assistita da un buon servizio e ad un prezzo da segnalare per la sostanza e per il contesto.
Una villa di grande storia, ci riporta all’ottocento, alle prime vacanze dei gentiluomini inglesi nel Mediterraneo. Qui arrivarono due famiglie scozzesi, quelle di George Henderson Gibb e del generale William Montagu Scott McMurdo che costruirono le prime due ville in stile eclettico, un pò come facevano a quel tempo i nobili inglesi nell’India. La proprietà arrivo agli Hanbury, quelli dei giardini de La Mortola di Ventimiglia, nel novecento che svilupparono enormemente il parco intorno arricchendolo di una grande varietà di piante. Nel dopoguerra la proprietà ha vissuto una lenta decadenza fino all’arrivo della famiglia Ricci che dopo aver investito con grande attenzione al recupero del parco e delle varie strutture abitative ha ora riaperto al pubblico un piccolo resort che ha pochi rivali in quanto eleganza, confort e spazi a disposizione dell’ospite.
Da tanti anni esiste e con ottima reputazione e non ci eravamo mai stati. Abbiamo così colmato la lacuna per goderci le pizze “evergreen” di Edoardo Papa al quale va dato il merito di aver contribuito ad alzare il livello e la percezione della pizza gourmet a Roma. Pizze che hanno la base in comune, stese sottili (ma non a velo, meno male!), ben cotte ma servite tutte tiepide (e a volte non capiamo il perchè). Tutte hanno in comune l’attenzione alla materia prima che è in effetti di ottima qualità. La migliore ci è sembrata la margherita al rum, la meno convincente quella al tonno un pò stravolta dai troppi capperi, ma con un livello medio indiscutibilmente alto in tutta la sequenza. Prezzi non lievi che meriterebbero un ambiente rinnovato: le pizze magari sono evergreen, i locali no.
Monteverde è un quartiere con molte botteghe golose. Questa è posizionata proprio di fronte al mercato De Calvi e si distingue per l’alta qualità del pane. Di vari tipi, con varie farine da mulini selezionati, fatto nei modi giusti. Ed accanto anche pizze allungate e spesso preparate all’atto del vostro ordine secondo i gusti.
Bella e ampia questa piacevole osteria che gode all’esterno di un bel prato ombreggiato da alberi secolari e dentro di un largo ambiente che ben si presta per piccoli eventi. Come questo al quale partecipiamo: un pranzo a 4 mani di due giovani chef: Marco Baglieri del Crocefisso di Noto, e Giulia Carpino chef residente. Lei è giovanissima, rientrata sull’isola dopo lunga esperienza formativa con Gianfranco Vissani, la vedremo presto ad Emergente di fine giugno a Roma. Si alternano i piatti con i buoni vini dell’azienda tra i quali merita una citazione particolare l’ottima malvasia di Salina ben presentata da Emanuele Fioretti.
Piccolo, ma bello, il wine resort di Barone di Villagrande, un’azienda storica del vino oggi ben gestita da Marco Nicolosi. Vigne ad anfiteatro a mezza costa con l’Etna alle spalle e il mare in lontananza. Una posizione bellissima che ha suggerito alla proprietà di aprire all’ospitalità le 4 camere. A fianco la storica cantina dove suggeriamo di assaggiare almeno gli ottimi vini bianchi. E accanto è anche l’Osteria, della quale parliamo a parte.
